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Val Bognanco
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Passo di Monscera
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Risalire la val Bognanco seguendo le indicazioni per S. Bernardo, dove al termine della strada (neve permettendo) vi è un ampio parcheggio. (1628m)
Per raccontare l'avventura di oggi, bisogna fare un saltino indietro e tornare a ieri, sabato pomeriggio, quando l'ordine del giorno o meglio, del pomeriggio, era... tener d'occhio le previsioni del tempo e cercare e ricercare nella speranza di trovare un sito meteo che ci promettesse qualche piccolo spiraglio di ciel sereno. Eh si, perchè purtroppo tutti parlavano di cielo coperto al mattino in peggioramento, con nevicate nelle ore pomeridiane. E quindi che fare? Di fidarsi ciecamente delle previsioni non se ne parla nemmeno e così si prepara zaino e attrezzatura e si pensa a diverse possibilità di salita da poter fare con qualsiasi condizioni meteo. Stamattina la sveglia suona alle 6.30 e... diluvia! Classica situazione in cui una persona normale si sarebbe girata nel letto e avrebbe continuato a dormire, ma... stop! Abbiamo detto "una persona normale" mica io! Guardo Chicca che già scalpita e attende con ansia di sentirsi dire "andiamo", e... come si fa a spiegarle che piove e non si parte? Vabbè... a qualcuno dovevo pur attribuire la colpa della decisione finale, no?! Un, due, tre via, si parte, con l'intenzione di arrivare fino a Domodossola, inquadrare la situazione e decidere il da farsi. Piove almeno fino a Gravellona, poi nuvole e più si va avanti più il cielo si schiarisce e si comincia ad intravedere un po' di azzurro. Giunti a Domodossola, come stabilito, dirottiamo in val Bognanco, dove il cielo sembra piuttosto aperto e saliamo fino a S. Bernardo dove parcheggiamo l'auto. C'è poca gente oggi... chissà poi perchè? Che siano rimasti tutti a casa a dormire? Bha... non importa, noi siamo qui e la situazione è molto meno tragica di come si pensava. Chicca scesa dalla macchina parte subito in quinta e comincia ad incamminarsi (tanto ormai la strada la conosce), ma poco dopo si accorge che io non la seguo perchè a differenza di lei devo calzare gli scarponi e svolgere diversi preparativi, e così si ferma ad aspettarmi. Finalmente anch'io sono pronto e partiamo. Subito un cartello ci fa notare che siamo arrivati in paradiso, e come dargli torto?! Mantenendoci a sinistra ci dirigiamo verso un bar-ristorante e subito di fronte a noi appare la nostra meta che lotta con un gruppetto di nuvole. Seguiamo per un tratto la strada battuta dalle motoslitte, poi la abbandoniamo e ci inerpichiamo per il bosco seguendo il classico tracciato estivo per il Rifugio Gattascosa, mentre tra i rami degli alberi si intravede Il Dosso. La salita si fa presto dura, molto dura, e di tanto in tanto siamo costretti a fare qualche breve sosta per riprender fiato. Chicca osserva attentamente il ripido tratto che abbiamo appena superato, quasi a dire... ma son passata di lì? Guadagnamo un bel pianoro che d'estate assomiglia più ad una palude, e di fronte a noi il Pizzo Pioltone e la nostra meta sembrano pian piano avere la meglio sulle nuvole. Dopo esserci goduti questo bel tratto in piano si riprende a salire, e per di più su neve dura e ghiacciata, in alcuni punti sembra di camminare su vere e proprie lastre di vetro, e Chicca comincia ad avere problemi di tenuta. Io con le ciaspole vado decisamente meglio, procedo più sicuro e cerco quindi di darle una mano o una spinta quando serve, ma allo stesso tempo di concederle qualche minuto di sosta per riprender fiato quando le pendenze lo consentono. Dall'altra parte della valle si intravede l'alpe di Monscera, poi cammina cammina, scivola scivola, passiamo alti sopra il lago di Ragozza (che neppure si distingue) ed eccoci in vista del Rifugio Gattascosa con le sue caratteristiche cataste di legna a forma di panettone! E' passato da poco il Natale quindi concedetemi questo termine per definirle! La nostra meta è sempre là di fronte a noi che ci aspetta, quindi il tempo di gustarci il bel panorama sulla vallata e si riparte. Dal canalone sopra il rifugio stanno scendendo con non poche difficoltà un gruppetto di scialpinisti... in effetti oggi ci sono lastroni di ghiaccio ovunque e bisogna fare molta attenzione a dove si mettono i piedi. Alle nostre spalle il sole ci regala ancora un po' di tepore, poi un bel traverso senza troppe difficoltà ed eccoci in vista del Passo di Monscera. C'è ghiaccio ovunque, e così decidiamo di provare a mantenerci a sinistra e salire per direttissima (scelta azzeccatissima). Un altro gruppetto di ciaspolatori sceglie un'altra via, ma pochi passi e si trovano in difficoltà, ma alla fine arrivano anche loro sani e salvi al passo. (2105m) Purtroppo le nuvole avvolgono le imponenti vette del Trittico del Sempione, ma non quella del Seehorn che appare maestosa davanti ai nostri occhi. Tira vento, tanto per cambiare (raramente mi è capitato di salire qui e non trovarlo) e così scattiamo una foto ricordo e scendiamo con l'intento di fermarci all'alpe di Monscera per il pranzo. Il sole ci regala ancora qualche suggestiva immagine, un bel traverso su neve sempre crostosa e ghiacciata ed eccoci in vista dell'alpe. Prendiamo posto davanti all'ingresso di una baita dove troviamo una comoda panchina su cui sederci e consumare il nostro pranzetto. Da notare, sotto la panca, il barattolo di "Peperonata della casa" che qualche persona (sicuramente più di una viste le dimensioni) molto educata ha portato fin quassù per poi lasciarlo a ricordo del proprio passaggio... VERGOGNA!!! Nel frattempo comincia a nevicare, e... meglio iniziare a scendere. Da questo lato della valle il ghiaccio è pressochè assente e così Chicca dà sfogo alla sua voglia matta di correre e rotolarsi nella neve. Scendiamo seguendo la strada battuta dalle motoslitte, superiamo qualche torrentello completamente sommerso dalla neve ed eccoci all'alpe Arza con il rifugio Il Dosso ai piedi dei suoi bei pendii che attende solo di essere messo in funzione. Sostiamo qualche minuto in prossimità delle baite dell'alpe, ma poi Chicca mi fa notare che nevica sempre più copiosamente e che forse è meglio non tirar troppo tardi. Riprendiamo a scendere fino a giungere al ponte sul Rio Rasiga dove la neve per pochi centimetri non supera i suoi parapetti e ricopre quasi interamente il torrente stesso. Non ci resta che risalire seguendo la strada fino a ritornare a S. Bernardo dove l'auto ci attende per il rientro a casa. Giornata forse poco panoramica, ma in cui non sono comunque mancate le emozioni. |
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