Da Locarno, risalire la val Verzasca fino a Lavertezzo, indi, poco prima del Ponte dei Salti, svoltare a destra e salire fino alla frazione di Rancone dove un piccolo spiazzo all'ingresso del paese consente di posteggiare l'auto (596m)
Non ne potevamo proprio più di questa primavera che non arriva e di queste intense piogge che ci hanno costretti ad uno stop forzato di due week-end. Finalmente le previsioni sembrano promettere una domenica col sole, e anche se io e Flavia prediligiamo il sabato per le nostre uscite, questa volta decidiamo di fare un'eccezione e approfittare di queste finestra di bel tempo che si spera durerà a lungo. Appena giunti a Rancone veniamo accolti da un gelido e forte vento, ma il cielo è azzurro e il sole già alto in cielo, e questo è quel che conta per noi.
Il sentiero ha inizio proprio al termine della strada a lato del posteggio, attraversiamo il bel paesino che ancora dorme, poi giunti in prossimità di una cappella, ci tuffiamo in un fitto bosco seguendo sempre il sentiero che guadagna quota dolcemente. Questo tratto ci da modo di riscaldare gradatamente i muscoli, rompere il fiato, e goderci gli splendidi scorci che offre sui versanti della vallata e sui ripidi pendii rocciosi che precipitano dal Pizzo d'Eus. Strada facendo incontriamo altre cappelle, poi il sentiero improvvisamente sembra piombare giù fino a portarci in prossimità di un ponte che ci permette di attraversare l'impetuoso torrente dalle verdi acque e spumeggianti cascatelle. Da qui in poi il sentiero comincia ad impennarsi e a guadagnare quota velocemente, tant'è che di tanto in tanto siamo costretti ad effettuare qualche sosta per riprendere fiato e riposare un po' le gambe.
Dopo una decina di minuti di cammino, troviamo su un sasso le indicazione per la nostra meta, abbandoniamo così il sentiero principale e iniziamo ad inerpicarci su per i ripidi versanti. Dopo una serie di tornanti il mezzo al bosco incontriamo dei ruderi di vecchie baite, fino a sbucare all'aperto in prossimità di Rodana. A parte un paio di baite ristrutturate e ben tenute, il resto è tutto un cumulo di macerie... peccato. Riprendiamo a salire, ora il sentiero diventa ancora più ripido e non sempre agevole. C'è molta acqua e fango, a volte si ha più l'impressione di camminare nel letto di un torrente piuttosto che su un sentiero vero e proprio, in più le abbondanti piogge dei giorni scorsi hanno reso il percorso alquanto sconnesso e ingombro di pietre e fogliame.
Cammina cammina, sosta dopo sosta, eccoci in prossimità delle placconate rocciose che piombano giù dalla vetta del Pizzo d'Eus. Sono impressionanti da vedere e apparentemente impossibili da superare, e invece... ecco prima un breve traverso un po' esposto dove son stati ricavati nelle roccia una sorta di gradini, e per rendere più sicuro il passaggio sono state posizionate delle catene. Superiamo in scioltezza questo tratto, poi ancora un pezzo di sentiero, ed ecco ad un altro passaggio su roccette, meno esposto del precedente e senza catene. Superato anche questo il sentiero ora diventa decisamente più agevole, ma sempre ripido, e dopo un ultimo tratto di bosco, eccoci all'aperto e in vista della croce di Eus.
Ora dobbiamo risalire un vallone molto ampio tra prati verdi e primule in fiore; l'ambiente attorno a noi è davvero spettacolare e ci rende euforici dandoci la forza di continuare. Tornante dopo tornante, eccoci finalmente in vista di Eus, splendido alpeggio curato nei minimi particolari, che in breve raggiungiamo. Qui effettuiamo una breve sosta, ammaliati dallo splendore del Pizzo Vogorno, del Madone e del Poncione d'Alnasca che con la sua vetta a piramide domina la vallata opposta. E' talmente bello questo piccolo angolo di paradiso che verrebbe quasi voglia di fermarci qui, ma la nostra cima è vicina come non mai, ormai manca davvero molto poco, e la curiosità di andare a vedere cosa si vede da lassù è più forte della stanchezza accumulata nelle nostre gambe, quindi... via che si riparte.
Risaliamo l'ampia cresta inizialmente seguendo il sentiero, poi tagliando un po' qua e un po' là cercando di raggirare i residui nevai. D'un tratto ci voltiamo per guardare dall'alto Eus e.. sorpresa! Ora possiamo ammirare anche il Poncione Rosso, splendida vetta che da tempo attira l'attenzione mia e di Flavia e che forse un giorno saliremo... chissà! Estasiati dalla sua mole, continuiamo a salire e dopo qualche minuto eccoci in vetta (1728m).
Siamo arrivati finalmente, e ora possiamo goderci la spettacolare veduta sulle vette della val Verzasca e della val Maggia. Descrivere cosa si prova in questi momenti è pressochè impossibile, e per di più, pur essendo domenica, la cima è deserta... siamo io, Flavia e le montagne... semplicemente divino, di più non potevamo proprio chiedere. Non ci resta che accomodarci e goderci tutto questo splendore che ci circonda, oltre che consumare il nostro pranzetto, che oggi ci siamo ampiamente meritati. Di tanto in tanto qualche folata di vento viene a farci compagnia, ma nel complesso si sta davvero bene, il cielo è azzurro, fa caldino e la giornata è ideale per distendersi sul prato e rimanere a lungo a crogiolare al sole, tant'è che torneremo a casa con un bel colorino in viso e sulle braccia. Ma non pensate che abbiamo solo riposato.. :-) con l'aiuto di bussola e cartina ci siamo anche divertiti a dare un nome alle cime circostanti e ad individuare prossime mete.
Dopo una permanenza in vetta di più di due ore, scattiamo una foto ricordo e ci rimettiamo in cammino verso valle, e poco dopo scopriamo che non eravamo proprio i soli a popolare la cima. Pochi passi lungo il sentiero di discesa e notiamo una vipera che si affretta ad andare a nascondersi, e qui mi viene spontaneo dire... meno male che Dasy l'ho lasciata a casa, perchè vivace e curiosa com'è, di sicuro sarebbe andata ad importunarla. Seguendo in parte il sentiero di salita e in parte tagliando giù per i prati, ritorniamo ad Eus dove ci soffermiamo un po' a visitare l'alpe, poi via di nuovo verso valle.
Se la salita non è stata tra le più clementi, la discesa possiam dire che non è stata certo migliore, se poi ci aggiungiamo l'abbondante presenza di acqua e le gambe già affaticate dalla salita, beh... vi lascio immaginare. Ma il peggio deve ancora venire. Superate le placconate rocciose, eccoci sul tratto di sentiero più ripido e sconnesso, e qui le gambe cominciano a dire la loro e la stanchezza a farsi sentire, e tanto per cambiare ci imbattiamo in un'altra biscia che di primo acchito scambio per una vipera (scorpirò solo una volta arrivato a casa che si trattava di una natrice viperina, molto simile alla vipera, ma innoqua per l'uomo), questa decisamente più incazzata della prima, visto che devo averla quasi calpestata senza accorgermene. Dopo avergli chiesto il più gentilmente possibile di scansarsi, riprendiamo la nostra discesa e passo dopo passo eccoci finalmente di ritorno a Rodana, dove sostiamo qualche minuto per riposarci e riprendere fiato, poi giù di nuovo fino al ponte sul torrente, e infine, ora su sentiero alquanto più agevole e con pendenze decisamente più clementi, ritorniamo a Rancone... finalmente alla macchina!
Stanchi, ma con tanta gioia in cuore e un sorriso a trentadue denti stampato sui nostri visi, (il mio con qualche dente in meno perchè non ho la fortuna, o sfortuna che sia, di averne trentadue) ci rimettiamo in viaggio verso casa.