Valle Antrona
Laghi Campliccioli, Camposecco e Cingino
Da Villadossola, seguire le indicazioni per la valle Antrona e raggiungere l'omonimo lago. Da qui, una strada asfaltata senza protezioni si inerpica sul versante della montagna sino a raggiungere la diga del lago Campliccioli (1352)

Oggi ci attende una giornata lunga e sicuramente faticosa, ma io e Antonio siamo più che convinti che torneremo alla macchina ampiamente soddisfatti. Arrivati alla diga del lago Campliccioli, l'aria è fresca, il cielo è azzurro, solo qualche nuvola all'orizzonte, ma niente che possa destare preoccupazione, e questo ci carica ulteriormente. Attraversata la diga, superiamo una galleria che ci conduce nei pressi della centrale idroelettrica, poi un ponte ci permette di attraversare il Rio Banella, e infine eccoci al bivio per il lago di Camposecco. La salita si fa subito tosta, si sale su sentiero ripido e invaso da felci e rododendri, tant'è che in alcuni punti c'è da guardarsi bene attorno per non perderlo. Saliamo con passo lento e costante, di tanto in tanto effettuiamo qualche breve sosta per riprendere fiato ed ammirare il lago Campliccioli a picco sotto di noi. Superiamo l'alpe Curzut, poi ancora un lungo tratto tra felci e rododendri, sempre ripido, e infine eccoci all'aperto. Ora la nostra meta è lì di fronte a noi, vediamo la casa dei guardiani della diga di Camposecco apparentemente vicina, ma c'è ancora molta strada da fare, e vediamo anche tutto il lungo traverso che dovremo percorrere per arrivare alla galleria dell'Enel. Finalmente camminiamo in piano, ma il percorso è tutt'altro che agevole... una valanga di grosse dimensione ha sommerso tutto, torrente, prati, sentiero... e non ci resta altro da fare che cercare di individuare il percorso migliore per giungere in fondo al pianoro, dove già si intravvede il sentiero di salita e una scritta sulla roccia "Camposecco". Gira di qua, gira di là, sali un po', no meglio scendere... insomma, dopo svariate peripezie usciamo finalmente da questo garbuglio di terra, neve, fango e chi più ne ha più ne metta.
Ci siamo... ora il sentiero prosegue lungo una scalinata di pietra ripida, ma che dico ripida...? quasi verticale (se finora il sentiero si poteva considerare ripido, ora inizia la parte ancor più ripida). Le gambe cominciano a dire la loro, e non solo quelle, la fatica si fa sentire, per fortuna spira un leggero venticello fresco che ci evita per lo meno di schiattare dal caldo. Si alternano tratti ripidi a tratti meno ripidi, ma sempre ripidi sono, fino a giungere finalmente ai piedi della diga. Ora affrontiamo un traverso tra grossi blocchi di pietra e placconate di roccia, poi ancora una leggera salita e siamo alla casa dei guardiani della diga di Camposecco... fine della salita, o almeno questo era ciò che si pensava! (2325m) Ci rechiamo sulla diga per ammirare lo splendido lago che con nostra grande sorpresa, è ancora parzialmente ghiacciato, e qui optiamo per una sosta, sia per sgranocchiare qualcosa, sia per goderci lo splendido panorama e riposarci un po'.
Meglio non tirar troppo tardi però, c'è ancora molta strada da fare, e così riaffardelliamo gli zaini e via che si riparte. Imbocchiamo il sentiero che corre sopra una vecchia rotaia utilizzata ai tempi per la costruzione della diga, in alcuni punti è talmente ripida (ma in discesa) che siamo costretti a scendere a lato con cautela e attenzione, poi una curva ed ecco la prima sorpresa... una valanga ci sbarra la strada. Niente paura però... l'acqua ha scavato una sorta di tunnel che ci permette di oltrepassarla passando direttamente nel suo ventre, in totale sicurezza e senza un minimo di fatica... splendida esperienza, anche se un po' umida :-). Riprendiamo il nostro cammino e dopo un lungo traverso panoramico, ecco una seconda valanga sbarrarci nuovamente la strada, e questa volta senza tunnel. Vista la pendenza del manto nevoso e la superficie piuttosto dura e scivolosa, decidiamo per sicurezza di calzare i ramponi, e così in quattro e quattr'otto siamo dall'altra parte, pronti per proseguire la nostra avventura. Ancora un breve tratto e siamo all'ingresso della galleria. A questo punto non ci resta che indossare un maglioncino, forse era meglio una giacca a vento vista l'umidità all'interno, la pila frontale (la galleria è illuminata a tempo, ma tra una lampada e l'altra ci sono delle zone d'ombra, e in più dal soffitto, in alcuni punti, sporgono ganci di metallo, quindi... meglio avere una torcia e prestare le dovute attenzioni), accendiamo la luce e via che si parte.
L'attraversamento di questa galleria è una splendida esperienza, sconsigliata però a chi soffre di claustrofobia. L'interno è umido, a terra vi sono diverse pozze d'acqua, in alcuni punti sono state posizionate delle passerelle, e in altri il soffitto è piuttosto basso e bisogna chinarsi. A metà circa si incontra un'uscita, ma è solo uno sbocco utilizzato durante la costruzione per scaricare i materiali, poi, verso la fine, la galleria compie una S e termina con una leggera salita. Dopo circa 30 minuti siamo di nuovo alla luce del sole, un po' umidi, ma decisamente felici. Riprendiamo il cammino seguendo dall'alto la condotta forzata fino a giungere ai piedi della diga del Cingino. Ecco appunto.. ai piedi della diga, questo vuol dire che si deve salire di nuovo, e noi che arrivati a Camposecco pensavamo di non dover fare più salite. Vabbè... passo dopo passo cominciamo a salire, ma la visione di uno stambecco ci fa dimenticare la fatica, anzi... ci entusiasma a tal punto da percorrere gli ultimi metri quasi di corsa. Arrivati alla diga lo spettacolo che compare ai nostri occhi è davvero notevole, il lago è stracolmo, e vicino a noi un gruppetto di giovani stambecchi. Ottimo.. è il posto giusto per effettuare la nostra meritata sosta pranzo. (2250m)
Poco dopo sopraggiungono altri stambecchi, alcuni cominciano ad inerpicarsi sul muraglione della diga... è impressionante vedere con quanta facilità e agilità si arrampicano e si muovono sul muro che avrà una pendenza almeno di 80 gradi... come diavolo faranno non lo so, io mi sarei ribaltato al primo tentativo picchiando sicuramente il naso e non solo quello sulle rocce sottostanti.
Purtroppo il tempo passa veloce, troppo veloce, e con grande dispiacere, giunge il momento di rimettersi in cammino verso valle. E' difficile ripartire, ci soffermiamo più volte lungo la diga per gustarci ancora un po' lo show degli stambecchi, un ultimo sguardo al lago e via che si comincia a scendere. Il primo tratto si svolge lungo grossi blocchi di pietra seguendo con attenzione i segni di vernice per non perdere la giusta via, poi finalmente eccoci su sentiero, qualche attraversamento di residui di grosse valanghe, e infine rieccoci nel bosco, di nuovo a lottare tra felci e rododendri. La discesa è lunga, molto lunga, e le gambe sono decisamente stanche. Giunti ad un bivio ci manteniamo a sinistra, percorrendo così in tutta la sua lunghezza la Val Troncone con a fianco l'impetuoso torrente che gli dà il nome. Anche questo tratto sembra interminabile, cammina cammina, ma del lago Campliccioli non si vede neppure l'ombra. Passiamo per l'alpe Casaravera dove incontriamo una mandria di mucche, poi finalmente eccoci nei pressi dell'alpe Granaroli, dove scendiamo per attraversare il torrente e percorrere la sponda destra orografica del lago Campliccioli fino a tornare alla diga dove l'auto ci attende per il rientro a casa.
Siamo stanchi, molto stanchi, si è fatto anche tardi, ma la soddisfazione è tanta... i nostri occhi e i nostri cuori aggi hanno visto e vissuto emozioni davvero uniche che poteremo per sempre con noi.

Ringrazio particolarmente Walter Moroni, coordinatore tecnico provinciale del Soccorso Alpino 10° delegazione Valdossola, che grazie alle sue conoscenze e ai suoi contatti, mi ha fornito in modo dettagliato tutte le informazioni sulla percorribilità e sullo stato di innevamento del tratto tra i laghi di Camposecco e del Cingino.



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
2 ore e 30 minuti + 1 ora e 15 minuti
6 ore e 30 minuti circa
18 km

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