Val Lavizzara
Lago di Mognòla
Da Locarno si percorre la Valle Maggia per poi proseguire in Val Lavizzara fino a Fusio, dove si imbocca la strada per la Val Sambuco fino a giungere a Portol di Fuori. Da qui, una strada sterrata con accesso privato (transito a proprio rischio), conduce a Vacarisc di Fuori. (1496m)

Viste le ottime previsioni meteo per questo fine settimana, nè io nè Flavia riusciamo a resistere al richiamo delle nostre amate montagne. Le gambe però non hanno ancora del tutto smaltito la sfaticata dello scorso mercoledì alla capanna Gariss, e quindi optiamo per un giro più corto e con meno dislivello rispetto a quel che solitamente è nostra consuetudine affrontare. Per l'occasione scegliamo di andare a scoprire un laghetto in val Lavizzara, una delle valli che compone la più conosciuta valle Maggia.
Lasciata l'auto ci incamminiamo lungo il sentiero ben segnalato che ci conduce subito ad un bivio. Qui si hanno due possibilità: salire direttamente a Mognòla per poi rientrare passando per l'acquedotto di pietra, opera di alta ingegneria di altri tempi, oppure compiere il giro inverso. Noi scegliamo la prima, ossia salire direttamente al lago. Attraversiamo così il Ri di Vacarisc grazie ad un bel ponticello di legno per poi inerpicarci su nel fitto e fresco bosco di larici. In breve perveniamo a Corte dell'Ovi, dove sorge una baita solitaria e un bel fontanone. Ci alziamo qualche metro per rivedere e fotografare la corte dall'alto, e per cominciare a dare un nome alle vette che ci circondano, poi via di nuovo sempre immersi in uno splendido bosco di larici, alcuni in fiore.
Sembrerà assurdo, ma nonostante i miei numerosi giri in montagna, è la prima volta che vedo finalmente i larici in fiore, e l'emozione è davvero tanta. Scattate le macro di rito, riprendiamo a salire e dopo circa un'oretta dalla partenza sbuchiamo fuori in un ampia radura verde, siamo a Corte Mognòla. L'ambiente è davvero suggestivo e ricco di storia, tant'è che in una delle cascine che compongono la corte (la cascina della memoria), è stato allestito una sorta di museo... all'interno vi si trovano pannelli didattici e antichi attrezzi che raccontano la storia degli alpigiani che popolavano queste montagne.
Dopo un'accurata visita a questa cascina, riprendiamo a salire in direzione di una cascata... i prati attorno alla corte sono un'esplosione di fioriture di Crocus, mai visti così tanti in una sola volta. Il sentiero risale ora un ampio canalone, a tratti troviamo qualche piccolo nevaietto che raggiriamo o attraversiamo, e dopo una ventina di minuti circa siamo al culmine della salita, proprio all'inizio dell'impetuosa cascata. Ora entriamo in una conca e come d'incanto ecco che ci appare il Lago di Mognòla (2003m), stupendo, ancora parzialmente ghiacciato, contornato da pareti rocciose dove i padroni di casa sono senza dubbio il Pizzo Canà e L'Uomo. Bene... a questo punto optiamo per una sosta sia per goderci la spettacolare veduta sul lago, sia per gustarci un bel panino. Ci portiamo sulla riva opposta del lago in direzione della Corte del Lago, che essendo ancora in mezzo alla neve non visiteremo. Trovato un sasso piatto e abbastanza ampio per ospitarci, poggiamo gli zaini e si mangia.
Lungo le rive del lago alcuni pescatori gettano gli ami delle loro canne da pesca, ma mi sa che a fine giornata avranno un magro bottino :-). A noi invece coi nostri panini andrà sicuramente meglio, e dopo un'oretta di sosta circa, scattiamo la consueta foto ricordo e ci rimettiamo in cammino. Torniamo indietro di qualche passo fino a trovare il bivio segnalato per l'acquedotto, e qui il sentiero guadagna ancora qualche metro di quota. Salendo non possiamo fare a meno di soffermarci per riguardare lo splendido specchio d'acqua la cui forma ricorda vagamente quella di un cuore, poi al termine della salita tocchiamo la Corte della Sassina (2048m) dove sorge una solitaria baita. Da qui in poi procediamo praticamente in piano, o meglio... un po' su, un po' giù, compiendo un traverso che ci condurrà a Canà, da dove parte la canalizzazione.
Siamo all'acquedotto, opera di altissimo ingegno di altri tempi. Diversi pannelli didattici illustrano la costruzione dell'opera e la sua utilità, noi in breve possiamo dirvi che si tratta di una canalizzazione di circa 1000m scavata per buona parte nella roccia, costruita nel 1866, che serviva a convogliare le acque del Ri di Canàa alle sottostanti corti per soddisfare tutte le esigenze casearie, abbeverare il bestiame e irrigare i campi. Alcuni tratti di questa canalizzazione ci lasciano davvero a bocca aperta, sono una vera e propria opera d'arte... non oso pensare come apparirebbe se fosse stato realizzato solo un centinaio d'anni più tardi... quasi certamente tutto rigorosamente di cemento con tutte le conseguenze del caso sull'ambiente circostante.
Il sentiero corre a lato della canalizzazione fino a piombar giù a Corte del Sasso, dove effettuiamo una sosta per ammirare il panorama sulla vallata e sul lago di Sambuco. Poi da qui passiamo per il Passo di Mezzo che conduce all'omonima Corte, e infine, seguendo il sentiero che si snoda all'interno di un fresco bosco di larici, scendiamo fino a Vacarisc di Dentro. Da qui in breve siamo a Vacarisc di Fuori, dove termina la nostra escursione.
Lungo la via del ritorno ci fermiamo a visitare Fusio, caratteristico paesino della val Lavizzara, e a Mogno, dove sorge una modernissima chiesa realizzata con la pietra locale creando dei singolari e straordinari effetti cromatici che lasciano letteralmente a bocca aperta.



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
1 ora e 30 minuti circa
3 ore circa
6.5 km

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