Dall'uscita autostradale di Bellinzona Sud seguire le indicazioni per Giubiasco e successivamente per la Val Morobbia Passato Pianezzo proseguire fino ai Monti di Ravecchia dove, al termine della strada, un ampio spiazzo sterrato consente di posteggiare l'auto. (973m)
Sasso Guidà, secondo round! Già, proprio così... avevamo un conto in sospeso con questa montagna, già tentata di salire nello scorso inverno, ma che purtroppo, a causa della grande quantità di neve fresca e della traccia non battuta, non siam riusciti a raggiungere. Visto che le previsioni per oggi erano buone, almeno per tutta la mattinata, e visto il rialzo delle temperatura nella settimana appena trascorsa, decidiamo che è arrivato il momento di prenderci la rivincita. Giunti ai monti di Ravecchia, mentre ci prepariamo, l'occhio cade su una vicina chiesetta dove all'esterno, abili selvicoltori, hanno scolpito con le loro motoseghe splendide sculture lignee, dando un tocco di colore e originalità all'ambiente circostante. E così, prima di dare inizio alla nostra gita, gironzoliamo un po' per Ravecchia scoprendo altre sculture e una bella fontana di pietra. Ripercorrendo poi un tratto di strada asfaltata, arriviamo all'imbocco del sentiero, ben segnalato, che, dopo averci fatto passare attraverso alcune abitazioni, si impenna facendoci fin da subito guadagnare quota velocemente. In breve raggiungiamo l'alpe della Zotta, dove troviamo una solitaria baita, un piccolo laghetto, se così si può chiamare, e ampi prati circondati da faggi secolari.
Qui i sentieri si dividono, e noi ci manteniamo a sinistra, tralasciando quello di destra che percorreremo poi al ritorno. Si sale nuovamente nel ripido e fitto bosco, a tratti ci soffermiamo per riprendere fiato, e attorno ai 1300m di quota ecco alcune chiazze di neve, che via via si fan sempre più presenti e consistenti. Ad un prossimo bivio ci manteniamo sempre a sinistra, tralasciando il sentiero che va verso la Capanna Genzianella, che visiteremo al ritorno, e saliamo in direzione di Arbinetto, dove ahimè, una volta giunti, rimaniamo un po' delusi. Ci aspettavamo una sorte di monte, o di alpe, con bella vista, e invece... troviamo una solitaria baita, in ristrutturazione, completamente avvolta dagli abeti che ormai hanno preso il posto dei faggi. Vabbè, poco male, non si può sempre avere tutto nella vita, e così, ripreso fiato, ripartiamo seguendo sempre le chiare indicazione e in meno di quindici minuti siamo a Sopra Arbinetto, una sorta di colletto dove si congiungono quattro sentieri. Qui proseguiamo in direzione del Sasso Guidà, e dopo un breve tratto di bosco, eccoci ad affrontare un bel traverso tutto all'aperto, con bella vista sulla val Morobbia e sulle cime circostanti, tra cui spicca l'inconfondibile Camoghè. Della neve per ora nemmeno l'ombra, o quasi... solo qualche sporadica chiazza qua e là che non crea nessuna difficoltà, e nei prati attorno, distese infinite di crocus... che la primavera stia veramente arrivando? Bah... speriamo! Poco dopo incrociamo un escursionista solitario di ritorno dalla nostra stessa meta, che ci avverte che di lì a breve ci ritroveremo a calpestare tanta neve, e che in alcuni punti si sprofonda parecchio... accidenti, le ciaspole le abbiam lasciate in auto! Ormai quel che è fatto è fatto, e poi, se c'è arrivato anche lui senza, per qual motivo non ci dobbiamo arrivare anche noi?
Salutato l'escursionista, riprendiamo a salire, e poco dopo eccoci sulla neve; per un breve tratto riusciamo a filar via ancora abbastanza spediti, poi, giunti nei pressi di una splendida valletta dove vi si trovano i laghetti della Costa, che speravamo di vedere e invece giacciono sotto una spessa coltre bianca, la situazione diventa un po' più complessa... la neve è tanta, e in molti punti non regge il nostro peso, facendoci sprofondare fino alla cintola. Per fortuna il tratto è breve, e raggiunta la palina con diversi cartelli segnavie e imboccata la traccia verso la nostra meta, la situazione va decisamente migliorando. La neve ora è più consistente e ghiacciata, e così si riparte spediti, tranne qualche sporadico tratto dove il sole ha già rimodellato tutto e si torna a sprofondare, ma ormai ci siamo quasi. L'ambiente, più si va avanti, più diventa fiabesco, e d'improvviso, tra le fronde degli abeti, ecco spuntare la nostra cima, rocciosa, apparentemente priva di neve, e così vicina che... ormai ci siamo. Già... mica tanto... ci attende ancora una sorpresina... un colletto lungo si e no una ventina di metri, stracarico di neve, dove neppure i pesi piuma riescono a galleggiare. Ma la cosa più complessa è... tirarsi fuori dopo essere sprofondati! Già perchè ogni tentativo per uscir fuori equivale ad un'altro sprofondamento con l'altra gamba... l'unico modo è proseguire a carponi fino ad arrivare in una zona dove lo spessore della neve diminuisce, per poi tagliar fuori definitivamente e andare a calpestare la terra asciutta.
Bene... da qui in poi si procede senza più nessuna difficoltà; Denise e Gioy, sentito il profumo di vetta, mettono improvvisamente il turbo e in men che non si dica, eccoli spuntare sulla cima, che poco dopo anche io, Flavia e Dasy raggiungiamo (1713m). Lo spettacolo che si gode da quassù è davvero stupendo, peccato solo la foschia che nasconde il piano di Magadino e il lago Maggiore. Scattate le foto di rito e quella di vetta, consumiamo il nostro meritato pranzetto, poi visto il soffiare incessantemente di un gelido venticello, scendiamo giusto un paio di metri sotto la vetta in prossimità di un piccolo rifugio militare, con tanto di trincea che vi gira attorno, e al riparo dal vento, rimaniamo a lungo a chiacchierare e crogiolare ai raggi del caldo sole.
Le ore passano e così giunge il momento di scendere... ripercorriamo a ritroso il percorso di salita fino a portarci al laghi della Costa, questa volta usufruendo delle nostre tracce di salita riusciamo a scendere senza tanti sprofondamenti, poi dai laghi ripercorriamo il bel traverso fino a portarci a Sopra Arbinetto, dove, anzichè seguire il tracciato di salita, scendiamo in direzione della Capanna Genzianella, che in circa venti minuti raggiungiamo. Qui sostiamo per far merenda, riposarci e scattare alcune macro ai numerosi fiorellini che colorano i prati circostanti, poi, visto il sopraggiungere di alcuni nuvoloni che di tanto in tanto rilasciano qualche gocciolina d'acqua, ci rimettiamo in cammino. Scendiamo fino alla parte bassa di Piano Dolce, dove tralasciamo il sentiero principale per i Monti di Paudo, e ne imbocchiamo uno senza indicazioni, me che stando alla cartina ci dovrebbe ricondurre all'alpe della Zotta.
Il sentiero scende ripido all'interno di un bosco di faggi, di tanto in tanto affiorano dei segni di vernice gialli a terra o sugli alberi, facilmente individuabili in salita, un po' meno in discesa, ma diciamo che tutto sommato si procede senza grosse difficoltà. Ad un bivio, ci manteniamo a destra, superiamo una valletta con tanto di torrentello, oltrepassiamo un punto un po' scosceso da percorrere con le dovute attenzioni, e poi improvvisamente la traccia va a scomparire, proprio mentre inizia a piovere. GPS alla mano, la direzione che stiamo seguendo è quella giusta, siamo fuori solo di qualche metro, ma boh... poco sotto individuiamo una traccia, decidiamo di raggiungerla e seguirla... ci conduce ad una presa d'acqua dove sostiamo qualche minuto sotto due grossi abeti per ripararci dalla pioggia, poi, visto che non sembra voler smettere e che il terreno si sta inzuppando tutto, decidiamo di ripartire. L'esile traccia prosegue ancora un po' per poi sparire nuovamente del tutto, ma la direzione è giusta e il pendio ci permette di procedere anche senza sentiero, e così, stando ben attenti a dove mettiamo i piedi e a non sbagliare direzione, proseguiamo fino ad incrociare il sentiero di salita, pochi metri più sotto dell'alpe della Zotta. Poco male... da qualche parte avremo sbagliato, o forse il sentiero è poco frequentato in inverno e le foglie a terra e la neve han cancellato tutte le tracce... certo è che la segnaletica in questo tratto lascia un po' a desiderare. Comunque sia, da qui in poi seguiamo a ritroso il sentiero di salita fino a tornare ai monti di Ravecchia, giusto giusto quando il sole torna nuovamente a sorriderci.