Autostrada per il San Gottardo uscita Biasca, indi arrivare fino ad Olivone e seguire le indicazione per il passo del Lucomagno. Passato il paese Acquacalda si trova l'Alpe Casaccia dove, o poco più avanti o poco più indietro, si trovano degli spiazzi sterrati dove è possibile lasciare l'auto. (1839m)
Finalmente si parte per il tanto atteso e sospirato Pizzo del Sole... era da tanto che io e Flavia ne parlavamo, e oggi eccoci qui. Purtroppo al nostro arrivo a Casaccia la situazione meteo non è delle migliori... il cielo è grigio e carico di nuvole, a terra è tutto bagnato, segno che ha smesso di piovere da poco, però in lontananza qualche sprazzo di cielo azzurro sembra farsi avanti. Le previsioni parlavano di bel tempo al mattino e poi via via nuvole e temporali in serata, ma qui qualcosa sembra essere già andato storto. Che fare? Non ci perdiamo d'animo e decidiamo, come si suol dire, di dare tempo al tempo. Rimandiamo temporaneamente la salita al Pizzo del Sole e anticipiamo quel che doveva essere il giro conclusivo di questa giornata, la visita alle sorgenti e alle gole del Brenno. Parcheggiata l'auto nello spiazzo dopo la galleria in prossimità dell'alpe Pertusio, ci incamminiamo lungo la strada che conduce all'alpe. Lungo questo tratto ci soffermiamo più volte ad ammirare il giovane Brenno che crea pozze d'acqua colorate e col fondale bianco per via della presenza di dolomia saccaroide. Giunti all'alpe, veniamo accolti da un numeroso gruppo di maiali che appena visti ci corrono tutti incontro... fortuna erano chiusi recintati altrimenti ce li saremmo trovati letteralmente addosso. Alle spalle dell'alpe, sotto una roccia, prende avvio il fiume Brenno... davvero molto suggestivo. Ritorniamo indietro di qualche passo e imbocchiamo il sentiero per le gole del Brenno, un passaggio molto suggestivo tra pareti di dolomia modellati dallo scorrere delle acque nei secoli e dai continui smottamenti dei fianchi della montagna. Ad accompagnarci un simpatico cagnolone incontrato all'alpe Pertusio, è incredibile sia come superi certi tratti in cui noi umani dobbiamo aiutarci con le mani, sia come ci precede e sembra essere venuto di proposito per farci da guida. Dopo una serie di passaggi molto belli e suggestivi, sbuchiamo fuori nei pressi del Passo del Lucomagno. Il tempo ora sembra migliorare un po', e così decidiamo di tentare la salita al pizzo.
Ritorniamo all'auto per recuperare lo zaino e via che ci incamminiamo verso l'alpe Casaccia, per poi scendere in riva al Brenno seguendo la strada sterrata, passiamo per l'alpe Gana, Campo Solario, Sabbio Nuovo e Lareccio, dove ha inizio il sentiero vero e proprio ben marcato sia coi segni a terra, sia con numerosi cartelli. Nel primo tratto di salita si guadagna quota dolcemente immersi in uno splendido lariceto, e tra i prati verdi numerose fioriture, ambiente davvero stupendo. Dopo circa un'oretta di cammino usciamo dal bosco, il sentiero prosegue sempre guadagnando quota dolcemente, ora abbiamo di fronte a noi l'imponente Paré di Scut e in fondo la nostra meta che ci attende. D'improvviso ecco spuntar fuori il Pizzo Colombe, o Campanitt, con le sue numerose e biancastre guglie che ricordano vagamente quelle del Duomo di Milano. Siamo nei pressi del lago dei Canali (2180m), a questo punto dobbiamo prendere una decisione: salire al Pizzo del Sole o proseguire verso l'omonimo passo e inventarci qualche altro giro? Il cielo ora è aperto e azzurro, ma molte nuvole all'orizzonte sembrano lì pronte a tenderci un agguato. Da qui alla cima ci vorranno ancora circa due ore, che fare? Un breve consulto con Flavia e la decisione terminale è... rischiamo.
Abbandoniamo così il sentiero che porta al passo e scendiamo in riva al lago dei Canali, lo costeggiamo per un breve tratto per poi inerpicarci liberamente per pratoni più o meno ripidi in direzione della Bassa di Söu, non ancora visibile, ma diciamo che il percorso è alquanto intuitivo, basta salire mantenendosi al centro del vallone. Dopo i prati inizia un'enorme distesa di pietre di tutte le dimensioni... ora la Bassa di Söu è di fronte a noi, ben riconoscibile dalla presenza di due grossi omoni di pietra. Puntiamo nella sua direzione, ma poco prima di raggiungerla, decidiamo di tagliar su direttamente in direzione della cresta che ci condurrà dritti al Pizzo del Sole, ora ben visibile sopra le nostre teste e apparentemente vicino.
La cresta è tutto un susseguirsi di piccole e grosse pietre intervallate da qualche breve tratto erboso, in alcuni punti è ripida, ma sempre molto ampia e mai a strapiombo. L'unica cosa a cui bisogna porre un po' di attenzione, è a non finire in qualche spaccatura tra le rocce, una sorta di crepacci, che in questa stagione dove la neve ormai non c'è più, sono ben visibili e non destano nessuna preoccupazione. Continuiamo a salire, d'improvviso due omoni di pietra compaiono all'orizzonte, sono Le Pipe, una sorta di altura che precede il tratto terminale di cresta che ci porterà dritti in vetta. Giunti a Le Pipe (2667m) il panorama che si apre ai nostri occhi è davvero stupendo: a picco sotto di noi i Laghi di Chiera con il loro colore bluastro, e poi un'infinità di vetta, la valle di Blenio da un lato e la Leventina dall'altro, in lontananza anche la Gana Rossa, che ormai possiamo guardare con altri occhi dopo averla conquistata quindici giorni fa.
Bene... ora ci attende il tratto più rognoso, la ripida cresta terminale. A vederla non sembra poi così impegnativa, ma si intuisce che non è certamente da sottovalutare. Lasciamo Le Pipe, una breve discesa ed eccoci in cresta. Ci sono diversi passaggi a picco sopra i Laghi di Chiera, ma non eccessivamente esposti, bisogna superare grossi blocchi di pietra e qualche passaggio in cui l'utilizzo delle mani si rende indispensabile. Il tratto più rognoso è una quarantina di metri sotto la vetta, una sorta di paretina verticale di una decina di metri in cui bisogna arrampicarsi su un po', ma nulla di poi così impossibile, mani e piedi trovano sempre uno spuntone a cui aggrapparsi e un incavo in cui infilarsi... la cosa più importante è non farsi prendere dal panico e per chi soffre di vertigini non guardare in basso. Superato anche questo passaggio le pendenze si addolciscono e in men che non si dica ecco apparire ai nostri occhi l'omone di vetta... siamo arrivati (2773m).
La soddisfazione e la felicità che si prova in questi momenti è indescrivibile... finalmente anche questa vetta è fatta. Sopra di noi splende il sole, ma siamo accerchiati da nuvoloni poco rassicuranti. Ai nostri piedi le valli di Blenio, Piora e Leventina, i laghi di Chiera e in lontananza il Cadagno, Di Dentro, Pécian e un piccolo lembo del Ritom. Peccato le nuvole coprano le imponenti vette che ci circondano, ma va benissimo così, oggi siamo già stati davvero fortunati. Visto i nuvoloni che ci accerchiano, optiamo per consumare velocemente il nostro pranzo, una foto ricordo e via che iniziamo a scendere.
Superato il tratto rognoso senza nessuna difficoltà, scendiamo sempre seguendo la cresta scavalcando i grossi blocchi fino a giungere ai piedi delle Pipe. D'improvviso una goccia, poi un'altra e un'altra ancora.. inizia a piovere e in lontananza di odono dei tuoni... e pensare che fino a poco tempo fa il cielo era azzurro e c'era il sole. Senza perderci troppo d'animo e in chiacchiere, indossiamo gli indumenti antipioggia e via che scendiamo velocemente, ma sempre con la dovuta attenzione, seguendo l'ampia cresta pietrosa. Le rocce pian piano diventano sempre più bagnate e scivolose, c'è da fare molta attenzione, e qualche scivolone è scontato. In vista della Bassa di Söu abbandoniamo la cresta e discendiamo il ripido versante in direzione del vallone che ci riporterà al lago dei Canali. Per ora la situazione non è poi così tragica, piove, ma nemmeno poi molto, è più una pioggerella di poche gocce che inumidisce il terreno rendendolo scivoloso, e il temporale sembra mantenersi ancora assai distante. Guadagnato il vallone ci portiamo sulla destra orografica in modo da uscire dalla pietraia ormai viscida e insidiosa e poter continuare a scendere seguendo i pendii erbosi.
Dal Passo del Sole filtrano nuvoloni neri e minacciosi, ecco i primi lampi e tuoni, siamo nel bel mezzo di un temporale. Veniamo investiti da forti raffiche di vento, il temporale passa veloce sopra di noi, giusto tre-quattro lampi e forti tuoni e poi procede la sua corsa verso lo Scopi, per fortuna, ma dietro di lui sopraggiungono nuvoloni carichi di acqua. Ora piove a dirotto, e tira un forte vento, in zona nessun riparo, ce la dobbiam beccare tutta e basta. Questa situazione durerà si e no una decina di minuti, giusto il tempo per inzupparci ben benino, ma almeno il temporale ora è lontano e siamo più tranquilli. Giunti al lago dei Canali la situazione va via via migliorando, in breve siamo di nuovo sul sentiero che perviene dal passo del Sole, e visto il migliorare del tempo, decidiamo di tagliare per prati e portarci sull'altro lato della valle fino ad incrociare il sentiero che perviene dal Passo Colombe. Qui notiamo la presenza di chicchi di grandine a terra... incredibile, pochi metri più in là, dove eravamo noi, ha solo piovuto a dirotto e basta, c'è andata davvero bene! Una volta raggiunto il sentiero non ci resta che seguirlo fino ad arrivare all'alpe Gana, dove ci ricongiungiamo con la strada sterrata che ci riporterà dritti alla macchina.
Il tempo di asciugarci e cambiarci, risaliamo in auto e ci portiamo al passo del Lucomagno per visitare la chiesetta. Di nuovo un lampo e un tuono, e subito un acquazzone seguito da una grandinata, ma noi ormai siamo al sicuro... possiamo ritornare a casa soddisfatti della giornata e della vetta conquistata!
Il percorso dalla Bassa di Söu alla vetta del Pizzo del Sole è per soli escursionisti esperti.