Valle Divedro
Pizzo Valgrande
Passato S. Domenico, si raggiunge la località Ponte Campo (1320m) dove un ampio spiazzo permette di parcheggiare l'auto.

Era da tanto tempo che con Flavia e Dasy :-) si programmava un'uscita nelle zone dell'alpe Veglia, e finalmente il fatidico giorno è arrivato. Giunti a Ponte Campo il parcheggio è già bello stracolmo di auto, e nel giro di pochi minuti ne sopraggiungono delle altre, e per noi che non amiamo molto la confusione, la situazione non è molto incoraggiante. Ma si sa che la maggior parte delle persone sale poi diretta all'alpe Veglia, mentre noi abbiamo tutt'altro programma, quindi... è solo questione di pochi minuti e pochi passi, e poi saremo soli. Lasciata l'auto cominciamo ad incamminarci verso l'agriturismo, per poi imboccare un tratto di sentiero che poco più sopra, va a congiungersi con la strada di servizio all'alpe Veglia. E proprio in questo tratto, poco prima di metter piede sulla gippabile, notiamo un fuoristrada dei guardiaparco in fase di discesa, un tizio scende a sollevare la sbarra, poi si volta verso di noi e... ma sì, è lui, è proprio Mauro, un amico che sia io che Flavia, abbiamo conosciuto tramite Facebook., e che per la prima volta incontriamo di persona.. La gioia è davvero tanta, ci fermiamo a scambiare qualche piacevole chiacchiera con lui, poi, visto che il dovere chiama sia noi che lui, scattiamo una foto insieme, ci salutiamo, e felici come due pasque riprendiamo a salire imboccando la gippabile per l'alpe Vallè. Tratti panoramici si alternano a tratti completamente immersi nel bosco, fino a sbucare, dopo circa un'ora di cammino, nei verdi prati dell'alpe Vallè.
Fa caldo, molto caldo, ma in compenso la giornata è davvero spettacolare, il cielo è azzurrissimo e non c'è manco una nuvoletta bianca. Sostiamo qualche minuto alla fontana dell'alpe per far dissetare Dasy e darci una rinfrescatina, poi, tralasciando il percorso basso per il Lago d'Avino, più agevole, ma anche decisamente più lungo, saliamo ancora un tratto di strada sterrata fino a giungere all'altezza di una baita, dove troviamo altri cartelli che indicano la via da seguire per il Lago d'Avino attraverso il sentiero dei "Balmitt". Dopo un breve traverso tra prati e piccoli larici, iniziamo ad inerpicarci su per un canalone erboso un po' infestato dall'erba alta, ma soprattutto alquanto ripido, e col sole a picco sopra le nostre teste e un bel po' di gradi sopra lo zero, fatica e sudore non si fanno certo attendere. Ma passo dopo passo ne guadagnamo sommità, ed ecco di fronte a noi un bel passaggio aereo ed esposto, solo in parte attrezzato. Diciamo pure che fa più impressione a vederlo che a farlo, visto che per la maggior parte è sufficientemente largo e ci sono funi d'acciaio a cui potersi aggrappare. Superato questo tratto, ora finalmente le pendenze si addolciscono e si procede per un breve tragitto all'ombra di qualche larice fino ad incrociare il sentiero basso che sale anch'esso dal Vallè, consigliato agli escursionisti meno esperti e a chi soffre di vertigini.
Una sosta per sgranocchiare qualcosa e dissetarci un po' è d'obbligo, poi via di nuovo seguendo il sentiero che si snoda nel vallone di Drozina... il Pizzo Valgrande è proprio sopra le nostre teste, con le sue pareti aspre e rocciose, ma abbiamo ancora molta strada da fare. Dopo un tratto tra verdi prati ricchi di fioriture, il sentiero piega a sinistra fino a portarsi sul filo di cresta, da dove possiamo rivedere a picco sotto di noi l'alpe Vallè e tutta la vallata chiusa dal Monte Teggiolo e dai passi delle Possette e delle Balmelle, mentre alle nostre spalle Diei, Cistella ed Helsenhorn si ergono imponenti. Manca poco al Passo del Croso, ma il caldo e la stanchezza cominciano a farsi sentire, e aggiungiamoci pure anche la fame... ma passettin passettini, eccoci finalmente al valico quotato 2395m, dove un cartello ci informa che siamo 1700m sopra la galleria del Sempione.
Bene... è mezzogiorno passato, Dasy sembra affaticata e noi due pure, in più i nostri stomaci reclamano, e così, ci accampiamo all'ombra di un grosso masso e... si mangia! Nel frattempo sopraggiungono altri tre escursionisti, gli unici incontrati in tutto il tragitto dal bivio per l'alpe Vallè fino all'alpe Veglia, che dopo aver scambiato quattro chiacchiere con noi, proseguono per il loro percorso. Noi invece ce la prendiamo comoda, e dopo esserci ben rilassati e rifocillati, scattiamo una foto ricordo e riprendiamo a salire seguendo i numerosi paletti segnavia. Di lì a poco avvistiamo un laghettino, e sopra di esso la nostra meta. Scendiamo sulle rive del lago dove Dasy ne approfitta per una bevuta, poi su percorso libero cominciamo a salire puntando alla vetta. La sosta al Passo del Croso è stata alquanto rigenerante, tant'è che senza troppa fatica e in men che non si dica, ci ritroviamo in cima al Pizzo Valgrande (2529m) da dove si ha uno splendido colpo d'occhio sulle cime che fanno da cornice all'alpe Veglia, e non solo quelle, e sulla valle Divedro a picco (nel vero senso della parola) sotto di noi.
Sosta di mezz'oretta circa, poi foto ricordo (peccato non ci sia un libro di vetta dove poter lasciare le nostre firme e i nostri pensieri) e via che iniziamo a scendere. Sotto la cima troviamo un sentierino che sembra dirigersi verso il laghetto da cui siamo saliti, lo seguiamo, e una volta giunti al lago, proseguiamo fino a ritrovare i numerosi paletti segnavia, che facendoci attraversare immense distese di prati verdi, ci accompagnano fino alla diga del Lago d'Avino. Siamo felici e soddisfatti per come sta andando la giornata, ma le gambe cominciano a reclamare i metri di dislivello fatti fin qui, e così, di fronte alla scelta di scendere per la direttissima o per il sentiero più lungo, ma più clemente, che passa per i laghetti delle streghe, maghi e fate, optiamo per quest'ultimo.
Passiamo un breve tratto tra grossi massi e pietre di diverse dimensioni, proprio sotto la parete del Monte Leone, poi giù tra prati verdi fino ad immergerci in un fresco bosco di larici, che dopo il caldo patito per tutta la giornata, è una vera e propria libidine,,, poi come d'incanto, ecco pochi metri sotto di noi lo splendido specchio d'acqua del Lago della Streghe. Effettuiamo una breve sosta per fotografare da più punti il bel laghetto e giocare un po' coi riflessi che si compongono sulle sue limpide e calme acque, dopo di che, riprendiamo il nostro cammino passando per altri due laghetti, quello dei maghi e quello delle fate, e infine eccoci alle case dei Padri Rosminiani dove speravamo di incontrare l'amico Gregorio, che purtroppo non c'é.. peccato! Ultima sosta della giornata, nella speranza che da un momento all'altro sbuchi fuori da dietro l'angolo di casa, ma nulla da fare... non arriva, il sole sta tramontando e per noi si sta facendo tardi. Peccato, speriamo in una prossima volta! Rimettiamo gli zaini in spalla e via che ripartiamo, dirigendoci verso Cianciavero perchè è nostra intenzione andare a vedere anche le marmitte dei giganti. Giunti a Cianciavero, imbocchiamo il sentiero che in circa 15 minuti ci porta alle marmitte... il tempo di qualche foto e poi di nuovo in cammino, questa volta verso valle, dove arriviamo giusto in tempo per rivedere la nostra meta illuminata dalle ultime luci della sera. Poi stanchi, e non poco, ma felici felici e ancora felici, ci rimettiamo in viaggio verso casa.



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
3 ore e 45 minuti circa
7 ore e 15 minuti circa
20.5 km

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