Valle Divedro
Monte Cistella
Risalire la Val Divedro in direzione S. Domenico, indi raggiungere l'alpe Solcio. (1751m)

Il Cistella... chiunque sia passato anche una sola volta per le valli dell'Ossola, non può non averlo visto. Lo si vede dalla superstrada del Sempione, scendendo dalla Val Vigezzo, dalla val Formazza, dalla val Divedro, da Devero... lo si vede un po' da ovunque. Quante volte ho raggiunto un passo, un'alpe, una vetta, e lui era lì, di fronte a me, che dall'alto dei suoi 2880 mi osservava, e oggi, finalmente, son riuscito a togliermi lo sfizio di salirvi fino a toccare la sua croce di vetta.
Per salire al Cistella ci sono diverse vie... io e l'amico Antonio abbiamo scelto forse la meno classica, quella che passa per il vallone di Solcio. Grazie ad alcune conoscenze, riusciamo a salire in auto fino all'alpe Solcio (ricordiamo che il transito sulla strada è consentito solo ai consorzisti). La giornata, nonostante le previsioni promettessero sole a palla, ci si presenta con una serie di nuvole sparse che nascondono proprio la nostra meta... speriamo bene. Lasciandoci a sinistra il rifugio Pietro Crosta, iniziamo ad incamminarci verso il vallone di Solcio., attraversiamo i pratoni dell'alpe, per poi tuffarci in un bosco di larici fino ad incontrare una madonnina incastonata nella roccia. Proseguiamo percorrendo un tratto di sentiero tormentato da residui di valanghe, si sale su terreno umido e a volte un po' insidioso, fino ad uscire dal bosco dove la situazione cambia radicalmente. Ora il vallone è lì di fronte a noi, al centro residui di nevai, ai lati stupendi prati verdi e sopra di noi imponenti creste rocciose.
Continuiamo a salire, il sentiero sale con pendenze discrete facendoci guadagnare quota abbastanza velocemente, ma il vallone sembra interminabile, non se ne vede mai la fine, e la valle sotto di noi è avvolta da nuvole e foschie. Più si sale, più il vallone si stringe e ad un certo punto... fine del sentiero, da qui in poi solo nevai. Proviamo a camminarci sopra per un tratto, ma le pendenze sono tali da farci scivolare all'indietro... tentiamo una via alternativa risalendo uno dei versanti del vallone e cercando di procedere tra prati e pietre, ma... troppo faticoso. Alla fine... fuori i ramponi dallo zaino e via che risaliamo per direttissima i nevai. La neve è dura, non si sprofonda nemmeno un poco, e coi ramponi si viaggia spediti, tant'è che in un attimo perveniamo ad una bocchetta dove finalmente possiamo dire... il vallone è terminato.
Ora possiamo vedere il Pizzo Diei di fronte a noi, mentre il Cistella è ancora nascosto, e in lontananza le imponenti vette dell'alpe Veglia. I nevai sembrano terminati, e così... pausa per contemplare il panorama e per toglierci i ramponi. Riprendiamo a salire seguendo le indicazioni per il Cistella, ora le pendenze si fanno più importanti, i prati verdi lasciano il posto a pietre inizialmente piccole, poi via via blocchi sempre più grossi, ma per fortuna abbastanza stabili. Incontriamo altri nevai che attraversiamo senza alcuna difficoltà, superiamo dei punti un po' aerei, da fare con molta attenzione, fino ad incrociare il tracciato che sale da Foppiano. Da qui in poi i piedi non bastano più, bisogna incominciare ad usare anche le mani per salire. Nulla di particolare, nessuna parete verticale, solo grossi blocchi di pietra da superare. La fatica comincia a farsi sentire, le gambe dicono la loro e se potessero parlare chissà quante me ne direbbero, ma più si sale, più il panorama si fa sublime e l'adrenalina sale a mille.
Ad un tratto ci ritroviamo in mezzo ad una grossa spianata di sfasciumi di pietre, e lì di fronte a noi il Bivacco Giovanni Leoni con alle sue spalle la cima del Cistella. Ora manca davvero poco e l'emozione è tanta. In prossimità del bivacco veniamo letteralmente assaliti da un gruppo di pecore e capre, ci leccano, si attaccano ai pantaloni, agli zaini, ci ostacolano il passaggio in tutti i modi, tant'è che decidiamo di tralasciare la visita al bivacco e di procedere il più spediti possibili verso la vetta.
Dopo un traverso facile su pietraie, eccoci allo strappo finale... ancora grossi blocchi che ci costringono ad usare mani e piedi, poi come d'incanto ecco la croce di vetta lì, vicinissima a noi, e in breve... siamo in cima (2880m). E qui ci si rende conto che la fatica fatta per arrivare fin quassù è stata largamente ripagata. Nonostante le molte nubi che nascondono le vallate, lo spettacolo che si gode da questa vetta è notevole, ti lascia senza parole e senza fiato. Ma non senza appetito, e così... si mangia. Tra un morso e l'altro al mio panino, è bello ricercare con lo sguardo tutte quelle mete finora raggiunte, dove immancabilmente il Cistella era lì che mi osservava e io osservavo lui. Dio mio quante ne ho fatte, ma quante me ne mancano ancora... ce la farò mai? Non lo so, non credo, ma non importa... quel che conta è che oggi sono felice di aver essere arrivato fin quassù.
Sarebbe bello poter rimanere qui a lungo, all'infinito, ma prima o poi giunge il momento di rimettersi in cammino per tornare a valle. Ricomposti gli zaini incominciamo a scendere con molta cautela e attenzione, e in poco tempo siamo di nuovo al bivacco G. Leoni. Questa volta capre e pecore ci osservano senza importunarci, e così ne approfittiamo per una visita all'interno del bivacco. Piccolo, ma direi comunque accogliente, ottimo riparo in caso di intemperie, ma anche ottimo punto di appoggio per chi vuole fermarsi e passare una notte in quota. Beh... non troppi però... al massimo 7/8 persone e attenzione... non c'è acqua e non è possibile reperirla nelle vicinanze.
Lasciandoci il bivacco alle nostre spalle, riprendiamo il cammino di discesa, e dopo un traverso e un tratto di pietraia, siamo di nuovo all'imbocco del vallone di Solcio. Qui veniamo completamente avvolti dalle nuvole, ma per fortuna non c'è pericolo di sbagliare sentiero, anche perchè il sentiero non c'è :-) Iniziamo a scendere sciando sui bei nevai, ci divertiamo un mondo anche se la fatica ormai sta mettendo a dura prova le nostre gambe, e in men che non si dica siamo a circa metà vallone. Qui i nevai terminano e non ci resta che seguire pari pari il sentiero che ci riporterà dritti a Solcio, dove, una volta giunti, decidiamo di andare a salutare i nostri amici Enrico e Marina, attuali gestori del rifugio Pietro Crosta. Dopo aver scambiato quattro piacevoli chiacchiere con loro, non ci resta che ritornare all'auto e far ritorno alle nostre case, stanchi, ma abbondantemente soddisfatti della splendida giornata vissuta.

NB. La salita al Monte Cistella, dal termine del vallone di Solcio in poi, è, a mio avviso, da considerarsi per Escursionisti Esperti, o comunque, persone abituate a camminare in mezzo a pietraie e sfasciumi e a fare qualche piccolo e facile passaggio di arrampicata.



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
3 ore circa
5 ore
10.5 km

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