Raggiunta Verbania-Intra, seguire le indicazioni per Trobaso. arrivare fino a Cambiasca e proseguire lungo la strada per la valle Intragna fino a raggiungere l'alpeggio di Gabbio, dove, poco più sopra, un ampio piazzale permette di lasciare l'auto. (1100m)
Sono le 16.30 circa di venerdì pomeriggio, quando sul varesotto iniziano a cadere i primi fiocchi di neve. All'uscita dal lavoro le strade, i campi e i tetti delle case sono già tutti bianchi, il traffico rallentato, e se da un lato sono felice di questa magia, dall'altro c'è un pensiero che mi perseguita: che fare domani? Arrivato a casa inizio il solito giro dei siti meteo... tutti promettono neve in nottata, ma un sabato di ciel sereno. Chiamo l'amico Claudio con cui ho programmato l'uscita di domani, e anche lui è molto dubbioso, ci accordiamo quindi per risentirci l'indomani e decidere se partire o meno. Sabato mattina la sveglia suona di buon ora, non nevica e il cielo sembra sereno, ma è tutto bianco, e quelle poche auto che vedo passare davanti a casa, procedono a passo d'uomo. Che fare? Poco dopo mi chiama Claudio, insieme valutiamo la situazione e decidiamo di rischiare. Saremo pazzi, forse, ma rimanere a casa per poi scoprire che su era bel tempo ci avrebbe sicuramente abbattuto moralmente, quindi... si va!
Le strade del mio paese sono tutte imbiancate, come al solito nessuno si è dato da fare per pulirle, ma si procede comunque discretamente... l'unica cosa che non capisco è come mai di solito c'è pochissimo traffico, mentre stamattina sembra che siano usciti tutti di casa per fare chissà cosa! Giunto finalmente in autostrada, beh... da qui in poi si procede tranquillamente, e anche la statale che da Verbania porta verso la Svizzera è agevole. Da Intra le strade tornano ad essere leggermente innevate, ma si procede tranquillamente fino a poco prima di Gabbio, poi... tutto bianco e le strade diventano percorribili solo con mezzi 4x4 e con gomme invernali.
Giunti al piazzale sopra il paese, l'ambiente è da favola, siamo solo noi, è tutto bianco e immacolato, il cielo leggermente velato, il sole già alto in cielo, e il termometro segna -5, ma tutto sommato non sembra far poi così freddo. Appena scesa dall'auto, Dasy si mostra subito euforica e impaziente, non vede l'ora di iniziare a camminare, e a dir la verità anche io e Claudio. Indossate le ciaspole iniziamo a salire per direttissima verso il bosco fino ad incrociare la strada che ci porterà prima a La Piazza e poi a Sunfai, due splendidi alpeggi ai piedi della nostra meta che è già davanti ai nostri occhi.
Il panorama, nonostante il cielo velato, è sublime, l'ambiente attorno è una favola tutta bianca, e a terra ci saranno una decina di cm di neve fresca che rende tutto immacolato. Attraversiamo Sunfai e poco dopo abbandoniamo il tracciato che conduce a Pian Cavallone, e iniziamo a risalire i ripidi pendii in direzione della Trecciura, bell'alpeggio, purtroppo abbandonato a se stesso e ormai tutto diroccato. Da qui in poi si comincia a fare sul serio, le pendenze aumentano, mentre fiato e lunghezza dei passi si accorciano. Claudio, molto più allenato e atletico di me, riesce a procedere con passo costante e abbastanza veloce, mentre io di tanto in tanto devo prendermi qualche pausa per tirare il fiato. Si sale per direttissima su pendenza costante, ma ripida, solo qualche breve tratto si addolcisce e permette di recuperare le energie. Intanto sotto di noi la vista sulla valle diventa sempre più bella e aperta, e tra le foschie compare il lago Maggiore.
Passo dopo passo, sosta dopo sosta, arriviamo ai piedi della vetta, che proviamo a raggirare e risalire da destra. La neve ora è più consistente, ma anche ventata e in alcuni punti ghiacciata, tant'è che gli ultimi metri che portano in cima si presentano alquanto difficili da percorrere. Le ciaspole non tengono, si scivola indietro, sotto uno strato di 20cm di neve fresca si nascondono vere e proprie lastre di ghiaccio, e a complicare ancor di più la situazione, un forte e gelido vento ci soffia contro quasi come se volesse scaraventarci giù. Picchia picchia i piedi, punta i ramponcini, e alla fine siamo in vetta (1644m).
Lo spettacolo è da 10 e lode, peccato solo la foschia che ricopre il lago Maggiore, e il vento gelido che ci costringe ad una brevissima sosta, il tempo di una serie di foto e poi via verso valle.
La discesa... dire fantastica è dire davvero troppo poco. I ripidi pendii innevati ci consentono di scendere in picchiata, quasi sciando, e facendo poca fatica... non ci sono parole per descrivere cosa si prova in quei momenti, e sia io, che Claudio e Dasy, arriviamo a La Trecciura felici come non mai. Ora però è il momento del pranzo... l'alpe, seppur diroccata, offre numerosi angolini riparati dal vento, bisogna solo cercarne uno dove si possa anche poggiare il sedere. A questo ci pensa Claudio, e... finalmente si mangia! Rimaniamo a lungo a chiacchierare e contemplare l'ambiente che ci circonda... nel frattempo ci raggiungono altri due escursionisti di cui uno proseguirà fino alla vetta, l'altro, dopo averci tentato, tornerà a farci compagnia.
E come al solito, anche se a malincuore, arriva sempre il momento di rimetterci in cammino verso valle. Rimesse le ciaspole ci ributtiamo giù a rotta di collo in direzione di Sunfai, riattraversiamo l'alpe e seguendo la strada o tagliando in neve fresca quando possibile, ritorniamo al parcheggio, più che soddisfatti della giornata.