Val Pontirone
Pizzo Magn cima nord
Percorrere l'autostrada Svizzera in direzione S. Gottardo, uscire a Biasca e proseguire fino ad arrivare a Malvaglia. Entrare in paese e seguire le indicazioni per val Malvaglia prima, e per val Pontirone poi. Risalire tutta l'interminabile valle fino ad arrivare al termine della strada in prossimità dell'alpe di Cava, dove poco più sopra, sorge l'omonima capanna (2005m)

Sembra proprio che questo mese di giugno faccia tanta fatica a regalarci dei week-end di sole, ma per fortuna, almeno questa volta, le previsioni sembrano buone per la giornata di domenica, giornata che in genere dedichiamo al riposo e ai lavori domestici, ma vista la situazione... prendere o lasciare! Tra le varie mete che ci siamo prefissati, decidiamo di sceglierne una con poco dislivello e poche ore di cammino, almeno diciamo che dovrebbe essere così. Il Pizzo Magn... visto da Biasca, con le sue due cime unite a quella del Mottone di Cava, sembra raffigurare una mano col dito indice sollevato, e proprio quell'indice (la cima nord) ha attirato più volte la nostra attenzione. Nel luglio 2010, in occasione della salita alla Cima di Biasca, abbiamo avuto anche modo di ammirare il suo versante nord, ripido, 400m di dislivello da fare tutto d'un fiato, e di studiare un ipotetico itinerario per guadagnarne la sommità.
Ebbene oggi ci siamo, e dopo aver risalito l'interminabile val Pontirone, eccoci all'alpe di Cava dove molliamo l'auto e ci incamminiamo verso la Forcarella di Cava, già ben visibile sopra di noi, che in circa 15 minuti raggiungiamo. Da qui la vista sulla vallata che ospita la capanna e i Laghetti di Cava è stupenda, chiusa a circolo dalla Cima di Biasca, il Torent Basso e quello Alto e il Piz da Termin, mentre dall'altro lato la valle di Blenio e la nostra meta, che appare ingannevolmente molto vicina. Qui ci soffermiamo qualche minuto, sia per immortalare il paesaggio, sia per studiare il percorso e memorizzarci qualche punto di riferimento. La giornata si presenta a noi con un bel cielo azzurro e limpido, ma anche con un bel venticello gelido che ci costringe a rimanere ben coperti.
Riprendiamo il nostro cammino seguendo il sentiero in discesa... ebbene sì, per arrivare alla base della montagna siamo costretti a perdere quasi 200m di quota. Poco male, la discesa è piacevole e non presenta alcun problema, il tracciato è ben marcato ed è impossibile sbagliare. Giunti al primo dei punti di riferimento che c'eravamo memorizzati, decidiamo di abbandonare il sentiero per cercare di portarci sotto la cima, scelta che non si rivelerà molto azzeccata. In un primo momento si procede tra piccole pietre e ciuffi d'erba, poi d'improvviso le pietre aumentano di grandezza e i ciuffi d'erba cedono il posto a distese di rododendri che, pur rendano l'ambiente molto bello, aiutano a nascondere la morfologia del terreno e gli spazi vuoti tra un macigno e l'altro. Ci fermiamo qualche minuto a riflettere, poi decidiamo di tagliar giù per un canalone ed andare a riprendere il sentiero. Dopo averlo riguadagnato, lo seguiamo ancora in discesa fino a quota 1900m circa, dove, dopo aver raggirato un mottozzo, ci appare sulla sinistra un bel pendio erboso e poco più sopra la placconata rocciosa che costituisce la base della cima nord del Pizzo Magn. Bene, ora ci siamo, è proprio qui che dobbiamo abbandonare il sentiero e iniziare a salire "a naso".
Dopo un primo tratto tra erba e numerosi rigagnoli d'acqua, eccoci di nuovo tra grosse pietre da scavalcare. Ci manteniamo a destra cercando di portarci in prossimità delle placconate rocciose, che poco dopo raggiungiamo. Le placche sono poco inclinate e presentano una caratteristica che supponiamo le rendano molto simili a quelle del ben più famoso Poncione Rosso, ossia sono rovesciate, e se viste dal basso assomigliamo ad un gigantesco tetto di piode, viste dall'alto appaiono come un lunghissimo scivolo di pietra. Alternandoci tra prati verdi, cespugli di rododendri, pietre e placche, risaliamo praticamente in verticale guadagnando velocemente quota, ma anche effettuando diverse soste per riprendere fiato e riposare i muscoli delle gambe. Superata la placconata ci attende ora una salita tra cespugli di rododendri parzialmente fioriti... qui le pendenze diminuiscono leggermente, di tanto in tanto si deve superare ancora qualche tratto roccioso, finchè all'improvviso spunta sulla destra l'ultimo pendio erboso e l'omone di pietra che indica la vetta. Ci siamo, ora manca davvero poco... guadagnamo velocemente il filo di cresta, che se da un lato presenta un pendio erboso relativamente ripido, dall'altro piomba giù diritto fino a Biasca, basterebbe un piccolo balzo e... ci si ritrova nel cortile di casa di qualche biaschese :-). Pochi metri ancora ed eccoci in cima (2286m).
La soddisfazione è davvero tanta, e la cima, nonostante lo strapiombo sulla valle di Blenio, è accogliente ed abbastanza ampia da potersi muovere senza correre rischi. Qui ci soffermiamo per un'oretta circa, il tempo di riposarci, rifocillarci, e dare un nome alle montagne che ci circondano, poi, visto il gelido venticello che ci fa battere i denti, decidiamo di scendere. Ripercorso il tratto di cresta terminale, ci apprestiamo a ridiscendere il ripido pendio erboso, quando dall'alto scorgiamo un'esile traccia che sembra tagliare sotto la vetta principale del Pizzo Magn e quella del Mottone e dirigersi verso la Forcarella di Cava. Decidiamo così di scendere fino ad attraversare il canalone detritico che separa le due cime fino a guadagnare questa sorta di sentierino, più adatto forse alle capre che agli esseri umani. Lo seguiamo per un tratto abbastanza lungo, circa metà del percorso che separa la cima dalla forcarella, poi la traccia sparisce da sotto i nostri piedi e così ci ritroviamo a dover procedere a vista ed intuito. Il percorso però è fattibile, si passa da tratti con pietre di piccole e medie dimensioni, a tratti tra ciuffi d'erba e cespugli di rododendri, finchè non andiamo a sbattere il naso contro alcune pareti rocciose. Due le soluzioni: arrampicarsi su, ma a che scopo, oppure scendere fino a riguadagnare il sentiero percorso all'andata che già vediamo una cinquantina di metri più sotto. Optiamo per la seconda soluzione, e in men che non si dica eccoci sul sentiero... breve sosta e poi via in leggera risalita fino ad arrivare alla Forcarella di Cava.
A questo punto l'auto è già in vista, un centinaio di metri sotto di noi, ma la nostra curiosità ci spinge a deviare a destra e continuare a salire in direzione della Forcarella di Lago, anche se le nostre gambe non sono proprio del tutto d'accordo. Il sentiero qui ora è ben marcato e agevole e guadagna quota con ampi tornanti, lungo i quali di tanto in tanto ci soffermiamo per prender fiato ed ammirare la vallata sotto di noi coi laghetti di Cava. Dopo circa mezz'oretta di cammino e 150m di salita eccoci alla nostra meta (2256m), e... sorpresa! Affacciandoci sulla valle di Santa Petronilla, ecco apparire ai nostri piedi lo splendido laghetto di Lago col rifugio poco distante dalle sue rive. Le sue acque blu ed increspate per via del venticello che ci ha tenuto compagnia per tutta la giornata, invitano ad una sosta rigeneratrice e contemplativa, poi, stanchi, ma soddisfatti, non ci resta che ripercorrere a ritroso il sentiero di salita fino a giungere alla Capanna Cava prima e all'omonima alpe poi, dove ritroviamo la nostra auto pronta per ricondurci a casa.

La Cima Nord del Pizzo Magn, in realtà non risulta nè nominata, nè quotata sulle Carte Nazionali Svizzere, ma solo menzionata sulla Guida della Alpi Ticinesi Vol.3 di Giuseppe Brenna. E' facilmente individuabile sia da Biasca che dalla Forcarella di Cava, e per raggiungerla, pur non presentando particolari difficoltà, è necessario risalire i suoi ripidi versanti cercando di individuare la giusta direzione i passaggi migliori, in quanto non esiste alcuna indicazione o sentiero.



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
1 ora e 45 minuti circa
4 ore e 15 minuti circa
7.5 km

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