Passato Luino, seguire le indicazioni per Maccagno. Risalire tutta la val Veddasca in direzione del confine di stato fino a giungere a Biegno (915m).
Viste le ultimissime previsioni meteo che promettevano un sabato all'insegna delle nuvole e della pioggia, decidiamo, in via del tutto eccezionale, di far slittare la nostra uscita alla domenica successiva, giornata in cui le previsioni meteo sembravano promettere sole a palla e cielo azzurrissimo. La scelta della meta, decisa un po' all'ultimo momento, cade su due montagne a me già ben note, mentre per Flavia e Denise ancora tutte da scoprire. Ma giusto per variare un po' il percorso e rendere tutto nuovo anche per me, studiamo un itinerario ad anello con partenza da Biegno, una località posta a pochi chilometri dal confine tra Italia e Svizzera.
Siamo in val Veddasca, e dopo una lunga salita ed un'infinità di curve, eccoci a Biegno, dove andiamo a posteggiare in un piccolo parcheggio nei pressi dell'imbocco della strada agro-silvo-pastorale per Cangili, che ci apprestiamo a percorrere a piedi fino al primo tornante dove ha inizio il sentiero per S. Anna. La giornata per ora si presenta con temperature primaverili, ma in cielo alcuni grossi nuvoloni nascondono le cime del Gradiccioli e del Monte Lema... speriam bene! Il sentiero, inizialmente piuttosto ampio, agevole e con dolci pendenze, attraversa un rado bosco di faggi e betulle, lasciando spazio ad ampi panorami sulla vallata e sulle cime circostanti... è un vero piacere camminare in questa tratto, e noto l'entusiasmo anche sui volti di Flavia e Denise, per non parlare poi dei due pelosoni che tanto per cambiare una ne pensano e cento ne combinano! Poco dopo il bosco si infittisce e superiamo una serie di vallette, tra cui la Valle Frigera, solcate ciascuna dal proprio corso d'acqua dove Gioy e Dasy puntualmente si dissetano. A volte troviamo qualche sporadico residuo di neve e ghiaccio, che non ci crea nessuna difficoltà, fino a giungere nell'ultimo tratto boschivo che precede il nostro arrivo a S. Anna (1342m), dove la neve diventa sempre più presente, ma grazie ad una traccia ben battuta, riusciamo ad arrivare alla chiesetta-rifugio senza indossare le ciaspole.
Per ora tutto a meraviglia, siamo in perfetto orario con la tabella di marcia, il sole alto in cielo e le temperature gradevoli invogliano ad una sosta spuntino durante la quale approfittiamo anche per visitare l'interno del rifugio, piccolo, ma molto accogliente. Leggendo i messaggi sul libro delle visite, scopriamo che chi è salito nella giornata di ieri ha scampato per un pelo un forte temporale... direi che la nostra scelta di rimandare l'uscita ad oggi è stata più che mai azzeccata.
E' il momento di proseguire, e visto lo spessore del manto nevoso, preferiamo indossare le ciaspole.. faremo sicuramente meno fatica. La salita ora si fa decisamente più ripida, ma la neve per fortuna è abbastanza portante, e così riusciamo a salire piuttosto spediti fino al termine del bosco, dove rimaniamo estasiati di fronte allo splendido panorama che si compone attorno a noi. Manca poco alla prima nostra meta, il Monte Paglione (1554m), che raggiungiamo in pochi minuti. Purtroppo la festa dura davvero poco... veniamo fin da subito investiti da un gelido venticello e poco dopo un nuvolone nasconde il sole... brrr... qui fa troppo freddo, meglio non sostare a lungo. Il tempo di scattare qualche foto e sgranocchiare qualcosa e via di nuovo verso la seconda nostra meta, il Monte Covreto, già ben visibile di fronte a noi, apparentemente lontano, ma in realtà molto più vicino di quanto si possa pensare. Percorriamo un tratto di cresta a cavallo tra la val Veddasca e il lago Maggiore, con le isole di Brissago in bella vista proprio sotto di noi, poi perdiamo leggermente quota in direzione di una palina segnavie, e poi su di nuovo seguendo la linea di cresta fino a guadagnare la sommità del Monte Covreto (1594m).
Con mia grande sorpresa (l'ultima volta che son stato qui non c'era), troviamo una croce di vetta con tanto di libro da firmare, e poi un gran bel panorama, guastato solo da qualche nuvola che nasconde il Monte Rosa e le montagne a lui vicine. La situazione vento, rispetto al Pagione, è un pelo migliore, ma il sole va e viene, e così, scattiamo una serie di foto ricordo per via di quel matterello di Gioy che non ne vuol proprio sapere di mettersi in posa, e via che iniziamo a scendere lanciandoci di corsa lungo i pendii innevati in direzione del Sasso Corbaro, poi, seguendo le indicazioni per Monterecchio, affrontiamo un traverso ben battuto fino a che la neve scompare definitivamente da sotto i nostri piedi, e così... sosta per toglierci le ciaspole. A questo punto non ci resta che seguire il sentiero ben marcato fino a portarci a Monterecchio, dove finalmente effettuiamo la nostra meritata sosta pranzo.
La temperatura mite e la piacevole compagnia invogliano a rimanere a lungo a crogiolare al sole e a gustarci la giornata, ma purtroppo il tempo passa e arriva il momento di rimetterci in cammino. Cartina e GPS alla mano, andiamo alla ricerca del sentiero che ci dovrebbe condurre a Cangili... troviamo una traccia che sembra corrispondere a quella che abbiamo sul GPS, la direzione è giusta, ma lungo il sentiero nessun segno di vernice. La seguiamo per un tratto finchè improvvisamente sparisce del tutto... gironzoliamo un po' attorno nella speranza di trovare qualche altro segno, ma nulla... il sentiero sembra proprio interrompersi definitivamente. A questo punto due sono le soluzioni: o procedere nel fitto bosco fidandosi ciecamente del GPS, ma senza nessuna certezza di cosa troveremo, oppure ritornare sui nostri passi fino a Monterecchio e da lì seguire la strada agro-silvo-pastorale che ci porterà dritti a Cangili. Dopo un breve consulto, decidiamo di andare sul sicuro e tornare indietro, e così in meno di dieci minuti siamo di nuovo a Monterecchio, scendiamo seguendo la strada sterrata fino al bivio per Cangili che raggiungiamo dopo circa mezz'oretta di cammino. Anche qui troviamo un ambiente molto carino e ben curato, e nei pressi di una chiesetta, un tavolo e delle panche sembrano invitarci ad una sosta merenda. Dopo esserci persi nuovamente in chiacchiere, ci rimettiamo in cammino e in men che non si dica siamo di ritorno a Biegno, dove concludiamo quest'altra splendida giornata.