Da Locarno si percorre la Valle Maggia fino a Peccia, dove si prosegue seguendo le indicazioni per Piano di Peccia. Neve permettendo, è possibile arrivare in auto fino a Ghieiba. (1150m)
Oggi finalmente siamo al completo, oltre a me e Flavia, ci sono anche Gioy e Dasy, che come al solito ne combineranno di tutti i colori. Per l'occasione scegliamo di salire al Rifugio Poncione di Braga, che da un po' di tempo avevamo in programma, ma che come spesso accade, bisogna attendere la giornata giusta. Le previsioni meteo sono ottime, è solo previsto vento in quota, ma la zona, a occhio e croce, dovrebbe essere abbastanza riparata; e così, giunti fino a Ghieba in auto, svolgiamo velocemente i preparativi e ci incamminiamo seguendo la strada sterrata il cui transito è consentito ai soli autorizzati.
A dir la verità ci aspettavamo una giornata decisamente migliore... il sole c'è, ma il cielo è velato e la neve scarseggia... al suo posto tanto ghiaccio. Risaliamo il primo tratto facendo molta attenzione a non scivolare, le ciaspole per ora non servono, al loro posto sarebbe molto meglio calzare i ramponi, ma il tratto di strada ghiacciato è breve e così decidiamo di procedere senza, prestando molta attenzione a dove poggiamo i piedi, poi, superato un ponticello sul fiume Peccia, la situazione migliora decisamente, il ghiaccio scompare lasciando il posto a neve compatta e battuta da un gatto delle nevi o qualcosa di simile. Guadagnamo quota molto dolcemente godendoci il panorama dall'alto su Ghieiba e sulla vallata, poi, dopo una serie di tornanti, giungiamo all'imbocco di una galleria, che meglio non attraversare per via delle pareti sovrastanti che scaricano neve e ghiaccio. Poco prima di questa galleria, sulla sinistra, ha inizio il sentiero vero e proprio per il Rifugio Poncione di Braga.
Qui finalmente possiamo indossare le ciaspole e si comincia a fare sul serio. Le pendenze aumentano vertiginosamente, e ce ne accorgiamo subito per via del fiato e del passo che si accorciano. Poco dopo possiamo ammirare la cascata della Crosa, o quel che ne rimane... un rigagnolo che piomba giù dalle alte pareti rocciose e che finisce dritto sopra una gigantesca montagna di ghiaccio dalla colorazione azzurrastra. Certamente vedere questa cascata in primavera o estate dev'essere uno spettacolo, ma anche così ha il suo fascino, tant'è che ci soffermiamo diverso tempo per ammirarla e fotografarla. E poi via di nuovo, sempre nel bosco ripido, ma dalle varie relazioni lette, sappiamo che il peggio deve ancora venire. E infatti, dalla quota 1700m circa, il pendio si impenna ancor di più... c'è chi dice che questo tratto abbia una pendenza di 35 gradi, chi di 40 e chi di 45... noi non lo sappiamo, ma possiamo garantirvi che è ripido. E a complicar le cose ci si mettono pure il vento che ci soffia contro e una neve primaverile e poco portante, insomma... arriviamo a circa quota 1800m, al termine di questo ripido tratto, praticamente quasi senza più energie. Una sosta per riprendere fiato è d'obbligo, poi via che si riprende a salire, e dopo un traverso nel bosco su neve a tratti compatta, a tratti poco portante, usciamo all'aperto e vediamo finalmente la nostra meta sopra di noi, apparentemente vicina, ma l'altimetro ci avverte che è solo un'illusione.. dobbiamo salire ancora 150m.
Cavolo... siamo stanchi, e questi ultimi metri sembrano non terminare mai. Saliamo, saliamo e saliamo fino a portarci alla Grassa di Peccia dove sorgono tre baite, da qui la meta è a un tiro di schioppo, ma per raggiungerla dobbiamo spostarci ancora un po' a sinistra per poi deviare decisamente a destra, e finalmente eccoci sull'ultimo pendio che in breve ci conduce al rifugio (2003m).
Come prima cosa ci complimentiamo, posiamo gli zaini e sfamiamo i due pelosi, che a differenza di noi, grazie alle loro scorribande e i continui su e giù, avranno fatto almeno il doppio, se non il triplo della strada (ma dove troveranno mai tutte quelle energie... chi lo sa?). Poi una visitina veloce all'interno della struttura, davvero molto bello e accogliente, e poi finalmente, baciati dal sole, ci accomodiamo all'esterno del rifugio e... si mangia. Purtroppo il sole, poco dopo, va a nascondersi dietro il Pizzo Castello... intuiamo che sarà una cosa temporanea, ma l'attesa è lunga e sembra non finire mai, solo dopo una mezz'oretta di batti-denti, rieccolo spuntare dal lato opposto della vetta... ora si che si sta davvero bene. Nel frattempo, una compagnia di sette persone, ci hanno raggiunto e han preso posto all'interno del rifugio per mangiare e pernottare. Noi invece, dopo essere rimasti ancora un po' a goderci il paesaggio e il tepore del sole, vista l'ora, riaffardelliamo gli zaini e ci prepariamo per la discesa.
Seguiamo fedelmente il tracciato di salita, ora decisamente più battuto visto il passaggio dei sette escursionisti che ci hanno seguito, ma purtroppo la neve non è per nulla delle migliori. Sopra una crosta ghiacciata e sconnessa, vi è una crosta poco portante che si rompe ad ogni nostro passo facendoci incassare diversi colpi. Dopo il traverso in leggera discesa, ci rituffiamo nel bosco ed eccoci di fronte al tratto più ripido. In salita è stato decisamente faticoso, ma con questa neve, pure in discesa non sarà certo da meno, ma passo dopo passo, ne usciamo fuori. Ora ci attende ancora un breve traverso nel bosco con pendenze più abbordabili, dove avvistiamo un camoscio che, accortosi della nostra presenza, fugge a gambe levate, talmente veloce che non riusciamo neppure a pensare di prendere le macchine fotografiche per immortalarlo. E poi ancora giù lungo un tratto ancora ripido fino a tornare finalmente sulla strada.... ora possiamo rilassarci e goderci l'ultimo tratto di discesa. Già... peccato che questo tratto, anche per via della stanchezza che ormai ci affligge, risulterà lungo e piuttosto monotono, e solo dopo una serie di interminabili tornanti, arriviamo a Ghieiba, dove come d'incanto ci riappare l'auto... ora finalmente sì che possiamo davvero rilassarci.
In conclusione, che dire? La giornata è stata comunque splendida, il rifugio merita una visita e la zona è spettacolare, ma la neve oggi ci ha proprio messo ko. Se continua così, ho la netta sensazione che sia meglio appendere al chiodo l'attrezzatura invernale e accingersi a percorrere tutti quei sentieri a bassa quota che generalmente finiscono per essere snobbati, in quanto d'inverno si prediligono i percorsi innevati e d'estate quelli d'alta quota. Boh, staremo a vedere, certo è che se non arriva più neve e le temperature continuano a mantenersi miti, ci resta davvero poco da fare!