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Val Bognanco
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Monte Tirone
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Risalire la val Bognanco seguendo le indicazioni per S. Bernardo, dove al termine della strada (neve permettendo) vi è un ampio parcheggio. (1628m)
Prima uscita dell'anno... la neve ormai si sa che c'è ovunque, le previsioni meteo promettevano una giornata spettacolare e così, io Chicca e Antonio, decidiamo di fare una puntatina in val Bognanco, valle ormai per me straconosciuta, mentre per Antonio, ancora tutta da scoprire. Arrivati a San Bernardo un pizzico di delusione... molta gente (mai vista così tanta), parcheggi stracolmi, ingorghi a non finire, insomma... una situazione di certo non tra le migliori. Un po' a fatica riusciamo a conquistarci un angolino dove posteggiare l'auto, svolgiamo i preparativi e cominciamo ad incamminarci. Passiamo davanti alla bella chiesetta dove si sono ammassate un sacco di persone, e subito dopo... un muro di neve ci sbarra la strada. La fontana è completamente sommersa, ma nonostante le rigide temperature, l'acqua ancora scorre. Veloci come fulmini, anche per cercare di allontanarci il più in fretta possibile da tutta questa marmaglia di gente, ci incamminiamo lungo la strada per il Passo di Monscera, superiamo il ponte sul Rio Rasiga e risaliamo i ripidi tornanti in mezzo al bosco fino a raggiungere e superare il rifugio Il Dosso e quindi l'Alpe Arza. Qui effettuiamo una breve sosta per riprendere fiato e gustarci il panorama, poi via di nuovo seguendo la pista battuta dalle motoslitte in mezzo al bosco, fino a giungere nei pressi dell'Alpe di Monscera, dove il bosco lascia spazio ad ampi pratoni ricoperti da una quantità indecifrabile di bianca e soffice neve, che ci accingiamo a calpestare. D'un tratto ecco la Weissmies far capolino dietro la Cima Mottaroni. Più vanti troviamo una palina con dei cartelli segnavie che Antonio va a consultare, poi via di nuovo in direzione del Passo di Monscera, ormai già ben visibile davanti a noi, passiamo alti sopra l'omonimo laghetto completamente sommerso dalla neve, un ultimo strappo seguendo una provvidenziale traccia di motoslitta, ed eccoci al passo (2103m) dove ci soffermiamo a scambiare quattro chiacchiere con uno scialpinista che si prepara alla discesa. D'improvviso i nostri occhi scorgono un puntino che si muove velocemente sulle pendici del Pizzo Pioltone... è un camoscio, si si, è proprio un camoscio! La vista sul Trittico del Sempione è alquanto spettacolare, e la quasi totale assenza di vento farebbe quasi venir voglia di fermarci qui, ma la nostra meta è lì, sopra le nostre teste che ci attende. Ci incamminiamo così verso la base del Monte Tirone e cominciamo a risalire i suoi ripidi pendii. La neve è piuttosto ventata e in alcuni punti gelata, le pendenze nel primo tratto sono davvero notevoli e quindi, bisogna procedere con molta cautela. Di tanto in tanto ci soffermiamo a riprendere fiato e a riguardare sotto di noi il Passo appena lasciato, poi finalmente le pendenze si addolciscono e in breve siamo in vetta (2205m), dove rimaniamo letteralmente senza parole. Il colpo d'occhio sulla vallata che abbiamo risalito è alquanto spettacolare, ma quel che più attira la nostra attenzione sono le imponenti vette che ci circondano... si va dal re delle Lepontine, il Monte Leone, poi il Trittico del Sempione, il Pizzo Andolla, e in primo piano il Seehorn. Peccato che soffi un gelido e fastidioso venticello, e così, scattata una foto ricordo, decidiamo di scendere sull'altro versante alla ricerca di un posticino al sole e al riparo dal vento dove effettuare la sosta pranzo. Scendiamo per un tratto a ciaspola libera, su neve soffice e farinosa, poi giunti nei pressi di un pianoro con bella veduta sulla cima Verosso, togliamo gli zaini dalle nostre spalle e... si mangia. |
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