Percorrere l'autostrada Svizzera fino a raggiungere San Bernardino, dove, una volta giunti, entrare in paese e andare a parcheggiare nei pressi della ditta che imbottiglia l'acqua minerale di S. Bernardino. (1615m)
Era tutto pronto per un'escursione di quelle mozzafiato in un ambiente fiabesco, ma si sa che se la fortuna è cieca mentre la sfiga ci vede 10 decimi, ed ecco che venerdì nevica su tutta Italia, impennando di nuovo il rischio valanghe sulle alpi, e così... tutto rimandato. Che si fa? Rinunciamo all'uscita prima di Natale? Pensa e ripensa e alla fine un'idea la tiriam fuori, un percorso breve, visto anche la probabilità di trovare neve fresca e assenza di tracce, e soprattutto in un luogo sicuro senza rischi. Giunti a San Bernardino, il termometro segna -12 gradi, ma c'è di peggio... appena aperte le portiere dell'auto, ecco una folata di venticello gelido... anche oggi saremo in "buona" compagnia.
Veloci ci prepariamo, anche perchè il parcheggio è in ombra e vi lascio immaginare il rumore dei nostri denti, e via che si parte seguendo, cosa che non ci aspettavamo, una traccia battuta... evviva. Il prima tratto si sale in un fitto bosco di abeti, rigorosamente all'ombra, dove pure Gioy e Dasy, nonostante le loro folte pellicce, sembrano patire un po' il freddo. Il percorso però è davvero suggestivo, e dopo circa mezz'oretta di salita, perveniamo nelle vicinanze di una cascata che generalmente nei periodi estivi tiene compagnia agli escursionisti di passaggio col vociferare delle sue impetuose acque... oggi è tutta ghiacciata, ma comunque sia, è affascinante.
Poco dopo usciamo dal bosco, dove la prima cosa che vien da dire è: finalmente al sole! Già... ma i festeggiamenti durano solo pochi secondi, perchè ad accoglierci assieme alla luce del sole, arriva una folata di gelido vento, subito seguita da una seconda e così via. Cavoli... anche oggi dovremo patir freddo... di positivo c'è che non è forte come quello della scorsa settimana, ma è solo un'amara consolazione, visto che la temperatura è ben al di sotto dello zero. Intabarrati il più possibile, procediamo a testa bassa senza perderci troppo in chiacchiere, fermandoci giusto il tempo per scattare le dovute foto o per studiare il percorso migliore da seguire, visto che con la fine del bosco è terminata pure la traccia battuta. La neve è crostosa, in alcuni punti è talmente ventata che quasi non esiste, il che rende la salita più agevole, altre volte la crosta ghiacciata è talmente sottile da non reggere al nostro passaggio ostacolandoci e rendendo la salita più faticosa. Comunque sia, dopo un'ora circa dalla partenza, individuiamo poco sotto di noi la palina che indica il Pian Lumbrif, il che significa cha siamo circa a metà strada.
Ora risaliamo i bei pendi, a volte un po' ripidi, che si addentrano in val Vignun, una spettacolare valle racchiusa tra il Piz Uccello e il Cavriola da un alto, e il Piz De La Lumbreida e quello di Vignun dall'altro. Il gelido venticello continua a flagellarci, ma noi imperterriti continuiamo a salire, e dopo aver superato una serie di dune e qualche ripido pendio, attraversiamo il Ri de Fontanalba per affrontare l'ultimo strappo fino a giungere al pianoro dove sorge la Cassina de Vignun (2215m). Qui decidiamo di concludere la nostra escursione... troppo freddo per proseguire e poi senza traccia battuta la fatica è raddoppiata se non triplicata.
Mentre Flavia cerca di sfamare i due pelosoni, io mi preoccupo di trovare un posticino riparato dal vento dove si possa stare comodamente seduti a pranzare e soprattutto senza patir troppo freddo. L'unico lato della cascina ben riparato è quello verso valle, purtroppo sommerso da una montagna di neve, ma... niente panico! La neve è talmente soffice e farinosa che in men che non si dica riesco a creare un piccolo spazio sufficiente poter appoggiare i nostri lati B, e così al riparo dal vento e baciati dal sole, diamo fondo alle nostre provviste, mentre Gioy e Dasy, già sfamati, danno inizio alle loro danze.
Sostiamo per più di un'ora, poi il freddo si intensifica e comincia a penetrare nelle ossa, e così, scattata la foto ricordo, iniziamo ad incamminarci verso valle. Seguiamo per un tratto la pista che abbiam battuto in salita, poi appena possibile, cominciamo a tagliare i ripidi pendii ben innevati fino a giungere a Pian Lumbrif, dove sostiamo giusto il tempo per scattare qualche foto e poi via di nuovo seguendo i paletti segnavia che spuntano fuori dalla neve, fino a giungere all'inizio del bosco. Poco dopo siamo già in vista della bella cascata gelata che nel frattempo, complice la luce e qualche raggio di sole, ha assunto una colorazione azzurrina che la rende ancor più affascinante, e dopo aver scattato ancora qualche foto, riprendiamo la nostra discesa senza più soste fino a tornare al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto, rigorosamente in ombra e a -9 gradi.
A questo punto non ci resta che affrettarci a rimettere tutta l'attrezzatura in macchina e avviarci verso casa. Strada facendo, visto che siamo di passaggio e che il sole non è ancora tramontato, maturiamo l'idea di salire a Santa Maria in Calanca, dove andiamo a vistare la chiesa e la torre, poi finalmente sazi e soddisfatti, ci rimettiamo in viaggio verso casa.