Passata la frontiera Svizzera, si prosegue verso il passo del Sempione e 200 metri circa dopo Engiloch, sulla sinistra, vi è un ampio spiazzo per posteggiare l'auto. (1830m)
La prima cosa che ci viene spontanea dire arrivati a Engiloch e scesi dall'auto è... ma che freddo fa? Siamo attorno ai 6 gradi, ma c'è di peggio... soffia un forte vento gelido che a dir la verità mi preoccupa un po'. Conosco bene la montagna che stiamo per accingerci a salire, e conosco bene il tratto terminale, tutto in cresta ed esposto ai quattro venti. Chissà come sarà la situazione lassù se già quaggiù si balbetta dal freddo!? La seconda è... che giornatona! In cielo non vi è una nuvola, e chissà che panorami ci attendono dalla vetta!?
Entusiasti, e infreddoliti, iniziamo la nostra gita, in discesa. Già... per una volta tanto si parte in discesa, breve, pochi metri, per poi cominciare a salire e raggiungere in brevissimo tempo Chlusmatte, dove una mandria di mucche al pascolo ci saluta e ci augura una buona giornata. A fianco della fontana dell'alpe ha inizio il sentiero vero e proprio, che in un primo momento sale dolcemente tra rododendri e mirtilli, mentre la vallata pian piano si allontana e il panorama diventa sempre più sublime. Il Galehorn invece è lì, proprio sopra le nostre teste, che ci osserva coi suoi mega antennoni posizionati sulla sua sommità, ma... anche se appare vicino, per salirvi bisogna compiere un ampio giro quindi... meglio non illudersi troppo.
Sali sali raggiungiamo Wysse Bode, un'enorme distesa di prati verdi solcati da un torrente chiusi a monte da una placconata di rocce da cui precipita una stupenda cascata. Finora il vento si è fatto sentire, ma non in modo particolarmente fastidioso, e così procediamo tranquilli e sempre entusiasti. Attraversiamo la spianata dirigendoci verso la cascata, per poi inerpicarci sul versante sinistro della montagna, superiamo un piccolo salto di rocce dove sono state posizionate delle catene e una scaletta, ed eccoci alla sommità della cascata, dove lo scenario cambia radicalmente.
A questo punto abbiamo due possibilità: attraversare l'enorme distesa di pietre, portarci sul versante opposto e proseguire verso il Sirwoltesattel, oppure mantenerci a sinistra e tra sfasciumi e grosse pietre salire ai laghi di Sirwolte. In previsioni di scendere dal Galehorn per l'altro versante, decidiamo di allungare un pochino il tragitto e di passare ora per i laghi. Lungo la salita incontriamo numerosi frammenti di ordigni probabilmente usati per qualche esercitazione militare, e cammina cammina eccoci al primo lago, o meglio... a quel che ne rimane dopo l'alluvione del 1993. Da qui, seguendo i segni di vernice bianco-rossi ci portiamo sulle rive del secondo lago, decisamente molto più grande e con degli splendidi colori
Dopo una breve sosta per scattare qualche foto e contemplare l'ambiente che ci circonda, riprendiamo a salire ora tra prati verdi, incontriamo un gregge di capre e di strane pecore, passiamo a fianco di un laghetto ed eccoci al Sirwoltesattel. Qui abbandoniamo il sentiero che scende nella Nanztal per inerpicarci su percorso libero lungo i prati verdi a destra del passo fino a guadagnare la cresta che ci condurrà sull'antecima del Galehorn. Finora il vento si è fatto sentire, ma senza dar particolarmente fastidio, ma ora che siamo in cresta... si salvi chi può. Le raffiche sono forti, ma soprattutto fredde, gelide, di quelle che ti tagliano il viso, che ti tolgono pure il respiro, tant'è che sia io che Antonio saliamo con molta fatica. A testa bassa e senza porsi troppe domande e perchè, proseguiamo fino all'antecima, poi un breve traverso e siamo in vetta. (2797m).
La sommità del Galehorn ha due principali caratteristiche: la prima... grosse antenne che se da un lato deturpano l'ambiente, dall'altro, in giornate ventose come queste, bisogna ammettere che offrono un ottimo riparo. La seconda... è un'immensa distesa di pietre e sfasciumi, sembra quasi di essere approdati sulla Luna. Decidiamo di portarci velocemente sulla sommità opposta per ammirare il panorama sull'altra valle, ma una volta giunti lì, scattiamo velocemente alcune foto e poi via di corsa al riparo sotto le grosse antenne. Finalmente un po' di pace.. il vento continua a soffiare forte staccando blocchi di ghiaccio formatosi sulle antenne, ma noi siamo al riparo, anche se il freddo si fa comunque sentire. Col passare del tempo tutto sembra attenuarsi, e così, dopo una lunga sosta rigeneratrice, decidiamo di rimetterci in marcia.
Optiamo per scendere inventandoci un percorso alternativo, studiato un po' a vista e un po' sulla carta. Seguiamo così la linea di cresta che precipita giù parallela al versante di salita, in alcuni punti si scende tra grossi blocchi, in altri su prati ripidi a volte insidiosi, altre ancora tra sfasciumi in parte instabili. Scendiamo a vista e a fiuto, fino a guadagnare una bel pianoro erboso, da dove possiamo vedere a picco sotto di noi Wysse Bode, che raggiungiamo di lì a breve sempre scendendo liberamente su ripidi prati. Qui troviamo una mandria di mucche che pascola felicemente, e dopo aver familiarizzato un po' con loro, ci rimettiamo in cammino ora seguendo pari pari il sentiero di salita fino a tornare a Chlusmatte, e infine all'auto, dove arriviamo stanchi, ma decisamente soddisfatti della giornata e degli splendidi panorami.
NB. Il percorso seguito da noi in discesa non è segnato e non esiste. Noi siamo scesi a vista cercando di individuare i passaggi migliori e adatti alle nostre capacità. Chi decidesse di ricalpestare i nostri passi faccia molta attenzione e valuti bene le proprie capacità escursionistiche e di orientamento!