Autostrada per il San Gottardo uscita Biasca, indi arrivare fino ad Olivone e seguire le indicazione per il passo del Lucomagno fino a giungere alla località Piera dove è possibile lasciare l'auto in prossimità della strada che si innalza sulla destra in direzione Dötra. (1305m)
Arrivati a Piera il piccolo parcheggio all'ingresso del paese è già pieno, e così siamo costretti a proseguire ancora qualche centinaia di metri fino a trovare un'altra piazzola di sosta decisamente più capiente e vuota. Oggi la giornata sembra davvero splendida, e sia io che Flavia e Dasy ne siamo entusiasti. Svolti i preparativi, non ci resta che incamminarci lungo la strada asfaltata fino a ritornare a Piera, dove ha inizio la strada che sale verso Dötra. Breve sosta per indossare le ciaspole e via che si riparte, in un ambiente da favola.
La strada è battuta dalle motoslitte e così saliamo veloci e senza fare troppa fatica. Dasy come al solito è euforica e corra avanti e indietro, Flavia è strafelice, non si aspettava una giornata così, e neppure io a dir la verità, soprattutto non mi aspettavo un bel sole così caldo da costringerci dopo pochissimi passi ad una sosta per toglierci qualche indumento di troppo. Tra una chiacchiera e l'altra, qualche foto e qualche pausa per individuare le montagne che ci circondano, raggiungiamo Oncedo, piccolo alpeggio davvero molto carino.
Fa davvero caldo e la giornata è davvero splendida, non ci si può proprio lamentare oggi. Proseguiamo sempre seguendo la strada battuta e in breve raggiungiamo anche Marzanèi, altro bell'alpeggio. Qui incontriamo un escursionista in compagnia del suo cane Jimmy col quale Dasy si diverte un po' a giocherellare, mentre io e Flavia scambiamo quattro chiacchiere con lui. Al bivio per Dötra proseguiamo a destra seguendo le indicazioni Anvèuda, che raggiungiamo di lì a breve, e che dire... altro splendido posto.
Sarà il sole, sarà il cielo azzurro, saranno le imponenti vette che ci circondano, sarà quel che sarà, ma sta di fatto che oggi è davvero una splendida giornata in tutti i sensi. Ad Anvèuda effettuiamo una breve sosta per riprendere fiato, studiare il percorso e sgranocchiare qualcosa, poi via di nuovo seguendo le indicazioni per il Passo Cantonill. Attraversiamo uno splendido pianoro chiamato Piano di Leigra dirigendoci verso un canalone dall'aspetto poco invitante, se non per il fatto che sembra maledettamente ripido. E infatti... lo è, e come se lo è. Qui rallentiamo drasticamente il passo, il fiato viene subito a mancare, e siamo costretti a fare un po' di soste per recuperare le forze. In compenso, più si sale, più lo spettacolo sulle cime e sulla valle diventa da dieci e lode. Tra uno zig-zag e l'altro e qualche "ma chi ce la fatto fare?" guadagnamo il tratto terminale del canalone, dove finalmente le pendenze si addolciscono e raggiungiamo il Passo Cantonill.
Qui troviamo una coppia di ciaspolatori già di ritorno dalla cima che ci avvertono del gelido venticello che ci attende, e ci consigliano di non procedere lungo il sentiero estivo a rischio valanghe, ma di seguire una traccia che risale un'altura sulla destra per poi deviare a sinistra e guadagnare la cima. Senza batter ciglio accogliamo il consiglio e ci rimettiamo in cammino, attraversiamo un altro splendido pianoro dal nome Pian Curnicc, poi su, seguendo una traccia ben battuta e infine, dopo un bel traverso, eccoci sotto la cima.
No... niente affatto... tutto sbagliato! Solo ora ci rendiamo conto che quella che avevamo considerato la nostra vetta non lo è, ma è solo una sorta di altura senza nome. La traccia prosegue all'interno di un valloncello dove comincia a spirare un gelido venticello, mentre di fronte a noi si intravede una cima... sarà la nostra? Ma no, è troppo lontana, e poi sembra troppo alta... eppure il GPS indica proprio quella, e più ci avviciniamo, più l'ipotesi che lo sia si concretizza. Incredibile come a volte la prospettiva possa trarre in inganno... quella cima che sembrava tanto lontana e tanto più alta, in breve eccola proprio sopra le nostre teste, e dopo un ultimo sforzo siamo arrivati (2099m).
Lo spettacolo che si apre ai nostri occhi è stupendo, si possono ammirare le imponenti cime della val Camadra, il Sosto proprio di fronte a noi, la diga del Luzzone e il Piz Terri, il gruppo dell'Adula, e poi ancora le cime della valle di Blenio, il Pizzo del Sole e l'inconfondibile Pizzo Colombe, lo Scopi e tante tante altre... Dio mio quante sono e quante ne abbiamo ancora da fare :-)
La cima è piuttosto angusta e poco ospitale, da un lato il pendio scivola giù in direzione del vallone che abbiamo risalito, dall'altro è un vero e proprio precipizio... un passo falso e un salto nel vuoto è garantito. Dopo qualche peripezia per riuscire a tenere ferma Dasy e legarla, riusciamo finalmente a sederci in balia del gelido venticello e goderci qualche attimo di riposo e un frugale spuntino. Ma il vento è troppo gelido e la cima non offre nessun tipo di riparo, per cui, anche se a malincuore, non ci resta che scattare una foto di vetta e rimetterci in cammino verso valle.
Appena sotto la cima la situazione va migliorando, fino a riguadagnare il Pian Curnicc dove finalmente si torna a ragionare. Purtroppo però il sole sembra averci definitivamente abbandonato, del resto le previsioni annunciavano una perturbazione nelle ore pomeridiane, e oggi più che mai sono state davvero perfette. Ridiscendiamo il ripido canalone in direzione di Anvèuda che in breve raggiungiamo, poi tagliando un po' qua e un po' là i bei pendii innevati, ritorniamo a Marzanei dove decidiamo di toglierci le ciaspole, visto che da qui in poi dovremo seguire la strada perfettamente battuta. E infine, ricalpestando fedelmente il percorso di salita, tra una chiacchiera e l'altra eccoci di ritorno a Piera dove non ci resta che riprendere l'auto e rimetterci in viaggio verso casa.
Anche oggi possiamo dire... magnifica giornata!