Valle Verzasca
Lago del Starlarèsc da Scimarmota
Da Locarno, risalire la val Verzasca fino a Brione Verzasca. All'ingresso del paese, subito dopo il ponte sull'Osura, imboccare la prima strada a sinistra (strada senza uscita) e seguirla fino alla fine, dove un piccolo piazzale consente di lasciare l'auto (756m)

Di una cosa possiamo esserne certi: la val Verzasca è una gran bella valle, incontaminata, dalle acque impetuose, cristalline e di color verde smeraldo, che col passar dei secoli hanno levigato le rocce rendendole alquanto suggestive. Ma c'è il rovescio della medaglia: camminare in Verzasca vuol dire far fatica, risalire sentieri maledettamente ripidi, compiere dislivelli anche notevoli, ma anche tanta, tanta e ancora tanta soddisfazione, ecco perchè oggi io e Flavia abbiamo deciso di ritornarvi per scoprire un'altra splendida perla incastonata in questa valle.
Svolti i preparativi, ci incamminiamo passando in mezzo ad un gruppetto di case per poi imboccare un sentierino che conduce ad incrociare il sentiero ufficiale in prossimità di un ponte sull'Osura. Oltrepassando il ponte, non possiamo fare a meno di soffermarci ad ascoltare il vociferare delle impetuose acque del torrente e ad ammirare le splendide pozze d'acqua verde smeraldo... una meraviglia! Poco dopo siamo a Sgerbi, e qui ha inizio la nostra vera e propria salita.
Il primo tratto sale ripido e a tornanti in mezzo al fitto bosco di faggi, di tanto in tanto tra i rami affiora la sagoma del Poncione d'Alnasca con la sua singolare forma. Dopo circa mezz'oretta eccoci a Sparvé, con le sue baite alcune ben tenute, altre ridotte ad un cumulo di macerie. Breve sosta per ammirare il paesaggio che ci circonda, poi via di nuovo nel fitto e ripido bosco.
E qui si comincia a salire, salire, salire, sempre più in alto, sempre più ripido. Ben presto i faggi cedono il posto a larici e abeti, e il bosco diventa magico e fresco, e meno male, perchè oggi fa davvero caldo, finalmente una giornata come si deve! Saliamo costeggiando il Valegg di Tremossa che col vociferare delle sue acque ci tiene compagnia, di tanto in tanto attraversiamo piccoli ruscelletti, poi a quota 1400 circa ecco il primo intoppo... un canalino ancora colmo di neve. Facendo bene attenzione a dove si mettono i piedi, lo superiamo, ma da qui in poi sarà tutto un susseguirsi di canali piccoli e grossi con residui di valanghe da superare. Facendo sempre bene attenzione a dove si mettono i piedi, specialmente nell'attraversare le valanghe dove sotto scorre acqua, arriviamo a quota 1675, dove aimè, anzi... "ainoi"... qui è tutto un nevaio e non si capisce più nulla. Dove si va? Ma soprattutto... reggerà il nostro peso tutta questa neve?
Prima di tutto... cerchiamo di individuare dov'è il passaggio, e grazie un po' al gps, un po' al binocolo di Flavia, riusciamo ad imboccare la direzione giusta e a scorgere in lontananza, su una roccia, un segno di vernice bianco-rosso. La neve regge molto bene per fortuna, e così, in men che non si dica, siamo dall'altra parte. Ora il sentiero torna agevole, compaiono le prime fioriture di primule e crocus, ma purtroppo tutto questo durerà poco, infatti... rieccoci di nuovo a calpestare neve. Non ci resta che rassegnarci, se vogliamo andare avanti dobbiamo calpestarla e basta.
Da quota 1750 circa in poi neve, neve e soltanto neve, e in alcuni punti si sprofonda fin oltre le ginocchia, anzi... diciamolo pure... fino alle balle :-). Finalmente qualcosa compare davanti a noi, sembra un tetto, si è proprio un tetto, siamo alle baite di Scimarmota. (1839m). Qui i tracciati si dividono... a destra si sale verso la cresta che separa il Pizzo Costic dalla cima del Masnee, a sinistra si va al lago del Stralaresc da Scimarmota. Visto il grado di innevamento e la fatica fatta fin qui, decidiamo di mantenerci a sinistra e raggiungere il lago. Anche se non manca molto, questo tratto di percorso credo che me lo ricorderò per un bel po', visto che me lo son fatto per buona parte coi gioielli di famiglia belli al fresco... vi lascio immaginare :-). Ma cammina cammina, anzi sprofonda sprofonda, finalmente eccoci al lago (1855m), che di primo acchito ci delude un po' essendo ancora tutto ghiacciato, ma poi, visto con altri occhi e da altre angolazioni, risulterà comunque molto bello e singolare, soprattutto per la posizione e la colorazione delle acque ai suoi bordi dove le nevi cominciano a sciogliersi.
Saliamo ancora qualche decina di metri fino a raggiungere una roccia sporgente che ci offre un comodo a asciutto posticino dove poter effettuare la nostra sosta pranzo e finalmente... relax, sole, e panorami da dieci e lode. Più tardi assisteremo anche ad un fugace passaggio di un camoscio, talmente fugace che è riuscito a dileguarsi prima ancora che riuscissimo ad afferrare le macchine fotografiche.. peccato! Dopo una lunga sosta, giunge il momento, anche se a malincuore, di rimetterci in cammino verso valle.
Scattata la foto ricordo ritorniamo in riva al lago a calpestare nuovamente neve, che nel frattempo si è ulteriormente smollata, quindi... potete immaginare. Per fortuna in discesa si fa un po' meno fatica, e così in breve siamo alle baite di Scimarmota e poi via via, ricalpestando fedelmente le orme della salita, ripassiamo tutti i tratti innevati, poi giù per il fitto e ripido bosco fino a Sparvè, dove effettuiamo una breve sosta prima di riprendere nuovamente a scendere e far ritorno al parcheggio dove l'auto è rimasta ad attenderci.
Lungo la via del ritorno, ci soffermiamo in prossimità di un tornante subito fuori Brione a visitare una vecchia lüera (trappola per lupi), poi una sosta sul Ponte dei Salti a Lavertezzo e infine via verso casa... e un'altra splendida giornata è finita!



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
3 ore e 30 minuti circa
6 ore circa
8.5 km

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