Valle Leventina
Cima di Gana Rossa
Percorrere l'autostrada Svizzera in direzione S. Gottardo, uscire a Faido e proseguire seguendo le indicazioni per Carì, dove una volta giunti, si può parcheggiare l'auto nel piazzale degli impianti di risalita (1622m), oppure, si può proseguire ancora un pezzo lungo la strada che conduce verso Carì di Dentro fino al cartello di divieto di transito (possibilità di parcheggi molto limitati).

Questa settimana ha fatto davvero caldo, le nevi sembra si stiano sciogliendo anche a quote più alte, e così, io e Flavia, decidiamo che è ora di cominciare il nostro programma estivo e di alzarci decisamente di quota. La meta, tra le prime della lista, è la Cima di Gana Rossa, che per quasi tutto l'inverno abbiamo osservato e studiato dai vari versanti. Per l'occasione decidono di farci compagnia Denise e Carmelo, che si accingono per la prima volta ad effettuare una vera e propria escursione di media montagna. Giunti a Carì proseguiamo ancora qualche metro lungo la strada che sale a Carì di Dentro, poi lasciata l'auto, iniziamo ad incamminarci seguendo la strada sterrata che in breve ci porta a Carì di Dentro, stupendo villaggio con tante abitazioni davvero ben fatte e curate.
La nostra meta è già lì sopra le nostre teste che ci osserva e ci invita a raggiungerla... vista da qui non sembra poi così inaccessibile, e fa anche meno impressione che vederla da lontano, ma si sa che le montagne vanno salite per capire realmente come son fatte, e così, all'uscita di Carì, abbandoniamo la strada che prosegue fino a Brusada per imboccare il sentiero ben segnalato che ci condurrà alla Capanna Gana Rossa. Dopo un bel traverso panoramico dove non ci tiriamo certo indietro dal soffermarci a fotografare le imponenti vette che dall'altro versante della valle dominano imponenti (Pizzo Forno, Campo Tencia e così via...), ci tuffiamo in uno splendido e freschissimo bosco di abeti e larici. Si sale dolcemente, le pendenze consentono di rimanere tutti in gruppo, ridere e scherzare senza farsi venire il fiatone. Poco più di una mezz'oretta di cammino circa ed eccoci fuori dal bosco tra prati verdi, fiori a volontà, sole, cielo azzurro... sembra di essere in paradiso. Pochi passi e siamo all'alpe di Vignone (1970m) dove effettuiamo una breve sosta per dissetarci e rilassarci un po'.
La nostra meta è sempre lì sopra le nostre teste, ora si intravede bene il filo di cresta sottile e frastagliato che sale dalla Bassa di Canariscetto, la via alpinistica che noi per ovvi motivi non faremo, mentre la nostra via di salita rimane ancora parzialmente nascosta, e ancora tutta da scoprire. Poco male, sia come sia tanto niente e nessuno ci fermerà, o quasi, e così, dopo esserci dissetati e riposati, riprendiamo a salire sempre seguendo il sentiero ben marcato in direzione della Capanna Gana Rossa di proprietà dell'UTOE, già ben visibile sopra di noi ai piedi della Sella di Ör Languosa. Dopo una quindicina di minuti raggiungiamo Segna, grandissimo pianoro verde dove sorge una cascina. Ora il sentiero si sposta a sinistra e risale a tornanti il ripido versante fino a portarsi a quota 2200m in prossimità delle Piotte di Segna, poi piega decisamente a destra e con un lungo, ma nemmeno poi tanto, traverso, ci porta dritti alla Capanna Gana Rossa (2270m) con il suo laghetto poco di sotto.
Qui una sosta è d'obbligo, sia per riprendere fiato, sia per visitare l'interno della capanna, che come tutte le capanne svizzere, è curato nei minimi dettagli, ben fornito di provviste e molto accogliente. Ora da qui si vede bene la cresta che dovremo percorrere per raggiungere la nostra cima... non sembra poi così tortuosa, a parte un passaggino roccioso di cui non si riesce ad intuirne bene la via di salita. Poco male... lo valuteremo al momento, intanto ci siamo riposati ed è ora di rimetterci in marcia. Da qui in poi il sentiero non esiste più, bisogna salire a vista cercando di guadagnare il filo di cresta. Noi preferiamo mantenerci leggermente più a sinistra snobbando così la Sella di Ör Languosa, e una volta raggiunta la cresta, iniziamo a percorrerne il primo tratto molto ampio tra prati verdi e grossi blocchi da raggirare. 
E infine eccoci qui, ora abbiamo proprio sopra le nostre teste il tratto finale, quello più ripido e apparentemente più sconnesso e roccioso. Iniziamo a salirlo puntando verso un canalino roccioso cercando di intuire la via migliore di salita, e come d'incanto appare sotto i nostri piedi un sentierino per pecore e capre... è ripido, in alcuni punti un po' stretto, in altri un po' a strapiombo, leggermente esposto, ma è la nostra via di salita, quella che ci porterà dritti in vetta. E così in un attimo raggiriamo il canalino roccioso, poi con un paio di zig-zag eccoci sul tratto terminale della cresta in vista dell'antecima con alle spalle la cima vera e propria dove sorge un gigantesco omone di pietra... pochi passi e siamo in vetta (2565m).
I complimenti a Denise e Carmelo sono d'obbligo, per essere alla loro prima esperienza sono stati davvero molto bravi, e anche Flavia ed io siamo alquanto felici e soddisfatti. Bene, a questo punto che si fa? Prima si scattano le foto di rito, poi si cerca un posto dove poggiare comodamente il lato B, poi si mangia, ci si riposa, si chiacchiera, si studiano nuovi ipotetici itinerari, si guarda il panorama, si cerca di dare un nome alle cime che ci circondano... insomma, spesso si pensa che arrivati in cima il più è fatto e invece, come potete vedere, c'è ancora tanto lavoro da fare :-).
E dopo aver fatto tutte queste cose, visto anche il sopraggiungere di nuvole un po' minacciose, decidiamo che è ora di scendere. Ripercorriamo a ritroso per un bel tratto la cresta di salita, poi appena possibile tagliamo per i pendii erbosi cercando di raggiungere il più agevolmente possibile la quota di 2300m. Da qui iniziamo a spostarci di traverso cercando di non perdere quota, vogliamo raggiungere il Lago di Carì racchiuso tra il Pizzo di Campello e il Pizzo d'Era. Questo tratto è lungo, si passa da prati verdi a sassaie di varie dimensioni, ma fondamentalmente non presenta particolari difficoltà, se non che bisogna procedere a vista e intuito in quanto non esiste un sentiero marcato.
C'è solo un problema... da lontano si odono un paio di tuoni, sembra stia per arrivare un temporale. Acceleriamo il passo, ma per ora tutto tace, forse era un falso allarme, anche se sopra di noi il cielo si sta coprendo. D'improvviso un lampo seguito da un tuono dopo nemmeno 15 secondi. Cavoli... è già troppo vicino a noi, la famosa regola dei 30 secondi è già andata a farsi benedire, siamo ancora lontani da possibili ripari e oltretutto in una zona troppo aperta, con diverse rocce e colatoi d'acqua. Che fare? Scendere giù in picchiata verso Carì non è il massimo, bisognerebbe puntar giù diritti su pendii alquanto ripidi e probabili salti di roccia, e finiremmo con l'impiegarci almeno un'ora. Non ci resta che proseguire velocemente e senza farsi troppe domande.
Il cielo è sempre più grigio, ma di fulmini e tuoni non ne vedremo più... a quanto pare è stato solo un fenomeno isolato. E così riusciamo a proseguire e ad arrivare in tutta tranquillità al Lago di Carì, dove sempre su percorso libero seguendo le piste da sci, iniziamo a scendere dapprima a Pro da Lei (2150m), dove ci fermiamo per una sosta merenda, e poi a Brusada dove imbocchiamo la strada sterrata che ci riporterà dritti a Carì. Strada facendo il cielo si copre nuovamente, lontano si comincia a sentire di nuovo qualche tuono, ma ormai siamo alla macchina e la cosa non ci preoccupa più. Non ci resta che risalire in auto e far ritorno a casa ultrasoddisfatti e altrettanto felici di questa nuova nostra splendida conquista.
Ah, dimenticavo... strada facendo, dopo circa 15 minuti dalla partenza, un violento temporale e acquazzone ci ha accompagnato fin quasi a Bellinzona, che dire... oggi c'è andata davvero di lusso!

Il percorso dalla Capanna Gana Rossa alla cima è da considerarsi per Escursionisti Esperti.



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
2 ora e 30 minuti circa
5 ore circa
12 km

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