Val Bognanco
Cima senza nome (quota 2243m)
Risalire la val Bognanco seguendo le indicazioni per Gomba, dove al termine della strada vi sono diversi spiazzi per parcheggiare l'auto (1243m).

Svolti i preparativi, iniziamo subito la nostra escursione partendo da Gomba, simpatica località dove sorge un'area attrezzata con camping, bar e campo sportivo. Dopo aver attraversato i bei prati, ci immergiamo subito in un fitto bosco di conifere. Per più di un'ora resteremo avvolti da questo bosco in alcuni punti piuttosto cupo e molto fitto, dapprima percorrendo tratti in falsopiano, poi guadagnando quota con ripidi tornanti e infine di nuovo tratti in falsopiano fino a giungere alla confluenza col sentiero che sale da Pizzanco, dove appaiono di fronte a noi i prati e le baite dell'alpe Oriaccia. In breve raggiungiamo l'alpeggio, l'oltrepassiamo e rientriamo ora in un bosco di larici ormai quasi in veste invernale. Superiamo un piccolo torrentello che porta i segni dell'inverno in arrivo, poi, ancora pochi passi, ed eccoci in vista della croce di Vallaro, da dove si ha un'ottima veduta sulla vallata e sull'alpe Vallaro col rifugio Marigonda. Senza scendere all'alpe, ci manteniamo a destra e percorriamo il sentiero a mezzacosta che ci porterà dritti al rifugio alpe il laghetto. Decidiamo di fare una breve sosta e di visitare il locale invernale, che offre due comodi letti e una stufa per riscaldarsi e cucinare. Meglio non fermarsi troppo però, altrimenti la tentazione di schiacciare un pisolino e cucinare qualcosa di caldo potrebbe farsi sempre più forte. Richiuso il locale invernale, scendiamo in direzione di un prato, lasciandoci alle spalle il rifugio. Quì troviamo una palina con un cartello che indica Laghi di Campo. Il cartello però sembra volerci invitare ad attraversare un pratone e risalire un canalone apparentemente piuttosto infido. Nonostante mi sforzi di trovare delle tracce che risalgano questo canalone, i miei occhi non riescono a mettere a fuoco nulla. Decidiamo di seguire comunque la direzione indicata dal cartello e in breve troviamo alcuni sassi con segnavia bianco-rosso. Seguiamo questi segnavie che ci indirizzano a sinistra del prato per poi portarci dritti su un bel sentiero che sembra condurci verso un passo. Convinti di essere sulla giusta via, proseguiamo imperterriti fino al passo, ma... ahimè... i sentieri quì finiscono e non vi è nessun laghetto in vista. E' solo a questo punto che mi accorgo di aver sbagliato direzione. A destra di questo passo senza nome, si stacca una bella cresta erbosa con alcuni ometti di pietra che indicano una via di salita. Visto che ormai tornare indietro e ricercare il sentiero per i laghi ci farebbe perdere troppo tempo, decidiamo di risalire questa cresta e guadagnare una sommità quotata 2243m, ma senza nome. La vista da quassù è magnifica. Sotto di noi possiamo osservare il rifugio alpe il laghetto, mentre dietro la linea di cresta che separa la val Bognanco dalla valle del Sempione spuntano due colossi delle alpi, la Weissmies e il Pizzo Andolla. Dalla cima riusciamo anche a individuare la posizione dei Laghi di Campo, proprio sotto la vetta del Pizzo Straciugo. Dall'altro lato della vallata, in controluce, si distinguono le sagome della Cima Moncucco e Camughera e del Pizzo Montalto e Fornalino. Ed infine, per chiudere l'anello, proprio di fronte a noi, la Cima Azoglio. Chicca prende subito posto su questa sommità erbosa, e io seguo i suoi passi. Dopo una piacevole sosta per rifocillarci e riposarci ai timidi raggi di sole, scattiamo la foto di vetta e riprendiamo il cammino ripercorrendo a ritroso la cresta erbosa fino al passo anch'esso senza nome, dove ci soffermiamo un attimo a riguardare la vetta appena lasciata. Riprendiamo il sentiero in direzione del rifugio alpe il laghetto, e giunti al cartello che indica la direzione per i laghi di Campo, ci soffermiamo ad osservare il canalone che avremmo dovuto risalire per raggiungerli. Visto da quì sembra impraticabile, ma dalla vetta da noi raggiunta appariva ben diverso e si scorgeva un bel sentiero ampio e ben tracciato che lo risale a zig-zag. Vabbè... la prossima volta sapremo dove andare :-) Mentre io osservo tutto questo, Chicca approfitta per dissetarsi. Ripreso il cammino, decidiamo di percorrere il sentiero che scende dritto all'alpe Vallaro, dove ci voltiamo a riguardare la vetta da noi raggiunta. Giunti nei pressi dell'alpe, notiamo delle curiose sculture di ghiaccio, segno che l'inverno è ormai alle porte. Passiamo a lato delle baite che d'estate vengono caricate di armenti, per poi giungere nuovamente alla croce di Vallaro, dove Chicca scalpita e mi incita ad affrettarmi. Lungo la discesa riusciamo a scorgere tra i rami degli alberi la lunga cresta che conduce alla Cima Verosso, e giunti ad Oriaccia ci soffermiamo un attimo ad ammirare Pizzanco sotto di noi che si gode gli ultimi raggi di sole. Non ci resta che rituffarci nel fitto bosco per far ritorno alla Gomba, dove l'auto ci attende per rimetterci in viaggio verso a casa, soddisfatti della giornata nonostante l'errore che non ci ha permesso di raggiungere la meta prefissata.
.

Tempo di salita escluse le soste
Tempo totale escluse le soste
Lunghezza percorso
2 ore e 30 minuti circa
4 ore e 30 minuti circa
14 km
Torna alla Home Page