Seguire la statale per la val Formazza, passato il paese Premia, svoltare a destra seguendo le indicazioni per gli Orridi di Uriezzo. Proseguire sempre dritto e risalire fino al paese Crego (781m), dove è possibile lasciare l'auto nel piazzale antistante la chiesa parrocchiale.
Finalmente un Giornata con la G maiuscola, caldo (beh... forse quello anche troppo!), sole, cielo azzurro, soltanto un po' di foschia verso valle, ma per il resto tutto perfetto. Arrivati a Crego, entusiasti di questa giornata, ci affrettiamo a svolgere i preparativi, e dopo il consueto giro panoramico attorno alla caratteristica chiesa, iniziamo a salire seguendo per un breve tratto la strada consortile asfaltata, per poi imboccare il sentiero per Aleccio. Si sale fin da subito con pendenze alquanto importanti, ma per fortuna il bosco ci è amico e una leggera brezza rende la salita alquanto piacevole e meno faticosa del previsto. Dopo un breve traverso, giunti in prossimità di un torrente, ci manteniamo a sinistra e cominciamo ad inerpicarci lungo un sentiero ancor più ripido, dove gambe e fiato vengono messi a dura prova. Si sale a zig-zag (per fortuna!) con tornanti più o meno ampi, ma la pendenza non è certo da sottovalutare, quindi... meglio prendersela comoda. Dopo un lungo tratto completamente immersi nel bosco, eccoci finalmente in prossimità di una distesa di prato verde con tanto di baite nel mezzo, dove ci soffermiamo qualche minuto per riprendere fiato. Risaliamo i bei pratoni passando a fianco di una baita, poi ancora un tratto di sentiero nel bosco, ed eccoci finalmente sulla strada sterrata per Aleccio. Qui una sosta è d'obbligo, sia per guardarci attorno e contemplare il panorama, sia per riprendere fiato.
Ripartiamo seguendo per un breve tratto la strada sterrata in direzione Aleccio, fino a giungere in prossimità della deviazione per la Piana di Aleccio. Abbandoniamo la strada e cominciamo a risalire nuovamente immersi nel bosco, e dopo una quindicina di minuti eccoci ai piedi della Piana di Aleccio. L'ultimo tratto decidiamo di farlo seguendo la strada asfaltata che ci porta dritti alla cappella dell'alpe. Lo spettacolo che si gode da questa posizione è notevole, e il cielo azzurro e limpido, ci consentono di gustarcelo pienamente. Dopo una lunga sosta rigeneratrice, rimettiamo lo zaino in spalla e ripartiamo seguendo la strada asfaltata a lato della cappella, ad un bivio seguiamo le indicazioni per il Passo della Forcoletta, e dopo un tornante e un rettilineo, eccoci al termine della strada. Dietro una baita parte un sentiero molto bello e ampio che si snoda all'interno di un freschissimo bosco, proprio quel che ci voleva. Continuiamo a salire sempre seguendo le indicazioni per il passo fino a giungere a La Colla (1653m). Bene... ora inizia per noi un tratto di sentiero che non abbiamo mai percorso, quindi... tutto da scoprire.
Abbandoniamo la traccia principale che sale al passo, per imboccarne una più esile che taglia in due i prati dell'alpe fino a rituffarsi nel bosco. Il sentiero sembra poco battuto e in alcuni punti quasi invisibile, ma... in breve perveniamo ad un gruppetto di baite in prossimità del Sasso della Varda. Da qui in poi più nulla... nessuna traccia, nessuna indicazione! Gira di qua, gira di là.. nulla! Accidenti... e ora? Una delle baite è aperta e sembra esserci qualcuno che si aggira nei dintorni... lo raggiungiamo e chiediamo informazioni. Molto gentilmente ci indica la giusta direzione da seguire, ma ci avverte anche del fatto che il sentiero ormai è in disuso e raramente frequentato, di conseguenza in alcuni punti va un po' ricercato. Vabbè... poco male... decidiamo di tentare ugualmente. Ritrovata la giusta traccia la percorriamo senza particolari difficoltà fino a giungere alla Pivana, una sorta di alpeggio molto grande, purtroppo abbandonato a se stesso e che pian piano si sta riducendo ad un cumulo di macerie... peccato. I prati dell'alpe sono una vera e propria palude, ci sono pure le rane... fortuna mancano i coccodrilli :-) Ma c'è di peggio... da qui in poi nessun sentiero prosegue verso valle! Ci ritroviamo ancora una volta a gironzolare in mezzo all'acqua alla ricerca del sentiero, che mai troveremo. Bene, cioè male... e ora? In tutti questi anni di montagna qualcosa avremo pure imparato, no?!
La prima cosa da fare... munirsi di cartina e cercare di individuare da dove possa partire il sentiero... già fatto, nessun risultato soddisfacente. Seconda cosa... cercare qualcuno a cui chiedere informazioni... peccato che qui ci siano soltanto rane e che non parlino, a meno che una di esse non sia un principe azzurro trasformato in rana, ma l'dea di mettermi a baciarle tutte quante nella speranza che qualcuna si trasformi in principe non mi attira molto (e poi in principe... fosse almeno una principessa :-)). Guardo Chicca, ma più che interessata a baciarle sembra più propensa a mangiarsele, quindi... altra idea messa nel cassetto! Terza cosa.. tornare indietro, ma prima di gettare la spugna varrebbe la pena di cercare quanto meno una via alternativa! Ecco, giusto, appunto... trovare un'alternativa. Cartina e GPS alla mano e... eccola l'alternativa! Scendere in direttissima per pratoni fino ad incrociare lo sterrato che conduce ad Aleccio. Detto fatto... cominciamo a scendere e poco dopo incrociamo un sentiero che decidiamo di seguire. Arriviamo così all'alpe Cropali, dove dietro un muretto scorgo due occhioni e un musetto bianco intento ad osservarci. Cavolo... un camoscio, ed è pure vicinissimo! Rimaniamo qualche secondo tutti immobili... lui scruta noi, noi scrutiamo lui. Vorrei scattare una foto, ma sono certo che al minimo movimento se la darà a gambe. Provo con estrema lentezza ad estrarre la macchina fotografica dalla custodia, e proprio quando ce l'ho quasi fatta, sopraggiunge un altro camoscio e via che spariscono nel nulla come due siluri, lasciandoci a bocca asciutta. Mannaggia!!! Vabbè... torniamo a noi... siamo a Cropali, uno sguardo alla cartina e... l'alpe non è riportata. Poco male... riusciamo più o meno ad individuare dove siamo, quindi scendiamo ancora seguendo i pratoni, tocchiamo altri alpeggi e infine eccoci su una strada sterrata, ma non quella che porta ad Aleccio. La seguiamo per un breve tratto cercando di fare il punto della situazione... in breve comprendiamo che siamo sullo sterrato che ci riporta alla Piana di Aleccio. A questo punto non ci resta che effettuare l'ultimo taglio tra boschi e prati ed eccoci finalmente sulla strada per Aleccio. Ce l'abbiamo fatta :-)
Ora non ci resta che seguire la strada... fa caldo, molto caldo, e Chicca ne risente particolarmente... ogni rigagnolo d'acqua vi si immerge dentro. Poco prima di giungere ad Aleccio, in prossimità di un gruppetto di baite, due musetti bianchi muniti di corna ci osservano a distanza.. sono i due camosci di prima, ma anche questa volta fuggono nel bosco prima che io riesca ad estrarre la macchina fotografica. Passi il fatto che non vogliano farsi fotografare, ma almeno potevano essere così carini da dirci che erano diretti ad Aleccio... avremmo potuto seguirli risparmiandoci tempo e fatica :-) Intanto siamo arrivati ad Aleccio. Uno sguardo al panorama, una bella bevuta alla fontana, e via che ripartiamo subito in direzione dell'ape Bee, ma poco dopo, in prossimità del Rio d'Alba, siamo di nuovo fermi... ora è la neve a sbarrarci la strada. Facciamo il punto della situazione: sopra di noi una cascata con portata d'acqua alquanto notevole... l'acqua poi sembra incanalarsi sotto la neve e riaffiorare poco più sotto. Davanti a noi un'enorme distesa nevosa, in mezzo alla quale si scorgono enormi voragini dovute al cedimento del manto stesso. Sotto la neve il torrente in piena. Questa volta siamo fregati... troppo rischioso attraversare... se il manto dovesse cedere finiremmo dritti nel torrente in piena con tutte le possibili conseguenze. Decidiamo così di tornare ad Aleccio, dove andiamo a prendere posto all'esterno di una baita e... finalmente si mangia.
Il resto della giornata trascorre tranquillo... un po' di riposo, un po' di sole, e poi via di nuovo, questa volta verso valle. Dopo aver ripercorso a ritroso la strada sterrata, ci rituffiamo in mezzo al bosco, e seguendo il ripido sentiero facciamo ritorno a Crego. Giunti in prossimità della chiesa, notiamo che la porta d'ingresso è aperta, e non ci lasciamo certo sfuggire l'occasione di visitarne l'interno, poi, stanchi e accaldati, ma decisamente soddisfatti, saliamo in auto e ci rimettiamo in viaggio verso casa.