Valle Anzasca
Pizzo Castello
Risalire la val Anzasca fino al paese Cimamulera, e successivamente alla località Madonna. (547m).

Il Pizzo Castello... non è la prima volta che salgo su questa vetta, ma ogni volta è un'emozione sempre nuova e sempre bella. Ma allo stesso tempo, ogni volta che decido di salirvi, finisco con l'automaledirmi. Perchè? La salita al Pizzo Castello non presenta nessuna difficoltà, il sentiero è perfettamente segnato e facile, l'unico tratto un po' esposto è stato rigorosamente messo in sicurezza con una solida ringhiera, e allora? E allora... la salita al Pizzo Castello è maledettamente ripida, di quelle che parti con una pendenza da spaccarti subito gambe e fiato, e termini con una pendenza ancor superiore. L'unico tratto in cui si riesce a tirar un po' il fiato è l'alpe Propiano, ma... giusto 5 minuti, il tempo di attraversare i prati dell'alpe e poi su di nuovo, sempre più in alto, sempre più ripido. Dall'alpe Castello fino alla vetta poi... sentiero letteralmente verticale, e in questa stagione, a rendere le cose ancor più massacranti, un bel tappeto di foglie che ti fa fare un passo avanti e mezzo indietro. Scommetto che qualcuno si starà chiedendo: ma chi te lo fa fare? Bella domanda... nessuno! Ma basta cominciare a salire ed ammirare gli splendidi scorci sull'Ossola e sulla val Anzasca fino ad arrivare in vetta, dove i panorami mozzafiato ti lasciano letteralmente senza parole e ti fanno dimenticare tutto, ma proprio tutto.
Ma veniamo al racconto della giornata. Arrivati alla Località Madonna, andiamo a posteggiare l'auto nel piazzale antistante la chiesetta Madonna delle Grazie, indossiamo scarponi e zaino e via che incominciamo a risalire il tratto di strada asfaltata che si innalza sulla destra poco prima del parcheggio (cartelli indicatori). Volendo, questo tratto, è possibile percorrerlo anche in auto risparmiandosi un po' di asfalto, qualche metro di dislivello e una ripida salita, ma... attenzione! Più sopra vi sono solo un paio di spiazzetti in cui è possibile lasciare l'auto, e se vi va di sfiga e li trovate occupati, o avete un'auto piccola e riuscite a far manovra, o non ci sono alternative se non quella di scendere per un bel pezzo in retromarcia, a meno che non siate così forzuti da sollevare l'auto e girarla su se stessa :-).
Al termine della strada ha inizio il sentiero, sempre ben segnalato con paline e cartelli segnavie nei punti più strategici e deviazioni varie. Si parte subito alla grande, il sentiero si arrampica su per il bosco, di tanto in tanto tra le fronde degli alberi, ormai in veste invernale, compare la valle Anzasca col monte Rosa sullo sfondo. In breve perveniamo ad una cappella, dove il sentiero prosegue sempre ripido e immerso nel bosco. Più avanti superiamo un tratto a gradoni dove incastonata in una roccia troviamo una bella statuina della Madonna, poi ancora su, fino a sbucare nei prati dell'alpe Sarciera. Tiriamo il fiato per un minuto forse neanche, giusto il tempo di attraversare i prati dell'alpe per poi riprendere a salire di nuovo nel bosco fino a giungere all'alpe Ceresole, splendido balcone sulla valle del Toce. Ora si procede allo scoperto con vista panoramica da 10 e lode sulla piana sottostante e sulla valle Anzasca col Rosa sempre ben evidente.
Passo dopo passo, tornante dopo tornante, arriviamo finalmente all'alpe Propiano, dove si tira finalmente il fiato. All'alpe incombono dei lavori di ristrutturazione di una baita e ad accoglierci, oltre ai proprietari, troviamo anche un numeroso gregge di caprette curiose e un po' invadenti. Effettuiamo una breve sosta nella parte superiore dell'alpe, giusto il tempo di uno snack e un po' d'acqua, poi via di nuovo.
Ora ci attende un traverso un po' aereo... l'ultima volta che son passato di qua, delle catene permettevano di superarlo senza timori, ora addirittura sono state posizionate delle solide ringhiere di metallo quindi... si passa in scioltezza, probabilmente anche con fondo viscido o innevato. Dopo il traverso si sale di nuovo fino all'alpe Castello, altro splendido balcone sull'Ossola e sull'Anzasca. Verrebbe quasi voglia di fermarsi qui, ma un cartello indica 45 minuti alla vetta, quindi... ripreso fiato via che si riparte.
Se finora è stata dura, da qui in poi lo sarà ancor di più. Il sentiero sale praticamente quasi verticale nel bosco, ai nostri piedi un fogliame insidioso che nasconde radici, sassi, buche, e in più, data la forte pendenza, si finisce col fare un passo avanti e scivolare indietro di mezzo. Proviamo ad abbandonare il tracciato segnato e portarci sulla linea di cresta che corre al limite del bosco; qui la situazione foglie è decisamente migliore, ma la ripidità del percorso è sempre quella, se non peggio, ma almeno si riesce a salire senza scivolare indietro. Al termine del bosco ci attende un traverso panoramico con pendenze decisamente più dolci, guadagniamo una colma e infine, un ultimo strappo e siamo in vetta (1607m).
Il panorama da quassù è di quelli che ti fanno mancare il respiro, sempre che te ne sia rimasto ancora un po' dopo la faticosa salita. Si vede tutta la valle Anzasca e la valle Antrona, tutte le cime della valle Strona, i grandi 4000 delle alpi, l'Ossola e chi più ne ha più ne metta. Peccato solo che oggi la vetta sia piuttosto inospitale... a terra un tappeto di escrementi di capre, ma io dico... ma proprio qui dovevano venire a farla? Non c'è un angolino dove non ce ne siano, impossibile sedersi, e in più spira un vento gelido. A questo punto, scattate le dovute foto di vetta, decidiamo di scendere a consumare il nostro meritato pranzo all'alpe Castello.
Spesso quando si arriva alla meta si dice "il più è fatto" ma... non è sempre così, a volte una montagna è più complicata da scendere che da salire. Il bel tappeto di foglie che durante la salita ci faceva indietreggiare, ora ci fa letteralmente scivolare. Come all'andata, seguiamo la linea di cresta sgombra, o quasi, dalle foglie, ma di tanto in tanto siamo costretti a rientrare nel bosco per raggirare qualche grosso masso. Comunque sia riusciamo ad arrivare all'alpe Castello indenni e finalmente si mangia.
Dopo esserci saziati e riposati, ci rimettiamo in marcia, torniamo all'alpe Propiano e ripassando per Ceresole e Sarciera facciamo ritorno a Madonna, dove giungiamo stanchi, ma ultra soddisfatti della giornata.



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
2 ore e 30 minuti circa
4 ore e 30 minuti circa
9 km

Torna alla Home Page