LA MONTAGNA IN INVERNO
Il periodo migliore per compiere escursioni e ascensioni in alta montagna è quello estivo, quando i sentieri sono percorribili con facilità essendosi ormai sciolta la neve anche nei settori più elevati e le vie di roccia e ghiaccio si presentano nelle loro condizioni migliori.
Alle quote più basse, sotto i 1000 metri, la montagna può essere però frequentata anche in primavera e in autunno, effettuando gite tra boschi dall'eccezionale cromatismo o affrontando la scalata di strutture rocciose prealpine o appenniniche.
Ma anche nel cuore dell'inverno, sotto la coltre di neve, la montagna offre la possibiltà di essere avvicinata e conosciuta forse nella sua dimensione più magica e suggestiva. Occorrono naturalmente una attrezzatura e una tecnica adeguate per essere in grado di muoversi con agilità e sicurezza su ogni tipo di terreno.
Tre sono le specialità sportive invernali, di difficoltà progressive poichè si svolgono in ambienti man mano più elevati e accidentati: la marcia con le racchette da neve, lo sci di fondo e lo sci alpinismo.
Le racchette da neve
La leggenda narra che il gallo cedrone in uno slancio di generosità, insegno ad un indiano hurone come fare l'intelaiatura delle racchette da neve e a sua moglie mostrò come intrecciarvi dentro le strisce di pelle cruda. Gli huroni ringraziarono il gallo e tornarono a casa senza più sprofondare nella neve, mentre il gallo morì per aver parlato troppo.
Gli antropologi pensano che le racchette da neve siano il più antico mezzo di locomozione inventato dall'uomo cacciatore e nomade: adottate in origine dai paleosiberiani, furono introdotte in epoca preistorica in America settentrionale, dove, perfezionate dagli Algonchini, si diffusero fino alla California.
Poco utilizzate sulle alpi forse perchè ritenute non adatte alla natura troppo accidentata del terreno, da qualche anno a questa parte le racchette sono diventate di moda e in più località sono loro dedicate escursioni e manifestazioni agonistiche specifiche.
Le racchette hanno il vantaggio di consentire una marcia regolare e poco faticosa su superfici innevate pianeggianti o di moderata pendenza, di avere un prezzo contenuto e di non richiedere una particolare tecnica. E' sufficiente un minimo di esercizio e di esperienza per adattarsi alla conformità del terreno. Bisogna camminare a passi regolari, tenendo leggermente le gambe più larghe del normale e curando di appoggiare sulla neve le racchette sempre di piatto. Grazie alla tecnologia, oggi molte racchette da neve sono anche dotate di piccoli ramponcini che permettono così di affrontare pendii anche piuttosto ripidi e ghiacciati in assoluta sicurezza.
L'uso delle racchette è combinato a quello dei bastoncini che durante la marcia aiutano a mantenere l'equilibrio.
Non devono infine essere trascurate le scarpe, il più possibile impermeabili (ottimi i modelli con lo scafo di plastica) sulle quali si calzeranno delle ghette alte fino al ginocchio.
Lo sci di fondo
Se le racchette da neve si rifanno all'economia degli indiani canadesi che cacciavano caribù con arco e frecce, gli sci sono propri degli allevatori Lapponi e dei Samoiedi che per seguire le mandrie di renne in migrazione svilupparono un attrezzo specializzato più nella velocità che nell'appostamento.
Gli sci divennero una componente fondamentale della cultura delle popolazioni nordiche, un attrezzo indispensabile per muoversi sulle superfici pianeggianti dei laghi ghiacciati o sulle modeste ondulazioni collinose della Scandinavia.
Sulle alpi lo sci venne introdotto in forma pionieristica agli inizi del 1900, ma si affermò solo con la guerra del 1915-18. Allora esisteva una sola specialità che si praticava con sci lunghi, un unico bastone e attacchi che lasciavano libero il tallone, ma negli anni 20 l'invenzione dell'attacco fisso portò alla separazione fra le discipline nordiche (fondo e salto) e quelle alpine (slalom e discesa).
Lo sci di fondo passò così progressivamente in secondo piano rispetto a quello alpino che poteva contare su terreni più favorevoli e su infrastrutture di risalita (sciovie, seggiovie, ecc)
Da un bel po' di anni, però, lo sci di fondo è ritornato in auge e vanta un sempre più crescente numero di appassionati.
La relativa economicità dell'attrezzatura e dell'equipaggiamento, la sicurezza, la possibilità di praticarlo ad ogni età, lo rendono infatti una valida alternativa allo sci di discesa condizionato ormai dagli alti costi e dalla saturazione degli impianti di risalita e delle piste.
Due sono le specialità dello sci di fondo:
lo sci di pista che avviene sui binari battuti ormai meccanicamente creando una sorta di pista da percorrere con diverse pendenze, difficoltà e tracciati
lo sci escursionismo che si svolge invece su terreno innevato privo di binari, dove è lo sciatore a tracciare personalmente la propria piste seguendo il tracciato di strade, risalendo facili pendii verso un alpeggio, un rifugio e, in alcune zone dalla morfologia favorevole, anche verso la cima di una montagna.
Per praticare entrambe le specialità è consigliabile affidarsi ad una scuola specializzata che garantisca l'apprendimento delle giusta tecnica, così da ottenere il massimo rendimento col minimo sforzo.
Lo sci alpinismo
Come suggerisce il nome, lo sci alpinismo è l'accoppiamento dei due principali sport della montagna: lo sci e l'alpinismo. Costituisce l'attività sportiva più completa e di maggiore soddisfazione che si possa praticare in montagna d'inverno.
L'obbiettivo che si prefigge lo sciatore alpinista è quello di raggiungere un colle o una vetta servendosi degli sci fin quando il terreno lo consente, per poi passare alle tecniche proprie dell'arrampicata in roccia o in ghiaccio. Alla soddisfazione della scalata fa poi seguito nel ritorno la gioia di una discesa in sci sulla neve fresca.
La filosofia di base è la stessa dello sci escursionismo, ma l'ambiente più severo dell'alta quota e il terreno più impervio richiedono un'ottima conoscenza della montagna invernale (condizioni di neve, del tempo, ecc.) il possesso di una attrezzatura adeguata (sci, piccozza, ramponi, pelli di foca ecc), una buona tecnica di discesa in fuori pista e di progressione su roccia e su ghiaccio (questo solo per le salite che lo prevedono), uno specifico allenamento in considerazione della fatica richiesta nel superamento di forti dislivelli.
I mesi migliori per praticare lo sci alpinismo, con la possibilità di compiere anche traversate o alte vie di più giorni con pernottamenti in bivacchi e in rifugi, sono quelli primaverili quando la neve trasformata si presenta nelle migliori condizioni.
Le valanghe
Dopo i crepacci, le valanghe costituiscono il maggior pericolo per l'escursionista o sciatore che frequenta la montagna d'inverno. L'eventualità di essere travolti da una valanga si riduce con un attento studio dell'itinerario di salita e di discesa che deve essere il più sicuro possibile anche in assenza di un pericolo evidente.
Nel caso si fosse sepolti da una valanga, le probabilità di sopravvivere sono strettamente legate alla velocità di ritrovamento.
Per una persona sepolta sotto un metro di neve, infatti, sono dell'80% al momento dell'incidente, ma si riducono a 40 dopo un'ora, a 20 dopo due ore e a 10 dopo tre ore.
Una precauzione indispensabile è quindi quella di essere forniti di un apparecchio di ricerca da valanga (ARVA) che ogni partecipante allaccerà sotto la giacca o il maglione all'altezza del torace e metterà in trasmissione al momento della partenza.
Esso emette dei segnali che vengono ascoltati in fase di ricezione e guidano i ricercatori nel punto in cui lo sciatore è sepolto nella neve. Per recuperarlo occorrono poi pale da neve e sonde (esistono anche bastoncini sonda), attrezzi che dovrebbero far parte dell'equipaggiamento collettivo del gruppo.
La discesa in neve fresca rappresenta il momento culminante e gratificante di una gita. Va però affrontata con le dovute cautele per non trasformare un momento di divertimento in occasione di tragedia. Non solo occorre scegliere l'itinerario più adatto alle proprie capacità tecniche, ma anche e soprattutto saper valutare i pericoli legati alle valanghe.
Occorre quindi individuare il terreno che offre meno rischio e in ogni caso comportarsi sempre con grande precauzione.
Sono da evitare, ad esempio, i pendii troppo uniformi, come pure i versanti sottovento, specialmente in zone d'ombra dove la neve caduta si assesta più lentamente. A questo proposito è bene ricordare che dopo un'abbondante nevicata i pendii più sicuri sono quelli esposti a sud e a ovest.
Si consiglia di scegliere sempre la pista più sicura anche a costo di effettuare varianti più lunghe. Vanno preferiti i costoni, le gobbe, le creste, i punti più pianeggianti e quelli che sono protetti naturalmente da conformazioni rocciose dove è opportuno effettuare le curve. Sono invece da evitare i lunghi attraversamenti di pendii. Le soste vanno sempre fatte in luoghi sicuri, lontano ad esempio dallo sbocco di canaloni o di colatoi o da pendii troppo ripidi.
Quì sotto sono riportati alcuni esempi di cosa fare e cosa non fare.
Possibili itinerari per prevenire il pericolo valanghe:
Sono da preferire: 1) dorsali su creste; 2) punti pianeggianti; 3) cambiamenti di direzione sotto le rocce; 4) lungo le rocce, nella linea di massima pendenza, eventualmente a piedi se si è con gli sci.
Sono da evitare: A) pendii uniformi; B) versanti in ombra
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