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Val Camadra
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Verso Cima di Camadra
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Seguire le indicazione per il passo Lucomagno, indi proseguire in direzione Blenio e successivamente val Camadra. Risalire tutta la valle fino a poco dopo Daigra, dove ha inizio la strada consorziale che conduce al Pian Geirètt, chiusa al traffico. Il pian Geirètt è raggiungibile, oltre che a piedi, anche con le linee di autobus Bleniesi che nei mesi di luglio e agosto effettuano corse giornaliere con partenza da Ghirone.
Al nostro arrivo al Pian Geirètt (2012m) il sole ancora non si vede, ma in compenso la nostra meta è illuminata dalle primissime luci dell'alba. Subito ci mettiamo in cammino e iniziamo a risalire il ripidissimo sentiero degli stambecchi, mentre pian piano il sole comincia ad illuminare sempre più la valle e la nostra meta. Si continua a salire bei prati erbosi, ma il ripido sentiero ci costringerò presto a fare una breve sosta per riprender fiato. Ora il sole splende alto in cielo e illumina le vette sopra il Pian Geirètt e più in lontananza l'Adula. Riprendiamo il cammino, il percorso diventa più severo, si risalgono canalini pietrosi e instabili che Angelo supera con molta tranquillità, si costeggiano numerosi e splendidi laghetti, fino ad arrivare al Pass d'Uffiern (2628m) da dove ammiriamo l'omonimo lago Continuiamo a seguire per un brevissimo tratto il sentiero degli stambecchi in direzione di una casermetta militare, poi pieghiamo decisamente a destra tra grosse pietre e sfasciumi fino a raggiungere un'altura da dove ci appare imponente e apparentemente impossibile da salire, la nostra meta. Un lungo tratto in falsopiano ci separa dal ripido pendio finale sotto la vetta. Mentre lo percorriamo un simpatico stambecco osserva incuriosito il nostro passaggio. Poco dopo ne arrivano altri due. Superato il falsopiano eccoci sotto il pendio finale, fatto di grosse pietre, sfasciumi e placconate di roccia. Troviamo dei segnavia bianco/blu che decidiamo di seguire raggirando di tanto in tanto qualche placconata rocciosa per agevolare il passaggio a Chicca. A quota 2900 circa i segni bianco/blu spariscono, forse perchè nelle precedenti stagioni tutta questa pietraia era ricoperta da nevai che agevolavano notevolmente la salita. Si prosegue quindi un po' a tentoni, cercando sempre la via migliore e meno faticosa. A quota 2970 però, mi rendo conto che Chicca è esausta, tutto questo continuo saltare da un masso all'altro, risalire tratti rocciosi e canalini di pietre instabili l'ha davvero sfinita e d'altra parte non è certo un percorso adatto a lei. Con un po' di rammarico, ma per il bene di lei e la sicurezza dei miei amici, io decido di fermarmi a questa quota su un gigantesco e comodo masso piatto, da cui si ha comunque una bellissima veduta sulla Cima della Bianca, sul Piano della Greina contornato dalle sue cime e sull'Adula. Mentre io e Chicca ci sistemiamo e riposiamo, i miei due amici tentano di proseguire alla conquista della vetta. Dopo aver dissetato e sfamato Chicca, mentre lei riposa, io scruto la parete di roccia e sfasciumi sopra la mia testa nella speranza di scorgere i miei due amici sotto la vetta o meglio ancora sulla cima (3172m). Nel frattempo, però, alcune nuvole di tanto in tanto coprono la cima e mi destano qualche preoccupazione. Se dovesse scendere la nebbia diventerebbe davvero difficile per loro ritrovarmi e ritrovare il percorso di discesa. Poco dopo ecco spuntare Mario, non in vetta però, ma su uno dei tanti massoni sopra la mia testa e mi fa segno di no, tornano indietro anche loro. In breve il gruppo è ricompattato, e se da un lato sono felice di essere di nuovo in loro compagnia e di non dovermi più preoccupare delle nuvole, dall'altro sono dispiaciuto perchè sicuramente, anche se non lo hanno mai ammesso e neppure fatto pesare, se non sono arrivati in vetta una parte di colpa è dovuta a me che mi son dovuto fermare per Chicca. Poco dopo sopraggiunge un altro escursionista svizzero che salendo avevo intravisto percorrere la cresta sud-ovest. Anche lui però, arrivato più o meno nello stesso punto raggiunto dai miei amici, ha deciso di rinunciare, in quanto tutti quanti mi hanno descritto come un tratto ripido, tutto sfasciumi instabili e grossi massi da aggirare o superare. Non passano 15 minuti che sopraggiungono altri due escursionisti, tentano una via di salita più spostata verso la cresta sud-est, ma... poco dopo si fermano pure loro. A quanto pare non era la giornata giusta per arrivare in vetta o la totale assenza di nevai ha reso veramente impossibile o comunque più difficile e pericolosa l'ascesa di questa montagna. In un certo senso la presenza di altre persone che non hanno conquistato nemmeno loro la vetta mi risolleva il morale e mi fa pesare meno il fatto che nemmeno i miei due amici siano potuti salire. A questo punto non ci rimane che rifocillarci e goderci comunque un meritato riposo. Chicca nel frattempo si è ripresa, ma la vedo guardare piuttosto pensierosa il tratto che dovrà percorrere per scendere. Dopo esserci ben riposati tutti quanti, scattiamo una foto a ricordo di questa giornata, riaffardelliamo gli zaini e ci rimettiamo in cammino verso il Pass d'Uffiern. Decidiamo di provare a spostarci verso la cresta sud-ovest che apparentemente sembra non presentare salti di rocce e grossi massi. In effetti il percorso lì è decisamente meno impegnativo, e lo ridiscendiamo con molta più tranquillità e meno fatica. Questa via è sicuramente da tenere presente per un prossimo ed eventuale tentativo si salita. Scendendo appare sotto di noi il Pian Geirètt dominato dalle sue vette circostanti e dal Piano delle Greina, mentre alle nostre spalle ci lasciamo la nostra mancata vetta e il Piz Medel. Nei pressi del Pass d'Uffiern, ammiriamo splendidi laghetti e l'omonimo lago, poi, poco prima del passo, decidiamo di raggiungere la casermetta militare dove facciamo una breve sosta in compagnia di altri due escursionisti sopraggiunti dal sentiero per la capanna Bovarina poco dopo il nostro arrivo. Dalla casermetta si ha una splendida visione del lago d'Uffiern. Qualche minuto, ed ecco spuntare sopra i costoni rocciosi del Sasso Lanzone due splendidi stambecchi che ci osservano e sembrano addirittura ascoltare le nostre chiacchiere. Ripreso fiato iniziamo l'ultimo tratto di ripida discesa, ripassiamo il Pass d'Uffiern e poco dopo ecco a strapiombo sotto di noi il Pian Geirètt. Superiamo con molta attenzione il tratto ripido e pietroso, poi una lunga e ripida discesa tra prati verdeggianti, ed eccoci di ritorno al Pian Geirètt. Felici della bella giornata, ma con un po' di rammarico in cuore per non aver raggiunto la vetta, affondiamo i nostri "dispiaceri" nei prelibati formaggi dell'alpe di Camadra di fuori e poi via verso casa. Bellissima uscita in un ambiente piuttosto severo da dopo il Pass d'Uffiern, ma con paesaggi e panorami mozzafiato. |
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