Autostrada Svizzera direzione San Bernardino. Passato Bellinzona, proseguire fino a Roveredo dove si abbandona l'autostrada e si prosegue seguendo le indicazioni per la Val Calanca. Risalire tutta la valle fino a Valbella, frazione di Rossa, ultimo località della valle, dove, superata la chiesetta e le ultime baite, sulla destra, si trova uno spiazzo sterrato dove è possibile lasciare l'auto. (1334m)
Posteggiata l'auto ci incamminiamo lungo la strada asfaltata ritornando indietro di qualche metro in direzione del paese fino ad incontrare una palina con dei cartelli che ci indicano le possibili mete da raggiungere. Il sentiero inizialmente perde quota abbastanza rapidamente fino a portarsi a livello del torrente Calancasca, che attraversiamo comodamente grazie ad un ponticello di legno. La giornata non sembra tra le migliori, c'è un timido sole, ma si intuisce che il maltempo è alle porte. Non importa, fiduciosi delle previsioni meteo che parlavano di una finestra di tempo discreto fino alle prime ore del pomeriggio, procediamo convinti e spensierati nella nostra impresa.
Superato il ponte iniziamo a salire seguendo il sentiero ben evidente e ben marcato. Poco dopo la nostra attenzione viene attirata da alcune simpatiche sculture di legno realizzate dai boscaioli armati di motosega... prima due grossi funghi, poi una mano, poi un altro funghetto più piccolo... davvero un'idea molto carina. Il sentiero, a parte qualche breve e ripido strappo, sale con dolci pendenze e sempre ben agevole e marcato, alto sul Rià de Campalesc, che lo sentiamo scorrere impetuoso e di tanto in tanto intravediamo sotto di noi. Dopo un'oretta di cammino circa perveniamo a Cascinot, dove sorge un'isolata baita e nei prati circostanti pascolano diverse pecore, che alla nostra vista, fanno di tutto per attirare la nostra attenzione. Qui sostiamo qualche minuto per guardarci attorno, ammirare il paesaggio, il Piz di Strega e il Pizzo del Ramulazz che si ergono imponenti alle nostre spalle, poi riprendiamo a salire sempre seguendo il sentiero ben marcato, che poco più avanti va a perdersi in riva al torrente.
Una valanga di detriti, di sicuro non molto recente, ha fatto crollare e sommerso tutto quanto. Poco male... lungo gli argini del torrente troviamo diversi ometti di pietra che indicano il percorso più agevole da seguire. C'è da fare solo un po' attenzione a superare qualche blocco di pietra o cumulo di detriti alquanti instabili, ma tutto sommato si passa abbastanza agevolmente, e dopo una cinquantina di metri circa, ci si riaggancia al vecchio sentiero. E qui ha inizio forse il tratto più noioso e un po' complicato se vogliamo. Il sentiero sale ripido dapprima tra rododendri in fiore creando uno scenario spettacolare, poi prosegue con pendenze molto più dolci tagliando il versante della montagna. Spesso bisogna fare i conti con pietre viscide e fango, per non parlare poi della vegetazione piuttosto rigogliosa e alquanto invadente. Ma tutto sommato è solo un breve tratto di poco più di mezz'ora di cammino, poi il sentiero scende a guadare il Rià de Campalesc (oggi per noi fortunatamente sommerso da una grossa valanga di neve che ci ha enormemente facilitato l'attraversamento) e passa sul versante opposto della valle.
Da qui è tutto un susseguirsi di nevai facilmente superabili, fino a giungere ai piedi dell'ultimo strappo che ci porterà al lago. Nel frattempo però, il cielo si è coperto e inizia a piovere, ma ormai manca poco, tanto vale proseguire e sperare di trovare un riparo all'alp de Trescolmen. Più avanti la situazione si complica: bisogna nuovamente attraversare il Rià de Campalesc, ma l'acqua è piuttosto alta e impetuosa. Cerchiamo invano un ipotetico punto per passare, ma nulla da fare... non c'è. Sembra che l'unica alternativa sia quella di togliere gli scarponi e mettere a mollo i piedi, ma bisogna comunque fare i conti con la corrente e con le pietre viscide. Quando tutto sembra perduto, cartina e GPS alla mano, scopriamo che il lago è proprio dritto sopra le nostre teste, e che forse, risalendo i ripidi pendii alla nostra destra e attraversando qualche nevaio, lo si riesce a raggiungere evitando questo benedetto guado.
Non ci resta che provare, e così, sotto una pioggia ormai battente, iniziamo la nostra impresa. Tra uno zig-zag e l'altro tra prati, pietre e nevai, guadagnamo quota, in alcuni punti troviamo anche degli ometti, segno che qualcun'altro in passato deve aver avuto la nostra stessa idea, e infine... eccoci finalmente al lago (2025m), ancora parzialmente ghiacciato, ma comunque splendido, e a quanto pare qualcuno da lassù ha pure voluto premiarci... c'è il sole! Si proprio così, c'è il sole, pallido pallido, ma c'è, e questo rende me e Flavia alquanto felici. Bene... dopo aver approfittato di questo spiraglio di bel tempo per scattare tutte le foto possibili, non ci resta che accomodarci lungo le rive del lago, dove nelle sue acque limpide e calme vi si rispecchiano le cime circostanti, e gustarci il nostro squisitissimo pranzetto, oggi gentilmente offerto dall'amica Flavia :-).
Purtroppo l'illusione del bel tempo svanisce dopo una mezz'oretta di sosta... il cielo si copre di nuovo, comincia a gocciolare. Riaffardelliamo velocemente gli zaini e ci incamminiamo verso l'alp de Trescolmen, che dista pochi minuti dal lago. Una volta giunti all'alpe imbocchiamo il sentiero che conduce alla bocchetta de Trescolmen, e qui inizia a piovere a dirotto. A metà salita circa, visto che il tempo non vuol proprio cambiare, anzi, sembra peggiorare, decidiamo di abbandonare l'idea di salire fino alla bocchetta, e di raggiungere solo un'altura (2107m) per poter vedere il lago dall'alto. Detto fatto... giusto il tempo di qualche foto poi via verso valle.
Sulla discesa non c'è molto da dire, se non che abbiamo ricalpestato fedelmente i nostri passi e che abbiam preso acqua fino a Cascinot, dove abbiamo approfittato di una tettoia adibita a legnaia per ripararci un po', asciugarci e fare una breve sosta. Poi finalmente la pioggia ha cessato di cadere, e così, l'ultima ora di cammino, siamo riusciti a godercela in tutta tranquillità guardati a vista da un timido sole.
Che dire? Acquazzoni a parte, di sicuro è stata comunque una bella gita in una valle piuttosto selvaggia e poco conosciuta, che merita di essere visitata (magari in una giornata di sole!!!)
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