Val Colla
Sasso Palazzo - Sasso Grande
Passato il confine Svizzero, proseguire in direzione Lugano, poi Tesserete e quindi risalire la val Colla fino alla località Cimadera (1100m)

Visto la bella giornata che le previsioni meteo promettevano, giusto per variare un po', oggi io e Flavia abbiam deciso di andare ad arrampicare un pochino sulla guglia principale dei Denti della Vecchia, il Sasso Grande. Niente di così trascendentale intendiamoci, anche perchè nè io nè Flavia amiamo l'arrampicata... si tratta di una salita per di più lungo un sentiero comodo e agevole, solo gli ultimi 100 metri, dal Passo Streccione alla vetta, presentano un canalone ghiaioso, e un altro ripido, stretto, con passaggi di II e III grado, ma mai esposti. Ovviamente, questa seguita da noi, è la via più semplice, perchè per chi vuole divertirsi con tiri di corde, imbracatura, scarpette d'arrampicata ecc... beh.. lungo gli altri versanti troverà sicuramente pane per i propri denti.
Ma veniamo al racconto della giornata. Da Cimadera imbocchiamo la strada asfaltata che attraversa il paese seguendo le indicazioni per la Capanna Pairolo, che dopo esser passati a fianco di una bella cappella in prossimità di Prato Bello, e aver risalito un tratto di bosco su una comoda ed ampia mulattiera, dapprima lastricata, poi sterrata, in circa un'oretta raggiungiamo. Da qui è già ben visibile la nostra meta, ma alquanto ancor lontana. Deviamo su un sentiero alto in direzione del Passo Pairolo evitando così di passare per la capanna, anche perchè la nostra attenzione è attratta maggiormente dalle numerose fioriture nei prati circostanti. Si va dall'erica, alla poligala, poi le genziane, e tante altre fioriture che non conosciamo, ma a cui prima o poi riusciremo a dare un nome. Dopo una lunga sosta e numerosi click, ripartiamo verso il Passo Pairolo, dove, una volta giunti, imbocchiamo il sentiero a destra che ci porterà dritti alla base della nostra meta.
Superiamo un tratto tra splendidi e profumati pini mughi, per poi inoltrarci in un fitto bosco di faggi sfiancando a volte grossi massi e pareti rocciose biancastre, dove nelle loro fessure, numerose sono le fioriture di Primule Orecchia d'Orso. D'un tratto un rumore di passi ci fa sobbalzare e alzare lo sguardo,... è un giovane camoscio che molto tranquillamente ci osserva, si lascia fotografare, per poi salutarci e sempre con molta calma sparire nel fitto bosco.
Più felici di prima riprendiamo il nostro cammino finchè individuiamo su una roccia una freccia e una scritta "Cresta Sasso Palazzo". Beh... già che siam qui, tanto vale salire anche su questa vetta, e così senza troppi indugi imbocchiamo il sentiero che ci porta a percorrere uno splendido tratto tra boschi e imponenti guglie fino a giungere sulla sommità del Sasso Palazzo (1483m). La vista che si gode da quassù è veramente splendida, già basterebbe per poter concludere la giornata in bellezza, ma c'è una montagna, alta, imponente, aspra e dalla forma invitante che si erge a poche centinaia di metri da noi... il Sasso Grande.
Dopo un breve spuntino, una foto di vetta e qualche altra al panorama, purtroppo in parte guastato dalla foschia, ridiscendiamo per un breve tratto fino alla base della vetta, per poi imboccare il sentiero a destra e scendere liberamente sui prati fino a ricongiungerci col sentiero principale. Da qui, dopo esserci soffermati ad ammirare le strapiombanti pareti del Sasso Palazzo, trasformate in vere e proprie palestre di roccia, riprendiamo il nostro cammino fino a giungere al Passo Streccione, indicato dai cartelli come Sasso Grande. Qui seguiamo una traccia inizialmente poco evidente che si snoda sulla destra, fino a guadagnare una bastionata rocciosa dove il sentiero torna evidente. Ora si sale più decisamente, fino all'imbocco del primo canalino ghiaioso. Una breve sosta per riporre i bastoncini sullo zaino, studiare un po' il percorso e poi via. Poco dopo, su alcune rocce, intravediamo segni di vernice bianco-blu alquanto sbiaditi, ma che confermano che siamo sulla giusta via. Anche lungo questo tratto ci troviamo a passare tra imponenti guglie che ricordano molto le dolomiti del Trentino, non a caso i Denti della Vecchia sono anche soprannominati "le Dolomiti del Ticino". Dopo un breve tratto di sentiero più tranquillo, eccoci alla base del camino che dovremo risalire. I passaggi di primo acchito sembrano alquanto angusti e stretti, tant'è che mi viene il dubbio se riuscirò a passarci dentro e rimarrò incastrato :-). Ma l'unico modo per saperlo è quello di provare, e così, con la giusta calma ed attenzione, iniziamo la nostra ascesa. Nel primo tratto si sale abbastanza agevolmente, bisogna solo far attenzione a non sbattere la testa contro qualche sperone roccioso, poi arriva il punto più impegnativo. Lo spazio tra le due pareti rocciose non consente di salire per la via diretta, e così non si può far altro che iniziare ad arrampicarsi sulla parete di destra. La roccia è buona, gli appigli ci sono, ma vanno un po' individuati, direi che questo tratto presenta sicuramente passaggi di II, ma anche di III grado. Di buono c'è che si tratta di pochi metri, forse 5 o 6, e che non si è mai esposti; con molta calma e attenzione superiamo questo passaggio che è poi la chiave di tutta la salita. Da qui in poi si procede più facilmente, risaliamo sempre stando nel bel mezzo del canalino continuando ad utilizzare mani e piedi fino a guadagnare la crestina finale, e in men che non si dica.... siamo in vetta (1491m).
Inutile dire che la soddisfazione è tanta e che il panorama che si gode da quassù è davvero stupendo. In cima troviamo anche il libro di vetta dove lasciamo le nostre firme, poi, dopo aver scattato una serie di foto, ci sediamo nei pressi dell'omino di vetta e in totale solitudine (roba da non crederci) consumiamo il nostro strameritato pranzetto e ci gustiamo la splendida giornata.
Purtroppo il tempo è tiranno, il percorso che ci attende è ancora lungo e sappiamo che la discesa ci porterà via ancora un po' di tempo. Ricomposti gli zaini riprendiamo il nostro cammino fino all'imbocco del canalino, che con molta calma ed attenzione ci apprestiamo a ridiscendere. Il tratto più complicato è sempre lo stesso, ma alla fine riusciamo a superarlo senza l'ausilio delle corde, e da lì in poi si torna a calpestare sentieri agevoli fino a riportarci al Passo Streccione. Qui, anzichè tornare indietro, proseguiamo in direzione dell'alpe Bolla, e con un percorso in cresta a tratti panoramico, a tratti immerso nel bosco, raggiungiamo la Bocchetta di Brumea dove ci fermiamo per riposarci un pochino. Tralasciamo ora il sentiero che scende fino all'alpe Bolla per imboccare quello in direzione dell'alpe di Castello, che raggiungiamo in breve.
Dopo esserci dissetati con la freschissima acqua che sgorga dalla fontana dell'alpe, riprendiamo il nostro cammino immergendoci nuovamente nel fitto bosco, e con una serie di sali e scendi (più sali che scendi), dopo circa un'oretta sbuchiamo nei pressi del Passo Pairolo. Qui sostiamo qualche minuto, giusto per riposare un po' le nostre ormai stanche membra e scattare ancora qualche bella foto, poi via di nuovo seguendo a ritroso la comoda mulattiera che in circa 40 minuti ci riporta al parcheggio di Cimadera. Beh... possiamo proprio dire che oggi non ci siamo fatti mancare proprio nulla... 2 cime, tanti fiori, un camoscio, sole e splendide vedute... altro non potevamo proprio chiedere!

NB. Il tratto di salita dal Passo Streccione alla vetta del Sasso Grande è da considerarsi per soli escursionisti esperti in grado di affrontare qualche facile passaggio d'arrampicata.



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
1 ora e 45 minuti + 1 ora circa
5 ore e 30 minuti circa
15.5 km

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