Val Formazza
Rifugio 3A
Risalire tutta la val Formazza seguendo le indicazioni per la cascata del Toce. Arrivati alla cascata, proseguire in direzione di Riale, attraversare il paese e arrivare fino alla diga del lago di Morasco. (1815m).

Finalmente, dopo un paio d'anni che ci proviamo, io e Chicca riusciamo ad organizzare questo giro in alta val Formazza con l'amico Mario (www.magat.it). Arriviamo al luogo della partenza quando il lago di Morasco ancora dorme sonni profondi, mentre le prime luci dell'alba creano splendidi riflessi sulle sue acque. Chicca è impaziente, e mentre attende i nostri preparativi, scruta e studia il percorso che dovremo fare. Scendiamo in direzione del torrente, poi cominciamo a risalire il ripido sentiero che in breve ci fa guadagnare quota, poi un bel traverso e siamo al baitello Zum Stock, dove veniamo accolti da un numero spropositato di pecore e capre. Mai viste così tante in una sola volta! :-) Dopo aver ascoltato un concerto in do minore, e anche maggiore, offertoci da tutti questi simpatici animali, riprendiamo il nostro cammino, passiamo a lato del baitello e scendiamo in direzione del Rio del Sabbione, poi un tratto di facile pietraia subito seguito da un bel sentiero tra prati verdi, a volte un po' ripido, e... siamo al Rifugio Mores. Il lago dei Sabbioni sotto di noi è stupendo, ma purtroppo la vista sull'Arbola e Hohsandhorn è un po' guastata da giganteschi nuvoloni... peccato! Ma la giornata è solo all'inizio, e la salita a metà circa... chissà, magari più tardi si faranno vedere. Tanta fatica per salire e ora ci tocca perdere una cinquantina di metri per scendere e attraversare l'imponente diga... una sosta al centro per riguardare parte della valle che abbiamo risalito e l'immenso lago è d'obbligo! Guadagnamo così la sponda opposta del lago, sinistra orografica per intenderci, e percorriamo un bel tratto di sentiero quasi pianeggiante che ci dà modo di riprendere fiato e rilassare i muscoli, mentre l'attenzione di Chicca è attirata da numerosi animaletti marroncini (marmotte) che alla nostra vista fuggono a destra e sinistra alla ricerca della loro tana. Ma la tregua dura poco... ben presto si ricomincia a salire, fino ad un altro tratto pianeggiante dove troviamo indicazioni per il rifugio 3A. A questo punto ci si presentano due opportunità: proseguire diritti fino al rifugio Claudio e Bruno per poi seguire un sentiero con pendenze più dolci fino al 3A, oppure imboccare la direttissima con pendenze decisamente più importanti e salire dritti al rifugio. Salire per salire, optiamo per la direttissima, che all'inizio sale abbastanza dolcemente in ambiente quasi lunare, poi però.... quota e pendenza cominciano a farsi sentire e ci costringono a qualche breve sosta tecnica sotto lo sguardo attento di alcune marmotte che popolano i prati attorno a noi. Nel frattempo l'Hohsandhorn, dopo una lunga e dura lotta con le nuvole, riesce ad averla vinta e finalmente possiamo vederne la sua vetta, mentre per l'Arbola dobbiamo attendere ancora un poco. Sali sali, pompa pompa, ecco finalmente il 3A avvicinarsi, ancora un tratto di sentiero per fortuna meno ripido, un passaggino tra roccette e siamo arrivati. (2922m, quota indicata sulle carte e rilevata dal GPS... 2960m, quota indicata all'esterno del rifugio... qual è quella giusta?). Il colpo d'occhio che si ha sul Lago dei Sabbioni a picco sotto di noi è davvero notevole, ed è la prima volta che arrivo in questo posto e non soffia un vento insopportabile. Andiamo a dare un'occhiata al percorso che dovremo affrontare in discesa... pietre e solo pietre, e il ghiacciaio del Sidel dov'è finito? Mentre io e Chicca prendiamo posto all'esterno del rifugio e ci godiamo lo splendido panorama, Mario decide di salire ancora qualche metro per raggiungere quota 3000m, poi tornato alla base ci godiamo tutti assieme un po' di meritato riposo e... si mangia. Che pace, e che tranquillità... sono questi i momenti in cui uno riesce veramente a godersi la montagna e anche se può sembrare assurdo, a gioire della fatica fatta! Dopo una lunga pausa, consapevoli della lunghezza del percorso di discesa, scattiamo una foto ricordo e riprendiamo il cammino. Il tratto iniziale è ripido e insidioso a causa del terreno umido e franoso, Chicca però con le sue quattro zampe motrici se la cava molto meglio di noi e subito si lancia in una chiazza di neve... a quanto pare tutto quel che rimane del ghiacciaio perchè davanti a noi pietre, pietre e solo pietre! Seguiamo un'ipotetica traccia delimitata di tanto in tanto da qualche ometto... il rifugio 3A pian piano si allontana, mentre noi ci avviciniamo sempre più a placconate rocciose che ci impensieriscono un po'. Scendiamo e attraversiamo così quel poco che rimane del ghiacciaio per portarci sul versante opposto, dove il passaggio sembra più agevole. Si fa per dire... pietre, fango, ghiaccio e voragini enormi... tutt'altro che agevole. Notiamo alle nostre spalle una persona che scende in solitaria, e decidiamo di fermarci un attimo per aspettarla. Conosciamo e facciamo amicizia così con Marianna, con cui affrontiamo e superiamo il tratto terminale del ghiacciaio, o meglio... "il ghiacciaio", perchè è tutto quel che ne rimane... pietre ed enormi crepacci. Poi finalmente eccoci su sentiero e in breve in vista del Piano dei Camosci e del Lago dei Sabbioni. Scendiamo ed attraversiamo l'immenso pianoro, passiamo sotto il Rifugio Città di Busto e in prossimità di un torrente Chicca, e non solo lei, vi si precipita dentro per dissetarsi e rinfrescarsi. Decisamente più freschi e pimpanti (si fa per dire!) riprendiamo il cammino e in breve ecco comparire ai nostri piedi l'immensa piana di Bettelmatt. Scendiamo decisi lungo il ripido sentiero, per poi recarci dritti all'alpe e acquistare il famoso formaggio Bettelmatt. La delusione è in agguato però... niente formaggio. In Italia succede anche questo... può capitare di arrivare all'alpe Bettelmatt, dove fanno il formaggio Bettelmatt, e scoprire che non c'è il formaggio, semplicemente perchè lo portano tutto a valle per venderlo! Amareggiati riprendiamo il nostro cammino, attraversiamo la piana dove simpatiche mucche (proprio quelle che producono il latte per il formaggio) pascolano nelle immense distese di prati verdi, mentre Chicca si diverte a giocare in una pozza d'acqua contornata da eriofori, poi attraversiamo il torrente, un'ultima occhiata alla piana ed eccoci in vista del Lago di Morasco, dove giungiamo stanchi, decisamente soddisfatti, però senza formaggio!!!
La discesa dal Rifugio 3A lungo l'ormai inesistente ghiacciaio del Sidel (almeno così è in questo periodo) è da fare con molta cautela. Si scende su pietraia instabile, e nel tratto terminale su ghiaccio ricoperto di fango e detriti, con a fianco crepacci aperti e profondi. Noi avevamo i ramponcini e un cordino nello zaino pronti per essere usati, ma oggi non sono serviti. Chi decidesse di cimentarsi prossimamente lungo questo percorso, faccia molta attenzione, anche perchè la situazione potrebbe mutare in meglio o in peggio a seconda delle condizioni meteo.


Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
3 ore e 15 minuti circa
5 ore e 15 minuti circa
14 km

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