IL TEMPO IN MONTAGNA
Non è necessario che gli alpinisti ed escursionisti siano anche esperti meteorologi, ma certamente risulta utile conoscere i principali meccanismi che regolano il tempo atmosferico, così da essere in grado di effettuare previsioni a breve scadenza mediante l'uso di strumenti come barometri, termometri ecc. ecc. e degli elementi naturali come nubi, aspetto del cielo, vento ecc.
La pressione atmosferica e i venti
Al pari di ogni altro corpo, anche l'atmosfera esercita una pressione. Essa diminuisce con l'aumentare della temperatura, dell'umidità e dell'altitudine. Per quanto riguarda l'altitudine, la pressione diminuisce di 10mm al cm quadro ogni 100m fino a 1000m, di 8mm fra i 1000 e i 2000 metri e di 7 tra i 2000 e i 3000. Si possono così individuare delle aree nelle quali la pressione è maggiore rispetto a quelle vicine (aree di alta pressione o anticicloniche) e aree dove, al contrario, la pressione risulta inferiore (aree di bassa pressione o cicloniche)
Nell'area anticiclonica, l'aria più fredda tende ad abbassarsi, in quella ciclonica l'aria più calda e leggera tende ad innalzarsi raffreddandosi e condensandosi in formazioni nuvolose con possibilità di precipitazioni. La zona di bassa pressione si comporta come un aspiratore e risucchia l'aria dalla zona di alta pressione che invece la respinge. Questo meccanismo da origine agli spostamenti d'aria chiamati venti.

Esistono venti costanti, come quelli occidentali che trasportano sull'Europa le masse d'aria umida dell'oceano e causano le perturbazioni atlantiche, venti periodici con cambiamenti stagionali come i monsoni e venti locali.
Brezza di monte e di valle con orari regolari
stabile
Intensificazione del vento di sera e di notte
peggioramento
Aumento della velocità con la quota
peggioramento
Diminuzione della velocità in quota
miglioramento
Vento da ovest o da sud
peggioramento
Vento da nord o da nord est soprattutto sottovento a una catena montuosa
miglioramento
Nubi che si spostano in direzioni opposte
peggioramento
I venti che si sviluppano ciclicamente nell'arco delle 24 ore sono noti come venti a evoluzione diurna; un tipico esempio di fenomeno atmosferico locale a evoluzione diurna sono le brezze di monte e di valle. Sotto l'azione dei primi raggi di sole, nelle ore della mattinata, il pendio più esposto si riscalda e raggiunge temperature più elevate del fondovalle. Lo stesso avviene per l'aria sovrastante, anche in relazione al tipo di vegetazione e di terreno che si succede dal fondovalle verso le quote più alte. Riscaldandosi, l'aria diventa più leggera e si innalza dando luogo ad una corrente ascendente che richiama l'aria del fondovalle (brezza di valle).
Dopo il tramonto del sole i fianchi della montagna si raffreddano rapidamente, mentre il fondovalle, che grazie alla sua maggiore capacità termica ha dissipato poco calore, si mantiene ad una temperatura più elevata. Il meccanismo quindi si inverte e la vallata viene percorsa da una brezza di monte.
Fohen, invece, è il nome che in Svizzera e Tirolo viene dato al caratteristico vento locale che sale e ricade lungo i fianchi opposti di una montagna quando si verifica uno squilibrio di pressione. Se l'innalzamento dovuto alla catena montuosa è tale da comportare un marcato raffreddamento dell'aria, questa si condenserà in nubi di tipo cumuliforme. Superata la catena, l'aria si riversa in basso sottovento, si riscalda per compressione e diventa più secca. I due fenomeni prendono rispettivamente il nome di Stau (lato sopravento) e di Fohen (lato sottovento).
Quando l'aria fredda proveniente da nord investe la catena alpina, sul suo versante settentrionale avremo tempo nuvoloso e perturbato con pioggia (stau), su quello meridionale cielo sereno, aria secca e buona visibilità (fohen). Se invece l'aria giunge da sud si verifica il fenomeno contrario (piogge sul versante meridionale sottovento e bel tempi in quello settentrionale sopravento). In Svizzera e in Tirolo queste condizioni provocano la fioritura anticipata dagli alberi da frutto e in alta montagna lo scioglimento della neve con pericolo di valanghe.
La temperatura
Tutti abbiamo sperimentato che salendo di quota in montagna l'aria si raffredda. Questo significa che il riscaldamento dell'atmosfera non dipende solo dal sole, ma da altri fattori geografici. Il 42% delle radiazioni viene riflesso dagli strati atmosferici e dalle nuvole, il 15% viene assorbito dagli strati bassi e li riscalda e l'altro 43% raggiunge la superficie terrestre. I continenti e le acque assorbono il calore e lo irradiano nell'aria sovrastante sotto forma di raggi infrarossi non visibili ad occhio nudo. L'atmosfera non viene quindi riscaldata tanto dai raggi del sole, quanto dal calore riflesso della Terra. Ne consegue che più ci allontaniamo da essa, più l'atmosfera si raffredda. In teoria la diminuzione è di circa 1 grado ogni 100m fino a 1000m di altezza dal suolo, di 0,5 ogni 100 metri tra i 1000 e i 2500m. In pratica invece i fattori geografici locali condizionano la temperatura in prossimità del suolo per cui la diminuzione risulta molto variabile. Può anche capitare che ad un aumento dell'altitudine corrisponda un incremento della temperatura. Si tratta del fenomeno di inversione termica dovuto al fatto che nelle notti serene, soprattutto invernali, il suolo e gli stradi d'aria al suo diretto contatto, si raffreddano per irraggiamento in modo più marcato degli strati d'aria superiori. Il fenomeno è tipico delle vallate alpine nelle quali in simili casi si possono verificare formazioni nebbiose mentre in quota splende il sole.
Anche il vento influisce sulla temperatura dell'aria che si riduce di circa un grado ogni 3 chilometri di velocità
L'umidità dell'aria e le nubi
Oltre alla pressione e alla temperatura, il terzo fattore da tener presente nelle previsioni del tempo è quello dell'umidità dell'aria. Quando una massa d'aria subisce un raffreddamento, la percentuale di vapore acqueo che può contenere si abbassa. Se ad esempio l'umidità era in partenza al 50%, col diminuire della temperatura aumenta al 60%, all'80% e se il fenomeno continua, raggiunge il 100%. Ora l'aria è satura e l'eccesso di vapore acqueo si condensa in goccioline dando luogo a formazioni di nebbie e di nubi.
Anche l'osservazione delle nubi, della loro colorazione, della loro forma, della loro direzione, del loro spostamento è un elemento da tenere presente nelle previsioni del tempo. In una prima classificazione, possiamo distinguere le nubi in verticali o stratiformi.
Le nubi verticali (o cumuli) sono di carattere locale e si formano in prevalenza sui fianchi e sulle cime delle montagne. Ciò avviene a causa delle forti correnti ascensionali che spingono l'aria sui fianchi delle montagne dove progressivamente si raffredda e si condensa dando origine ad una nuvola cumuliforme. I cumuli presentano una variazione diurna: si formano alla mattina, assumono nel pomeriggio uno sviluppo verticale (la classica forma a torre o cavolfiore), si dissolvono alla sera. Durante la fase pomeridiana la loro sommità composta da cristalli di ghiaccio può allargarsi, mentre la base perde il suo aspetto compatto. E' la forma ad incudine del cumulonembo che, soprattutto in estate, precede un temporale con lampi, tuoni, forti raffiche di vento, rovesci di pioggia e talvolta grandine.
Le nubi stratiformi sono gli strati e i cirri che si possono a loro volta dividere in nubi basse (strati, nembostrati e altostrati), in nubi medie (altocumuli e altostrati) e in nubi alte (cirrocumuli, cirrostrati e cirri). Le nubi stratiformi interessano vaste zone perchè sono collegate alle grandi perturbazioni di provenienza atlantica.

Le nubi basse, soprattutto gli strati e gli stratocumuli, si formano ad una quota variabile fra i 1000 e i 2500 metri e in genere non danno origine a precipitazioni. Forniscono invece uno dei suggestivi spettacoli, il famoso mare di nubi visibile da chi ha la fortuna, durante una escursione o un'ascensione, di portarsi sui fianchi o sulla cima di una montagna ad una quota più elevata delle nubi stesse.
Le nubi medie si formano tra i 2000 e i 6000 metri. Tipici sono gli altocumuli a fiocchi (cielo a pecorelle) che dopo un periodo di bel tempo preannunciano di solito l'avvicinarsi di un fronte caldo di una perturbazione e quindi degli altostrati con la loro distesa grigi che progressivamente copre tutto il cielo o una sua parte.Oltre i 6000 metri abbiamo le varie formazioni di cirri (nubi alte). A forma di piuma o di sottili veli non offrono preoccupazioni, ma se assumono l'aspetto di uncino costituiscono il primo segnale di un rapido peggioramento.
Denominazione
Sigla
Altezza in Km
Costituzione
Aspetto e altre caratteristiche
NUBI ALTE
Cirri
Ci
8 - 12
Cristalli di ghiaccio
Piccole masse, di colore bianco o rosa, isolate, con aspetto filamentoso, a contorni fioccosi, di piccolissimo spessore, spesso circondate da aloni
Cirrostrati
Cs
6 - 12
Cristalli di ghiaccio
Di colore bianco, lattiginoso, si dispongono in estese velature fibrose, semitrasparenti, screziate; fenomeni caratteristici. gli aloni solari e lunari
Cirrocumuli
Cc
5 - 11
Cristalli di ghiaccio
Piccoli ammassi globulari, bianchi, disposti a gruppi o file; in ampie estensioni formano il cielo a pecorelle
NUBI MEDIE
Altocumuli
Ac
3 - 6
gocce d'acqua
Ammassi globulari più grandi dei cirrocumuli, biancastri o grigiastri, fortemente ombreggiati, disposti a gruppi, o in file, spesso con l'aspetto di lastre ritagliate in pezzi
Altostrati
As
3 - 6
gocce d'acqua
Veli striati ad andamento orizzontale di uniforme spessore (circa 300 m), di color grigio-bluastro, traslucidi, coprono spesso gran parte del cielo; fenomeni caratteristici: corone solari e lunari
NUBI BASSE
Strato-cumuli
Sc
Minore di 2
gocce d'acqua
Costituite da grossi ammassi scuri, rotondeggianti, riunite spesso a formare altri banchi ad andamento orizzontale; frequenti d'inverno
Strati
St
0,5 - 1
gocce d'acqua
Banchi uniformi, orizzontali di uniforme spessore (circa 300 m) simili a nebbia alta, a contorni piuttosto sfumati, di solare grigiastro (cielo grigio)
Nembo-strati
Ns
0,5 - 1
gocce d'acqua
Masse dense, informi, frastagliate ai contorni, molto estese orizzontalmente, di colore oscuro uniforme, danno pioggia o neve
NUBI A SVILUPPO VERTICALE
Cumuli
Cu
1,5
in prevalenza gocce d'acqua; anceh cristalli di ghiaccio
Si estendono in alto a cupola, spesso con protuberanze "a cavolfiore" con contorni netti finchè dura l'ascesa; di colore bianco brillante nelle parti illuminate, grigio scuro in quelle in ombra; si generano in conseguenza del riscaldamento diurno degli strati bassi dell'atmosfera e come tali sono frequenti nelle ore meridiane dei mesi caldi
Cumuli-nembi
Cb
1,5
in prevalenza gocce d'acqua; anceh cristalli di ghiaccio
Di grande spessore (da 1440 m sino a oltre 7000 m), sono tipiche nubi temporalesche; bianche agli orli e nelle parti illuminate, scure nelle parti in ombra; cupe nella zona inferiore; a base frastagliata, terminano spesso in alto a forma di incudine
L'umidità dell'aria e le nubi
Per capire il concetto di perturbazione atmosferica bisogna partire da quello delle grandi masse d'aria, calde o fredde, estese per qualche migliaio di chilometri che si formano sugli oceani o sulle grandi pianure continentali.
Quando due masse d'aria di differente temperatura e umidità, spinte dai venti, si allontanano dalla loro zona di origine e si incontrano, danno luogo a movimenti vorticosi ascendenti con sistemi nuvolosi e precipitazioni (perturbazioni).
Le due masse d'aria che si incontrano non si uniscono, ma rimangono separate da una zona di confine o fronte, profonda circa un chilometro e ampia dai 40 ai 50 chilometri che assume una posizione inclinata poichè l'aria fredda (fronte freddo) penetra come un cuneo sotto l'aria calda che si innalza (fronte caldo).
Le principali zone frontali sono situate sugli oceani, ma si spostano a seconda delle stagioni. Il fronte che ci interessa più da vicino è il fronte polare che causa la perturbazione cui è soggetta l'Europa e si stabilisce fra l'anticiclone delle Azzorre e la depressione di Terranova e di Islanda. Quì infatti la massa d'aria fredda polare proveniente da nord-ovest si scontra con l'aria tropicale marittima proveniente da sud-ovest. L'aria fredda si incunea sotto quella calda innalzandola, mentre la rotazione terrestre fa assumere all'insieme un movimento vorticoso in senso orario.
Si forma così un fronte caldo seguito da un fronte freddo, trasportati da ovest a est dai venti occidentali.
Il passaggio del fronte caldo e del fronte freddo è accompagnato da formazioni nuvolose caratteristiche che preannunciano e provocano le precipitazioni.
Previsioni del tempo in base alle nuvole
TIPO DI NUBE
TEMPO PREVISTO
Cirri ad uncino seguiti da un velo di cirrostrati
peggioramento
Alto cumuli quando conferiscono al cielo l'aspetto di "cielo a pecorelle" in rapido movimento da sud-ovest
peggioramento
Cumuli in evoluzione diurna
tempo stabile
Cumuli che non scompaiono in serata, ma che si trasformano in stratocumuli generalmente dal settore ovest
peggioramento
Cumuli isolati e piccoli
tempo stabile
Cumuli a forte sviluppo verticale e base scura. Quando la sommità perde la sua forma a cavolfiore per passare a contorni meno nitidi e più sfilacciati, per aprirsi poi a forma di incudine
peggioramento
Cappe di nuvole sulle vette a bassa quota e corona di nuvole attorno alle cime più alte
peggioramento
Nubi che si sollevano e assumono un aspetto frastagliato
miglioramento
Se le strisce di condensazione provocate dagli aviogetti si dissolvono
bel tempo stabile
Se le strisce di condensazione provocate dagli aviogetti rimangono persistenti
peggioramento
Nubi a forma di lente indicano la presenza di una forte corrente in quota con effetto favonico
stau a nord
foehn a sud
Nebbia in fondo valle
bel tempo
Previsioni del tempo in base alla visibilità
VISIBILITA'
TEMPO PREVISTO
Aumento della visibilità in montagna
tempo stabile
Diminuzione della visibilità
peggioramento
Foschia che ristagna nel fondovalle
bel tempo
Dissoluzione della nebbia in pianura fuori dagli orari abitudinari
peggioramento
L'uso dell'altimetro
L'altimetro non è altro che un barometro riportante su di un quadrante sia la scala barometrica si quella altimetrica. L'altimetro fornisce quindi due valori: l'altitudine sul livello del mare e la pressione atmosferica. Sappiamo però che la pressione varia con l'umidità e la temperatura per cui l'altimetro rimane condizionato dalla situazione atmosferica.
Se ad esempio il tempo atmosferico è perturbato, la pressione relativa a quella determinata all'altezza è inferiore a quella assoluta (bassa pressione) col risultato che la lancetta dell'altimetro segna un valore più alto.
Se al contrario il tempo è bello, la pressione è superiore a quella assoluta (pressione alta), per cui la lancetta dell'altimetro segnerà un valore più basso.
A titolo informativo, si può dire che una veloce variazione di pressione causata dall'instabilità del tempo raggiunge a 3000m il valore di circa 5 millimetri corrispondenti ad una differenza di quota di 28 metri.
I valori massimi della variazione di pressione in occasione di grandi perturbazioni arrivano al massimo a qualche decina di millimetri.
Proprio per ovviare a questo inconveniente, l'altimetro è predisposto per la taratura. Ogni volta che ci troviamo in un luogo di cui si conosciamo la quota, è bene effettuare la lettura e l'eventuale taratura. Questa operazione è da ripetere più volte durante un escursione o una ascensione quando se ne presenta l'occasione.
Da quanto si è detto si capisce come l'altimetro funzioni anche da stazione meteorologica fissa.
Giunti alla sera in un rifugio lo tariamo. Se al mattino seguente la quota indicata è inferiore vuol dire che la pressione è aumentata e che quindi il tempo tende al bello. Se al contrario la quota è superiore, vuol dire che la pressione è diminuita e che il tempo tende al brutto. Se è rimasta invariata, vuol dire che la pressione è rimasta costante e il tempo stabile.
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