![]() |
||||||||||||
|
Val Formazza
|
||||||||||||
|
Laghi Boden
|
||||||||||||
|
Risalire tutta la val Formazza seguendo le indicazioni per la cascata del Toce. Arrivati alla cascata, neve permettendo, continuare fino ad un ampio parcheggio dove d'inverno solitamente la strada finisce. (1740m)
Arriviamo a Riale di buon mattino, il sole ancora dorme dietro le montagne, fa freddo, ma non c'è vento, c'è poca gente, e il cielo è azzurro come non mai. Entusiasti di tutto ciò, svolgiamo in fretta e furia i preparativi per la gita e partiamo con le ciaspole già ai piedi, attraversiamo un bel ponticello dove la neve supera l'altezza dei parapetti, uno sguardo alla bella chiesetta di Riale e alle nostre spalle dove guardiamo con un po' di invidia il monte Giove già illuminato dal sole, e via che iniziamo a salire seguendo la strada battuta dal gatto e dalle motoslitte in direzione del rifugio Maria Luisa. La neve è davvero tanta e anche fresca, impossibile salire al di fuori del tracciato battuto, e così siamo costretti a percorrere per intero tutta la strada. Poco male... se è vero che così facendo si allungano tempi e percorso, è altrettanto vero che si sale più dolcemente e con minor fatica. Alzandoci di quota ecco comparire in fondo alla valle il Lago di Morasco completamente ghiacciato, passiamo a fianco di una baita, o meglio, di quel che ne resta, mentre Riale con la sua chiesetta diventando sempre più piccoli. Procediamo spediti lungo la strada, anche perchè siamo ancora all'ombra e fa decisamente freddo, poi cammina cammina eccoci finalmente baciati dal sole, e una sosta per scattare qualche foto e per far riposare un po' Chicca è d'obbligo. Siamo quasi al termine del primo tratto di salita, affrontiamo gli ultimi tornanti e prima di immetterci nella valletta che porta al rifugio Maria Luisa, ci soffermiamo un istante ad ammirare il panorama sulla vallata e sulle vette che le fanno da cornice. Bene... ora ci attende un tratto in falso piano che ci offre la possibilità di riprendere fiato e rilassare i muscoli delle gambe... davanti a noi la diga del Bacino del Toggia, mentre alle nostre spalle il gruppo dei Gemelli di Ban e Corno di Nefelgiù. Giunti nei pressi di un'isolata baita, abbandoniamo la strada principale per mantenerci a destra e... qui inizia la vera e propria salita, ma anche i dolori. In genere anche questo tratto è battuto dalle motoslitte, oggi però vi è solo un'esile traccia di qualche scialpinista passato nei giorni scorsi. Traccia ovviamente poco portante, che comincia a mettere in serie difficoltà Chicca. Fortuna oggi siamo in due, e così... io e Antonio ci organizziamo per calpestare il più possibile la neve in modo da consentire a Chicca di seguirci senza sprofondare. Accorciamo il passo e rallentiamo l'andatura, cerchiamo di comprimere più neve possibile, il sole è davanti a noi e ci riscalda a dovere, Antonio è decisamente soddisfatto, è la prima volta che vede questi luoghi in veste invernale, e una giornata migliore non la potevamo trovare. Attraversiamo un torrente che nonostante il freddo e la gran quantità di neve, riesce a sopravvivere... di tanto in tanto facciamo una sosta per dar modo a Chicca di tirare il fiato, alle nostre spalle si intuisce il Lago Castel e alla nostra sinistra quello del Toggia, poi ancora un tratto di salita, una leggera discesa ed eccoci ai Laghi del Boden, che più che vederli, bisogna intuirli. (2348m). Ora la meta che ci eravamo prefissati, la Rupe del Gesso, è lì di fronte a noi, ma visto le condizioni della neve e di Chicca, che appare decisamente provata, decido di fermarmi qui. Convinco però Antonio a proseguire, visto che tanto è questione di mezz'oretta di cammino e rimarremmo comunque a vista. E così, mentre io e Chicca ci gustiamo il panorama sulla Punta del Castel o Kastelhorn, sulle punte d'Elgio, di Val Rossa, Corni Mud e Gries, e ancora su Nefelgiù e Gemelli di Ban, Antonio prosegue deciso costeggiando il secondo lago, poi si inerpica lungo il ripido pendio e infine, eccolo giungere in vetta. Chicca lo osserva con un po' di invidia, ma d'altra parte... per me è già un successo che sia arrivata fin qui, quindi... va benissimo così. Dopo una breve pausa in vetta, Antonio ritorna sui suoi passi, affronta in direttissima il ripido pendio e in breve ritorna alla base, dove scattiamo una foto ricordo e ci mettiamo comodi a crogiolare al sole e a consumare il nostro meritato pranzo. |
||||||||||||
|
||||||||||||
|
|
||||||||||||
|
||||||||||||
|
|
||||||||||||
|
||||||||||||