Val Pontirone
Cima di Biasca
Percorrere l'autostrada Svizzera in direzione S. Gottardo, uscire a Biasca e proseguire fino ad arrivare a Malvaglia. Entrare in paese e seguire le indicazioni per val Malvaglia prima, e per val Pontirone poi. Risalire tutta l'interminabile valle fino ad arrivare al termine della strada in prossimità dell'alpe di Cava, dove poco più sopra sorge l'omonima capanna (2005m)

Eravamo partiti con l'intento di fare una gita nella zona del Passo della Novena, ma superato il paese All'Acqua, nuvole, pioggia e infine neve, ci han fatto desistere. Che fare? Proviamo ad attendere un po' per vedere se la situazione evolve in meglio, ma... nulla da fare, non ci resta che invertire il senso di marcia e tornare verso valle. Il tempo passa e le idee mancano, poi d'improvviso l'amica Flavia compie la magia ed estrae dal cilindro un'idea favolosa... la Cima di Biasca in val Pontirone. Tornati a Biasca imbocchiamo la cantonale fino a Malvaglia, per poi cominciare a salire prima verso l'omonima valle e poi tutta l'interminabile val Pontirone fino ad arrivare all'alpe di Cava. Qui c'è il sole, anche se tutt'attorno si vedono nuvoloni grigi poco promettenti, e appena aperte le portiere dell'auto un bel venticello gelido ci da i benvenuti. Prima cosa: indossare qualche indumento più adeguato, oggi non è certo giornata da canotta e pantaloncini corti. Seconda cosa: consultare la cartina... io di questa cima non so proprio nulla, Flavia qualcosina di più, ma non abbiam letto nessuna relazione e non abbiamo la ben che più pallida idea di dove si passi, quindi... non ci resta che arrangiarci :-). Poco male... la cima è proprio lì, sopra la capanna Cava, e Flavia ricorda di aver letto ai tempi una relazione delle guide ticinesi di Brenna che diceva di seguire il sentiero per il Passo del Mauro per poi tagliar su liberamente fino a guadagnare la cresta e poi la cima. Bene... allora non ci resta che partire.
Lasciamo l'alpe Cava dove nei prati adiacenti pascola spensieratamente una numerosa mandria di mucche e in breve siamo alla Capanna Cava con il suo bel laghetto. Qui troviamo una palina con dei cartelli segnavia, e così imbocchiamo il sentiero per il Passo del Mauro. In breve sotto di noi appare uno dei due laghetti di Cava, piccolo, ma grazioso, poi dopo qualche minuto di cammino ci ritroviamo sulle rive dell'altro laghetto, dove alcuni pescatori gettano gli ami delle loro canne da pesca. Costeggiamo il laghetto e poi sempre seguendo i segnavia bianco-rossi proseguiamo in direzione del passo... strada facendo notiamo due escursionisti che scendono il ripido versante della cima di Biasca fino a congiungersi col nostro sentiero... li incrociamo e ci fermiamo a scambiare quattro chiacchiere, durante le quali ci illustrano il percorso seguito da loro, che però noi non seguiremo perchè a mio avviso sembra decisamente più ripido e faticoso, anche se più diretto. Intanto il tempo sembra guastarsi e così ci congediamo e ripartiamo verso la vetta.
Seguiamo ancora per un tratto il sentiero per il passo, poi, quando comincia a snodarsi tra pietre di diverse dimensioni, in prossimità di un grosso masso, lo abbandoniamo e iniziamo a salire per direttissima districandoci tra massi di ogni genere e dimensione. La direzione da tenere è... sempre più in alto, non si può sbagliare, bisogna solo cercare di individuare i passaggi migliori e più semplici, ma direi che per chi ha un minimo di esperienza di come ci si muova su una pietraia, non è nulla di così difficile e impossibile. Pietra dopo pietra, ci avviciniamo alla cresta, e come d'incanto spuntano anche un paio di ometti, segno che siamo sulla giusta via. L'ultimo tratto si svolge su un ripido prato, dove veniamo letteralmente flagellati dal gelido vento. Flavia, già vestita a dovere, prosegue la sua corsa verso la cresta, io che pensavo di riuscire a salire in maniche corte, son costretto ad un cambio veloce di abiti... un maglioncino direi che si presta molto di più a queste temperature. Poco dopo eccoci in cresta, in prossimità della Motta d'Osogna (senza nome sulle CN e quotata 2524m), sotto di noi la valle di Blenio e in lontananza si intravede un piccolo lembo del lago di Lugano. Bene.. ora la vetta è alla nostra portata, non ci resta che percorrere la facile cresta, lungo la quale, oltre a venire flagellati dal vento, ci becchiamo anche qualche goccia d'acqua e chicco di grandine trasportati dal forte vento, e infine... siamo in cima (2574m).
Lo sguardo ora corre verso la Leventina coperta da nuvoloni grigi (fortuna abbiam cambiato meta) e poi verso la valle di Blenio, dove la situazione è leggermente migliore, mentre la val Pontirone è anch'essa immersa nelle nuvole. Bene.. ora non ci resta che metterci comodi al riparo, ma nemmeno poi molto, dietro l'omone di vetta a pranzare e goderci i panorami. Purtroppo però quando fa freddo fa freddo, e in più, avendo ancora bene in mente l'acquazzone beccato la scorsa settimana, optiamo per un sosta in vetta piuttosto breve, e così riordinati gli zaini riprendiamo il nostro cammino ripercorrendo la cresta fino alla Motta d'Osogna che conquistiamo. Poi giù per direttissima tra ripidi pratoni e pietraie fino a ricongiungerci col sentiero per il Passo del Mauro, che seguiamo fedelmente fino alla Capanna Cava. Da qui imbocchiamo il sentiero che sale alla Forcarella di Cava, dove una volta giunti appare imponente di fronte a noi il Pizzo Magn... una breve pausa merenda e poi giù in direttissima fino all'alpe di Cava dove le mucche incontrate alla partenza si preparano per la mungitura. E un'altra bella giornata tra le montagne è conclusa, non ci resta che risalire in auto e far ritorno alle nostre abitazioni.



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
1 ora e 30 minuti
3 ore circa
6.5 km

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