Dall'uscita autostradale di Bellinzona Sud seguire le indicazioni per Giubiasco e successivamente per la Val Morobbia Passato Pianezzo e i Monti di Pedevilla, proseguire fino a quota 970m circa, dove ha inizio il sentiero che sale ai Monti di Paudo e alla Capanna Genzianella. (cartelli segnavia)
La neve in questa settimana è caduta copiosa, non si può certo dire che manchi, e così subito prendiamo la palla al balzo e organizziamo un'uscita in una zona sicura dove il divertimento è garantito. Giunti sul posto ci ritroviamo a svolgere i consueti preparativi all'ombra e al gelo, e mentre io e Flavia a fatica indossiamo tutta l'attrezzatura, i due pelosoni se la godono e cominciano con le loro scorribande. Poi finalmente si parte, risalendo il ripido pendio nel bosco dove qualche altro escursionista, partito forse prima di noi, ha già battuto la traccia... meno male! Il primo tratto sale verticalmente per poi deviare a destra con pendenze più dolci fino a giungere ai Monti di Paudo, splendido balcone panoramico sul Piano di Magadino, sul lago Maggiore e le tante cime che spuntano all'orizzonte. Il tempo di un paio di foto e poi ci rimettiamo subito in marcia, siamo ancora all'ombra e a star fermi le nostre mascelle cominciano subito a balbettare, ma pochi passi ed eccoci finalmente baciati dal sole, che oggi splende in un cielo limpido che più limpido di così non si può.
Poco più avanti, nei pressi di un'area pic-nic attrezzata, incontriamo un cacciatore già sulla via del ritorno, col quale ci fermiamo a lungo a chiacchierare e da cui apprendiamo alcune notizie e regolamenti. Ma il tempo è tiranno e così, salutiamo il cacciatore e riprendiamo il nostro cammino, risalendo la dorsale che divide i Monti di Ravecchia dalla valle di Melirolo... la pendenza non è notevole, ma è di quelle che richiede comunque passo lento e costante con qualche sosta di tanto in tanto per riprendere fiato... solo Gioy e Dasy riescono ad affrontarla con grande determinazione e direi anche senza fare troppa fatica.... beata gioventù :-). In un primo momento saliamo in compagnia di faggi secolari, poi, quando la traccia si sposta sul versante più a sud, ecco che i faggi cedono il posto alle betulle, fino a giungere a Pian Dolce, dove la vegetazione scompare quasi del tutto e appaiono ai nostri occhi ampi pascoli e pratoni in veste invernale. Ma non è tutto... voltandoci indietro, rimaniamo letteralmente senza parole nell'ammirare il panorama sul Piano di Magadino e sulle cime che ci circondano... si va dal vicino Camoghè al lontano Monte Rosa e le cime del Vallese... un vero Spettacolo con la S maiuscola.
Ci fermiamo a lungo attratti da questo splendido posto cercando di immortalare coi nostri apparecchi fotografico ogni angolino, anche il più nascosto, poi uno sguardo all'orologio e... siamo in ritardo, che novità :-). Riprendiamo così a salire di nuovo in compagnia delle betulle, ma ancora per poco, perchè un centinaio di metri più sopra ecco i veri protagonisti della giornata odierna, gli abeti, coi loro rami stracarichi di neve che vien subito da chiedersi come fanno a sopportare tutto quel peso. Ad un bivio decidiamo di mantenerci a sinistra e salire prima al Motto d'Arbino... la traccia ora si fa più esile e si profonda un po' aumentando la fatica, in più si passa sul versante nord dove il freddo torna a farsi pungente, tant'è che, nonostante la stanchezza, non riusciamo a fermarci se non solo qualche secondo. Ma il bello deve ancora venire... cammina cammina perveniamo all'alpe Arbino, un posto da favola, dove gli ampi pascoli sono completamente ricoperti da una quantità indecifrabile di neve bianca e immacolata illuminata dal sole, gli abeti che le fanno da cornice sono stracarichi di neve e la vista sulla valle e sulla catena alpina è spettacolare... non ci sono parole.
Ammaliati da tutto questo splendore, ci spostiamo al sole nei pressi di una cascina dove ci fermiamo qualche minuto per tirare il fiato e contemplare l'ambiente che ci circonda, poi, vista l'ora e visto che abbiamo ancora un bel po' di strada da fare, ci rimettiamo in cammino seguendo un'esile traccia che si inoltra nel fitto bosco di abeti, così fitto che a volte bisogna un po' farsi strada tra i loro rami per passare, che a loro volta ci accolgono e ci salutano scaricandoci un po' di neve addosso. Ci accorgeremo solo poco più avanti che stiamo calpestando le orme di qualcuno che dopo aver conquistato la vetta, ha deciso di scendere giù a rotta di collo per il bosco... poco male, di sicuro stiamo puntando alla cima, solo che.... in alcuni punti si sale quasi verticalmente e in neve fresca, una vera goduria per le nostre gambe... persino Gioy e Dasy che fin qui non han fatto altro che rincorrersi e giocherellare, ora sembrano esser diventati due agnellini!
Comunque sia, alla fine eccoci in vetta (1689m), dove rimaniamo un po' delusi per via delle gigantesche antenne che occupano buona parte della cima, tant'è che sostiamo solo qualche minuto, giusto il tempo per scattare qualche foto e gustarci il panorama, e poi via che ci incamminiamo verso la seconda nostra meta. Ora si scende, dolcemente, sempre abbracciati dagli abeti, fino a giungere ai Laghetti della Costa a quota 1622m, dove si incontrano diversi sentieri. Da qui dovremmo proseguire verso il Sasso Guidà, i cartelli indicano 15 minuti, ma non vi è traccia di salita, e in più non abbiamo neppure la certezza di riuscire ad arrivare in vetta avendo letto alcune relazioni che parlano di un traverso alquanto esposto. Dopo qualche minuto di riflessione e qualche tentativo di camminare in neve fresca, decidiamo di rinunciare alla cima, anche perchè l'ora si è fatta tardi, e imbocchiamo così il tracciato di discesa verso Pian Dolce. La stanchezza, ma soprattutto la fame, cominciano a farsi sentire, e così, trovato un angolino sotto un albero, privo di neve e in posizione panoramica, decidiamo di fermarci e dar fondo alle nostre provviste.
Baciati dal sole e coi due pelosi stanchini che per una volta tanto combinano meno casini del solito, rimaniamo tranquilli per un po' di tempo a crogiolare al sole, poi, foto ricordo e via che ci rimettiamo in marcia. Dopo un tratto panoramico in leggera discesa eccoci nuovamente nel bosco in prossimità del bivio dove avevamo deciso di salire al Motto d'Arbino, poi da qui è tutta una libidine.... protetti dal bosco di betulle scendiamo giù dritti per i ripidi pendii innevati fino a giungere a Pian Dolce, dove andiamo a visitare la Capanna Genzianella, chiusa nel periodo invernale essendo una struttura privata. E dopo una breve sosta per bere qualcosa di caldo, giù di nuovo sempre sfruttando il più possibile i ripidi pendii innevati, dove il divertimento è garantito, fino a giungere ai Monti di Paudo quando il tramontar del sole ci regala suggestive immagini dai caldi colori, nonostante il freddo si stia facendo di nuovo pungente. Ora non ci resta che ricalpestare i nostri passi fino a tornare al parcheggio dove recuperiamo l'auto e ci accingiamo a rientrare nelle nostre case, stanchi, ma abbondantemente felici e soddisfatti.