Percorrere l'autostrada Svizzera in direzione S. Gottardo, uscire a Faido e proseguire seguendo le indicazioni per Carì fino a giungere a Molare, dove si parcheggia (1488m)
La Capanna Gana Rossa... c'eravamo passati la scorsa stagione estiva durante la salita alla Cima di Gana Rossa, e c'eravamo ripromessi di tornarci in questo inverno, con tanta neve. A occhio e croce avevamo adocchiato un punto cruciale del percorso, il cosiddetto "passaggio chiave", un canalino alquanto verticale che da Segna conduce alle Piotte della Segna dove poi sorge la capanna. Sapevamo che dovevamo attendere la giornata giusta, col sole, ma soprattutto col la neve ben assestata e il rischio valanghe basso, e in questo sabato le condizioni sembravano proprio essere dalla nostra parte. E così, entusiasti, ci avviamo in auto fino a Molare, dove andiamo a parcheggiare in un piccolo spiazzo lungo la carrozzabile che conduce a Riell Scür, che seguiamo a piedi per un breve tratto fino ad incontrare il cartello che indica il sentiero per la capanna.
Indossiamo le ciaspole e poi via... pochi passi e ci rendiamo subito conto che la giornata non sarà tra le più tranquille... la traccia per ora è ben battuta, ma la neve appare più primaverile che invernale... una leggera crosta semighiacciata si rompe costantemente al nostro passaggio facendoci sprofondare quei 10, 15 centimetri. Intanto il sole è già arrivato a tenerci compagnia, donandoci luce e tepore, ma aggravando ancor di più la situazione neve. Proseguiamo seguendo la traccia che ci conduce in mezz'oretta circa a Tidöcc, un piccolo agglomerato di baite molto carino, peccato solo i monumentali tralicci dell'alta tensione poco fotogenici e che disturbano il paesaggio. Qui la traccia termina... quindi GPS alla mano ci avventuriamo nel bosco cercando di seguire il sentiero estivo, che però di lì a poco abbandoniamo per tentare di salire seguendo il corso del Ri di Vignun in modo da abbreviare il percorso. La scelta risulta positiva, a parte qualche piccolo passaggio un po' ripido in neve molle dopo l'attraversamento del torrente, ma così facendo in breve ci ritroviamo fuori dal bosco, con la capanna e la Cima di Gana Rossa proprio di fronte a noi, alla nostra destra il Pizzo Molare che, abituati a vederlo da altre angolazioni, quasi non riconosciamo, mentre alle nostre spalle la vallata e il Pizzo Forno con la sua mole inconfondibile.
Splendido e tutto perfetto, solo la neve non è delle migliori e il vento, che di tanto in tanto, viene a farci compagnia con qualche forte raffica. Continuiamo a salire seguendo dall'alto il corso del torrente, fino ad individuare un ipotetico punto per attraversarlo e portarci sul versante opposto dove sorge l'alpe di Vignone, che abbiamo già avvistato. Qui la neve comincia a diventare ancor meno portante... Flavia, col suo peso piuma, se la cava decisamente meglio di me e fila via come una scheggia, io invece, decisamente più pesante di lei, tribolo un po' e di tanto in tanto mi ritrovo con la neve oltre le ginocchia, ma anche se più lentamente, procedo a testa bassa fino a guadagnare la cascina dell'alpe di Vignone. Qui optiamo per una sosta riposante e rifocillante... la giornata è stupenda, e con la neve in queste condizioni verrebbe quasi voglia di fermarsi qui, anche perchè il panorama non è per niente male, Pochi minuti e sopraggiungono due ciaspolatori dal tracciato che perviene da Carì... ci salutano e procedono verso la nostra meta... evviva, finalmente qualcuno che ci da il cambio a batter la traccia.
Dopo esserci ben riposati riprendiamo il nostro cammino seguendo le orme dei due escursionisti... ma l'illusione di aver tutta la traccia battuta fino alla meta svanisce qualche minuto dopo, quando li notiamo già in fase di rientro. Ci fermiamo un secondo a scambiare quattro chiacchiere, ci comunicano che hanno desistito causa forti raffiche di vento. Vabbè... noi imperterriti proviamo a continuare, e giunti al pianoro di Segna in effetti il vento è forte, ma non al punto da farci gettare la spugna. Proseguiamo in direzione del fatidico punto chiave, il canalino, che ora pian piano si avvicina e ci appare sempre più verticale e carico di neve. Ci portiamo nei pressi della cascina che sorge a Segna per studiare meglio la situazione.... da qui il canale è ben visibile proprio sopra le nostre teste, ma subito ci rendiamo conto che di lì non si può passare, troppo in piedi e troppo carico di neve, tra l'altro crostosa e poco portante. Attorno solo ripidi pendii e tracce di piccole e medie slavine... rimaniamo a lungo a guardarci attorno e valutare ogni singola via di salita, ma alla fine posiamo gli zaini a terra e optiamo per concludere la nostra salita qui a Segna (2079m).... troppo rischioso continuare.
Bene... a questo punto pala alla mano, comincio a spalare un po' di neve per creare un angolino al riparo dal vento dove poterci accomodare a consumare il nostro pranzetto e rimanere a lungo in questo piccolo angolo di paradiso a crogiolare al sole. Poco dopo pure il vento cessa di soffiare, e così, il tepore del sole, le spettacolari vette che ci circondano e la totale assenza di esseri umani, ci fa sentire davvero in paradiso. Tutto questo viene interrotto poco dopo da un fischio... lo riconosciamo subito, è il verso di un camoscio, ma... dove sarà mai? Scrutiamo ogni singola roccetta che riaffiora dal manto bianco, finchè Flavia nota della neve cadere da un costone roccioso, alla cui sommità c'è proprio lui, il nostro amico camoscio. Rimaniamo a lungo ad osservarlo mentre consuma anche lui il suo pranzetto, poi il sole comincia a calare e l'ora si fa tarda... si deve rientrare.
Per abbreviare ancor di più il percorso e cercare di goderci qualche bella discesa lungo i ripidi pendii, decidiamo di scendere praticamente tracciando una linea quasi retta da Segna fino a Tidöcc, direi perfettamente riuscita, se non per la neve che nel frattempo è divenuta ancor meno portante, tant'è che pure Flavia ora sprofonda alla grande, quindi vi lascio immaginare com'era per me :-). Dopo aver ripassato i pendii sotto l'alpe di Vignone, troviamo i segni di una vecchia traccia di ciaspole e sci che seguono i piloni dell'alta tensione... qui riusciamo a galleggiare un po' di più e così decidiamo di seguirla fino a Tidöcc, dove ritroviamo le nostre orme che ricalpestiamo per un tratto per poi abbandonarle e lanciarci giù a capofitto lungo i ripidi pendii fino a riagganciarci alla strada... pochi passi e siamo all'auto, mentre gli ultimi raggi di sole tingono di rosso la Punta di Stou, il Pizzo Molare e il Poncione di Nara. Non ci resta che rimetterci in viaggio verso casa, stanchi, ma comunque soddisfatti di quest'altra giornata trascorsa nel nostro ambiente preferito... la montagna!