Valle Onsernone
Motto dei Ciapitt
Da Locarno, proseguire seguendo le indicazioni per Centovalli e successivamente per Valle Onsernone, fino a giungere a Spruga, ultimo paese della valle, dove la strada termina in un ampio parcheggio (1113m)

Incredibile, a quanto pare anche oggi sole e cielo azzurro ci terranno ottima compagnia, e così io e Flavia optiamo per andare a ficcare il naso in una valle per noi ancora tutta da scoprire, e visto che nei giorni scorsi ha pure nevicato, sfruttiamo l'occasione per testare le ciaspole nuove! Giunti a Spruga, parcheggiamo l'auto, colazione, vestizione e via che imbocchiamo il sentiero che risale tra le antiche case del paesino fino ad immergersi in un bosco di faggi ormai spogliati delle loro abituali vesti. La salita è di quelle che rompe subito fiato e gambe, ma per fortuna non sarà tutta così, o quasi. In circa mezz'oretta raggiungiamo prima Tabid e subito dopo Pian Secco (1419m) dove ci soffermiamo nei pressi di una fontana per dissetarci e dove stringiamo amicizia con un simpatico e affettuoso Bovaro del Bernese. Intanto di fronte a noi cominciano a materializzarsi molte cime che fanno da confine tra Italia e Svizzera, alcune delle quali riconosco... Ziccher, Fornalone, Pizzo Ruggia, Pioda di Crana e così via.
Di neve per ora nemmeno l'ombra e il dubbio di esserci caricati sulle spalle inutilmente le ciaspole ci assilla, ma siamo solo a 1400m e dobbiamo salire fin quasi a 2200, qualcosa di sicuro lassù sarò diverso. Riprendiamo a salire, per essere una giornata di metà novembre fa caldino, ma la salita è piacevole, e dopo aver risalito un tratto tra larici ormai privi dei loro aghi, ecco spuntare un piccolo agglomerato di baite, siamo all'alpe Pesced (1778m), dove un gruppetto di capre capitanato da due becchi piuttosto grossi, si godono la bella giornata di sole. Qui facciamo una breve sosta, sia per riprendere fiato, sia per osservare il gran "lavoro" delle caprette, che per cercare di dare un nome alle numerose cime che ci circondano. All'alpe troviamo una palina con dei cartelli segnavie, noi ci manteniamo a sinistra seguendo le indicazioni per il Passo del Busan.
Il sentiero ora finalmente comincia ad alzarsi con pendenze più dolci, attraversiamo i prati ormai ingialliti di Pesced per poi rituffarci in un rado bosco di larici, e ad una svolta, ecco la nostra meta comparire di fronte a noi, ancora ben lontana e tutta imbiancata. Bene... ora possiamo quasi esser certi che le ciaspole ci serviranno, magari per poco, ma di sicuro non ce le siamo portate a spasso per nulla. Da qui il sentiero prosegue a mezza costa guadagnando quota dolcemente tra piccole radure, qualche larice e qualche sassaia, raggirando il Munzelüm, e dopo mezz'oretta circa siamo all'incrocio dei sentieri a quota 1976m... a destra si sale in vetta al Munzelüm, dritti si scende al laghetto dei Salei, a sinistra si va al Passo del Busan. Fin qui abbiam trovato solo sporadiche chiazze di neve facilmente calpestabili, ma la situazione ora è decisamente diversa, il manto bianco è aumentata di spessore, si comincia a sprofondare, e così.... sosta per indossare finalmente le ciaspole. Oh... adesso si che si ragiona... il passo diventa più deciso e sicuro, oltre che divertente, e in men che non si dica, tagliando un po' qua e un po' là, eccoci al Passo del Busan (2006m).
Ora i nostri sguardi sono rivolti alla nostra meta, che sembra tanto vicina, ma allo stesso tempo la salita ci appare alquanto ripida. Flavia lancia l'idea di fermarci a pranzare al passo per salire subito dopo in vetta, ma l'idea di affrontare quel tratto ripido con la pancia piena non mi garba per nulla, e così riesco a convincerla a proseguire, consapevole che durante la salita mi dovrò subire qualche sua maledizione, anche se poi in realtà non è stato così :-). E così siamo di nuovo in cammino, per un tratto seguiamo una traccia lasciata da qualche escursionista salito forse nei giorni scorsi, superiamo un punto dove riaffiorano alcune roccette e grossi massi, poi le pendenze diventano allucinanti, la neve è molle, sembra più primaverile che invernale, e si scivola che è un piacere. Dopo qualche faticoso tentativo, decidiamo di spostarci più a sinistra e risalire la cresta erbosa quasi priva di neve. Tolte le ciaspole riprendiamo a salire, il percorso ora è più agevole, ma la pendenza non è certo cambiata, e la fatica nelle gambe comincia a farsi sentire. Comunque sia, dopo una mezz'oretta di sofferenza, finalmente tocchiamo l'omino di vetta (2152m), e lo spettacolo che si apre ai nostri occhi è semplicemente magnifico. Da un lato l'Italia, dove riconosciamo molte cime, tra cui il il Monte Zeda, il Rosa, il Leone, il Pizzo Ruggia e la Pioda di Crana, poi più lontano il Trittico del Sempione. Dall'altra la Svizzera, con l'Adula sullo sfondo, il lago Maggiore, la valle di Vergeletto dove riconosciamo il Pizzo della Cavegna, più lontano il Pizzo Rotondo e le cime della Leventina, e così via... tante altre. Bene... a questo punto vista l'ora e la fame non ci resta che accomodarci e... si mangia.
Dopo esserci rifocillati e riposati, scattiamo la consueta foto di vetta, calziamo le ciaspole e via che iniziamo a scendere verso il Passo del Busan. La ripidità del percorso e la neve ulteriormente smollata non ci risparmiano qualche divertente scivolone, poi ritornati al passo ci incamminiamo verso il Laghetto di Salei, la cui superficie completamente ghiacciata ci regala splendidi effetti cromatici, poi, dopo aver costeggiato le sue rive, scendiamo dritti verso l'alpe Salei dove sorge l'omonima capanna (1777m), che visitiamo velocemente, perchè la nostra attenzione è attratta maggiormente da una coppia di camosci poco distanti che pascolano spensieratamente e per nulla impauriti dalla nostra presenza. Verrebbe voglia di fermarci qui all'infinito, ma il tempo sta cambiando velocemente... ora nuvole minacciose ricoprono il cielo e rendono l'ambiente grigio e cupo... e pensare che fino a mezz'ora fa c'era il sole e faceva quasi caldo! In più l'ora si è fatta tardi, meglio rimetterci in cammino.
Imbocchiamo così il sentiero in direzione di Comologno, per poi deviare successivamente per Ligünc, e dopo una discesa piuttosto monotona completamente immersi nel bosco, eccoci finalmente a Ligünc (1343m). Il cielo è sempre grigio, sono le 16.30 e si sta facendo sera, quindi brevissima sosta e poi via di nuovo sempre seguendo il sentiero per Comologno per poi deviare verso Cima al Corte, che dopo un traverso di sali e scendi finalmente raggiungiamo. A questo punto non ci resta che ripercorrere a ritroso il sentiero di salita che ripassando per Tabid ci riporta a Spruga, dove giungiamo quando ormai è già buio, decisamente stanchi e provati, ma anche altrettanto soddisfatti di questa splendida giornata vissuta fino all'ultimo minuto.



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
3 ore circa
5 ore e 45 minuti circa
12 km

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