Autostrada Svizzera direzione San Bernardino. Passato Bellinzona, proseguire fino a Roveredo dove si abbandona l'autostrada e si prosegue seguendo le indicazioni per la Val Calanca. Giunti ad Arvigo, all'uscita del paese, imboccare la strada carrozzabile che sale a sinistra e porta ai Monti di Arvigo (nessuna indicazione). Da quota 1640m la strada diventa sterrata fino all'Alpe di Stabveder (1948m).
Oggi sono solo, e a dir la verità, dopo la perdita di Chicca, non mi sento neanche particolarmente invogliato a farmi un'escursione in montagna. Ma rimanere a casa a guardare le sue cose rimaste lì dove lei le ha lasciate, a guardarsi attorno nella speranza di poter incrociare ancora una volta i suoi occhi e scoprire che è stato solo un brutto sogno, non è certo il modo migliore per superare questo triste momento e riprendere la vita di tutti i giorni. Quando io soffrivo, lei soffriva con me, e il modo migliore per saperla felice, è superare in fretta questo momento e tornare quanto prima a sorridere. E così eccomi qui, a Stabveder, con un tempo dubbioso. In valle c'erano tante nuvole e foschia, qui c'è il sole e cielo azzurro, ma ho come l'impressione che sia solo una situazione temporanea. Vabbè, bando alle ciance, indosso scarponi e zaino e via, inizio a salire seguendo il sentiero che parte proprio dietro l'alpe di Stabveder.
Nel primo tratto si sale seguendo un po' qua e un po' là degli ometti e dei segni di vernice, in alcuni punti riaffiora una sorta di traccia, ma per lo più si sale a vista, bisogna solo fare attenzione a non perdere i segnali. Dopo una mezz'oretta di cammino, tra prati fioriti e ruscelletti, si giunge ad una sorta di passo dove si incrociano più sentieri. Su un sasso individuo la scritta Pizzo di Claro, bene, sto andando nella direzione giusta. Ora proseguo leggermente in discesa in direzione di un anfiteatro molto bello, in lontananza individuo il Piz de Molinera, più sotto una mandria di mucche pascola felicemente, nei prati attorno a me una gigantesca marmotta fugge veloce verso la sua tana, ma la cima del Pizzo di Claro qual è? Bella domanda... la direzione che sto seguendo è giusta, carta e GPS parlano chiaro, ma non sono ancora riuscito a decifrare quale sia la vetta... scoprirò solo poi che in realtà non si vede fino all'ultimo, quando praticamente arrivi a sbatterci il naso contro le sue due croci di vetta. Poco male, l'importante è avere la certezza di essere sul sentiero giusto, e di questo ne sono più che sicuro.
Da qui inizio un lungo traverso tra prati verdi e pietre di varie dimensioni, fino a pervenire in prossimità di un gigantesco sasso piatto che si presterebbe bene come terrazza per prendere il sole. Quasi quasi mi fermo qui, ma no dai... ormai mancherà poco. Consulto l'altimetro, sono a circa 2300m, eh... col fischio che manca poco... ma non mi pare proprio il caso di fermarmi qui. E allora via, ora risalgo un tratto tra sfasciumi e pietre più o meno grosse talvolta instabili, il sentiero è ripido, il sole è a picco sopra la mia testa, non soffia un alito di vento neppure a pagarlo, morale.. fa un caldo bestiale. Si suda, eccome se si suda, ma la voglia di arrivare in vetta è tanta... speriamo solo di non trovarmi nel bel mezzo della foschia e non riuscire a vedere nulla. Proseguo ancora seguendo il sentiero ora ben evidente che risale trasversalmente un pendio erboso, poi su a tornanti stretti alternando prato a pietruzze e terriccio bianco... sopra la mia testa un gregge di pecore pascola rumorosamente... ma che avranno poi da dirsi... chiacchierone! Magari stanno pure parlano male di me o mi stanno prendendo in giro ben consapevoli che tanto non comprendo la loro lingua... ma prima o poi farò un corso accelerato di belati e poi vi faccio vedere io :-).
Salgo, salgo e poi salgo ancora, sempre più in alto, sempre più ripido... il terreno cambia di nuovo, ora si torna a salire tra prati verdi e fioriture varie, il sentiero è stato bersagliato dal passaggio delle pecore e risulta alquanto disagevole, sembra quasi di camminare sulla sabbia delle spiagge di Rimini, cambia solo l'inclinazione. Guardo cartina e GPS e mi accorgo che manca poco, ormai sono a quota 2600m, pochi passi ed eccomi affacciato sulla vallata che piomba giù verso Pian Belasc, racchiuso da ben due Torrone Rosso (mi piacerebbe capire perchè gli Svizzeri si divertono a chiamare più montagne o passi con lo stesso nome col rischio di creare confusione... bah!). C'è qualcosa che si muove sotto di me, è un camoscio, si si è un camoscio che salta e fugge via lontano dileguandosi in men che non si dica, ma io ti ho fregato lo stesso amico mio, son stato più veloce di te e ti ho fotografato e ripreso ugualmente :-). Mi giro e vedo due persone avanti a me, e alle loro spalle una croce... direi che manca davvero poco. Ancora un breve traverso un po' aereo ed eccomi sulla cresta terminale; a picco sotto di me il lago di Canee col suo colore blu scuro, stupendo... pochi passi ed eccomi in vetta (2727m).
Foschia e nuvole non mi permettono di vedere l'orizzonte infinito, e neppure la valle con Bellinzona sotto di me, ma il panorama è comunque notevole, non ci si può certo lamentare. Ammetto che senza l'amica Flavia mi trovo un po' disorientato di fronte a tutte queste vette a me ancora un po' sconosciute, ma qualcuna la riconosco dai... la Cima dell'Uomo, il Madone, il Vogorno, il Poncione Rosso, e poi grazie alla cartina riesco a dare il nome a qualche altra. Bene, a questo punto, solita foto di vetta e non mi resta che godermi il panorama e rifocillarmi. Nonostante la quota, fa caldo, e per di più la vetta è sovraffollata da mosche, moschini, insetti di ogni tipo, alquanto fastidiosi, e così, anche se con un po' di rammarico, decido di scendere.
Ripercorro pari pari il sentiero di salita, il primo tratto di discesa è ripido, bisogna muoversi con un po' di cautela, ma passo dopo passo supero tutto quanto ed eccomi in prossimità del sassone piatto che sembra quasi invitarmi ad una sosta. Ma perchè no... c'è il sole, il sasso è comodissimo e allora... sosta sia. Purtroppo però gli insetti ci sono anche qui, abbondanti e fastidiosi quanto quelli in vetta, che siano gli stessi che mi hanno seguito? Morale della favola... riprendo il cammino e via in direttissima fino all'alpe di Stabveder dove riprendo l'auto e mi rimetto in marcia verso casa. Lungo la via del ritorno, opto per una deviazione a S. Maria in Calanca, con la sua splendida chiesa e la famosa torre dalla cui sommità si gode di uno splendido panorama sulla vallata. Anche oggi, bella gita!
Piccola nota informativa: il Pizzo di Claro, o Visagno o anche comunemente chiamato Cervino di Bellinzona, in realtà fa parte del distretto di Riviera, ma avendolo salito dalla val Calanca, l'ho inserito nelle escursioni del distretto di Moesa, di cui la valle ne è parte.