Valle di Blenio
Capanna Bovarina
Autostrada per il San Gottardo uscita Biasca, indi arrivare fino ad Olivone e seguire le indicazione per Campo Blenio, dove una volta giunti, neve permettendo, si può proseguire lungo la carrozzabile asfaltata in direzione di Pradasca fin dove si riesce.

Siamo di nuovo alle prese con un week-end di brutto tempo, di quelli che ti verrebbe voglia di rimanere a letto a dormire e non far nulla. Non per me e Flavia però... piove? In quota danno neve? E allora si va in alto dove troveremo sicuramente neve sotto i nostri piedi e sopra le nostre teste. L'importante, in questi casi, è fissare una meta che abbia un possibile punto d'appoggio, dove potersi cambiare e pranzare all'asciutto, e così la scelta ricade sulla Capanna Bovarina, di solito super frequentata, oggi però no... non abbiamo incontrato anima viva se non due simpatici animaletti, ma di questo vi rimando a più tardi verso la fine del racconto :-). Arrivati a Campo Blenio, di neve neppure l'ombra e la strada che sale a Pradasca è percorribile, quindi decidiamo di salire ancora un po' in auto, fino a superare Orsaira di Fuori e di Dentro e giungere all'omonimo ponte dove, visto il manto stradale leggermente ricoperto di neve e ghiaccio, e visto un leggero nevischio che vien giù dal cielo, decidiamo di parcheggiare (1463m).
Come al solito... colazione, vestizione e poi via verso la meta. Per ora le ciaspole possono rimanere appese allo zaino, e ci rimarranno fino alla Capanna Bovarina... di neve a terra ce n'è pochissima, i boschi sono ormai spogli e in veste invernale, nuvole basse ricoprono le grandi vette che ci circondano, ma il paesaggio è davvero suggestivo e siamo comunque entusiasti. Dopo un tratto di bosco eccoci a Ronco di Gualdo, (1573m), un piccolo agglomerato di baite ben tenute, oggi però deserto... a terra solo alcune tracce di ungulati, forse camosci. Dopo aver scattato qualche foto, riprendiamo a salire seguendo il sentiero per ora ben visibile, superiamo un ponticello alto sopra il torrente e poi ecco che il sentiero comincia ad impennarsi, e la neve a farsi sempre più presente. Per ora le ciaspole comunque continuano a non servire, procediamo tranquillamente con gli scarponi, ma bisogna fare attenzione a non perdere il tracciato che ora pian piano scompare sotto la neve. Tratti aperti si alternano a tratti nel bosco, dove la neve è meno presente, fino a giungere ad un bivio dove continuiamo a seguire le indicazioni per la Capanna Bovarina.
Ci attende ancora un tratto di bosco dove la pendenza aumenta e ci fa rallentare un po', d'improvviso appare sotto di noi Pradasca, e qui nasce l'idea di compiere un giro ad anello che non avevamo valutato quando abbiamo organizzato questa escursione. Bene... ora felici più di prima, continuiamo a salire, la neve comincia a cadere più copiosamente e in breve avvistiamo un'isolata baita. Flavia, essendoci già stata alla Capanna Bovarina in un'estate passata, mi dice che non manca molto, e infatti, superata la baita ci attende ancora un breve tratto di salita e ad una svolta ecco la capanna di fronte a noi. Pochi metri ci separano, ma quasi certamente i più faticosi, visto che ora il manto nevoso si è fatto più consistente, ma passo dopo passo eccci all'ingresso della capanna, evviva... siamo arrivati! (1870m).
Apriamo la porta, sulla sinistra, girando una chiave, come per magia si accendono le luci, mentre a destra vi è il locale chiamato "essiccatoio" dove ci togliamo gli abiti bagnati e gli scarponi, indossiamo un bel paio di comode ciabatte e saliamo al piano superiore, dove c'è un locale adibito a cucina e refettorio, dotato di molti confort, tra cui una stufa a legna per cucinare, fornelli a gas (a pagamento), lavandino, utensili vari da cucina, dispensa, tavoli e panche su cui potersi accomodare e godersi il panorama all'esterno grazie alle ampie finestre, opportunamente decorate per evitare che gli uccelli vi sbattano contro. Che dire... fantastico, ne valeva davvero la pena, e mentre Flavia curiosa all'interno del rifugio e va a visitare i dormitoi al piano superiore, io mi occupo dell'accensione della stufa, anche perchè l'ambiente è di fatto molto accogliente, ma anche molto freddo. Ben presto un leggero tepore comincia ad avvolgerci, e così decidiamo di accomodarci ad uno dei tanti tavoli e pranzare. Rimaniamo a lungo qui, a raccontarcela, a guardare all'esterno nella speranza di avvistare qualche animale di passaggio, e a goderci il bel tepore mentre fuori continua a nevicare... fosse per me non mi muoverei più da qui, e leggo la stessa cosa sul volto di Flavia :-)
Dopo aver tirato tardi, forse troppo, decidiamo di rimetterci in cammino, puliamo la capanna, paghiamo il dovuto e scendiamo nell'essiccatoio per riprenderci i nostri abiti che nel frattempo si sono asciugati. Appena fuori dalla capanna indossiamo finalmente le ciaspole e ci incamminiamo seguendo la direzione indicata dai cartelli per l'Alpe Bovarina, da dove dovrebbe poi partire una strada che ci riporterà dritti alla macchina. Nel frattempo è scesa la nebbia e di tracce a terra nemmeno l'ombra, dove si va? Per fortuna ci viene in aiuto il GPS, senza di lui quasi sicuramente saremmo dovuti tornare indietro, e passo dopo passo arriviamo ad attraversare il Rì di Gana Negra in prossimità di un ponticello., segno che stiamo calpestando il sentiero, e infatti, poco dopo, spuntano dei paletti segnavia che decidiamo di seguire fino ad un'altura da dove avvistiamo, poco lontano, l'Alpe Bovarina. Ancora qualche passo e siamo all'alpe (2008m) dove sorgono uno stabile e grandi stalle, e dove ci soffermiamo a lungo a giocare e divertirci con alcuni grossi candelotti di ghiaccio che pendono dai tetti delle stalle.
Se prima era tardi, ora lo è ancor di più, ma ormai siamo al sicuro, da qui in poi dobbiamo solo seguire la strada che ci riporterà dritti alla macchina. Ci rimettiamo in cammino più che soddisfatti seguendo fedelmente la strada completamente sommersa dalla neve, passiamo per un piccolo laghetto parzialmente sommerso che andiamo a fotografare, poi via di nuovo e alternando tratti sulla strada e tagli per il bosco quando possibile, arriviamo a Pradasca, quando ormai le luci del giorno ci stanno per salutare. Il tempo di qualche foto poi via di nuovo, e sempre seguendo fedelmente la strada, arriviamo a Ronco di Gualdo, dove ci soffermiamo qualche minuto per scattare qualche foto ormai notturna e per toglierci le ciaspole, visto che la neve ormai è diminuita di spessore e si comincia a "grattare" l'asfalto della strada. Riprendiamo il nostro cammino verso Ronco Loda... pochi passi e due caprioli ci tagliano la strada per poi sparire velocemente nel bosco... troppo veloci, ma soprattutto troppo buio per poterli fotografare, ci dobbiamo accontentare di averli visti e immortalare le loro tracce lasciate nella neve.
Da qui, in circa dieci minuti, siamo alla macchina, soddisfatti e felici di questa giornata particolare, ma come al solito vissuta in allegria e fino all'ultimo secondo!



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
1 ora e 15 minuti circa
3 ore e 45 minuti circa
10.5 km

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