Val Veddasca
Verso Monte Covreto
Passato Luino, seguire le indicazioni per Maccagno. Risalire tutta la val Veddasca fino ad Armio, indi imboccare la strada che porta al passo della Forcora, nota località sciistica. (1200m)

Arriviamo al passo della Forcora e siamo ben felici di trovare questo posto ancora ben innevato nonostante la primavera ormai sia già arrivata. Ma.. a quanto pare è solo un'illusione, perchè pochi passi nel bosco e la neve non c'è più. Anche Chicca mi guarda un po' sbalordita, come a volermi dire "manca qualcosa". Continuiamo a salire e raggiunta la cresta ci appare davanti a noi, ancora lontana, la nostra meta. La situazione neve migliora decisamente, ma... ben presto arriveremo a pensare che era molto meglio se non ci fosse stata. Davanti a noi nessuna traccia di escursionisti saliti nei giorni precedenti, e la neve... abbondante, ma allo stesso tempo molto molle e acquosa. Nonostante le ciaspole, si sprofonda parecchio (in alcuni punti anche oltre il ginocchio) e si procede a rilento. Dopo quasi un'ora e trenta minuti di faticoso cammino, ci appare tra i rami degli alberi l'abitato di Monterecchio, con alle spalle il monte Gradiccioli. Arriviamo alla confluenza col sentiero che sale da Monterecchio già abbastanza provati, ma la situazione sembra volgere al meglio. Sul pendio davanti a noi la neve non c'è più e così... via le ciaspole e si continua. Risaliamo il ripido pendio, aggiriamo una cimetta ed eccoci alle prese con un taglio a mezzacosta piuttosto ripido e reso insidioso dalla neve molto molle. Dopo una breve sosta a studiare il modo migliore per affrontarlo, decidiamo di provare a raggirarlo inerpicandoci su un'altura alla nostra destra riguadagnando la linea di cresta. Ora la cima è li di fronte a noi, solo un centinaio di metri di dislivello ci separano, ma.... la neve è tornata ad essere abbondante e acquosa. A poco servono le ciaspole... si sprofonda e anche abbondantemente. Chicca poi, con le sue quattro zampe prive di qualunque attrezzatura, è ancora più in difficoltà di me, e a questo punto, seppur con molto rammarico e un pizzico di rabbia, sono costretto a dire stop e rinunciare alla meta. Ritorniamo qualche passo indietro e ci fermiamo in prossimità di una piccola altura (1500m circa) che ci offre una buona visuale sul Limidario, sulla Zeda e la Marona e su tutto il comprensorio dal Tamaro al Lema. Ben evidente sotto di noi tutta la linea di cresta che molto faticosamente abbiamo percorso. Non ci resta che affondare i nostri dispiaceri nel cibo e goderci un bel sole caldo che ci regalerà a fine giornata una bella abbronzatura. Dopo un piccolo spuntino e una foto ricordo, Chicca ne approfitta per farsi un bel riposino, prima sui prati ancora secchi e poi, forse accaldata, sulla neve. In lontananza si intravede un piccolo scorcio di lago Maggiore, mentre quasi a portata di mano abbiamo il Tamaro e il Gradiccioli. Con lo zoom riusciamo a catturare un piccolo scorcio anche sul lago Delio. Nel frattempo Chicca si è svegliata e mi guarda incuriosita mentre io scatto un po' di foto. Dopo esserci lungamente riposati iniziamo la discesa, questa volta non più seguendo la linea di cresta, ma dirigendoci verso Monterecchio, che attraversiamo e visitiamo con molto interesse. Le sue baite rigorosamente in pietra e ben tenute fanno di questo alpeggio un posto davvero incantevole. Proseguiamo il nostro cammino di rientro seguendo la strada che ci condurrà dritti alla macchina. Quì la neve è sempre presente, ma... la situazione è decisamente migliore, in quanto una pista battuta da motoslitte ci permette di camminare senza troppa fatica. Chissà... forse se stamani avessimo seguito subito questo percorso, saremmo arrivati ai piedi della vetta con un'ora di anticipo e decisamente meno stanchi e... Meglio non pensarci, per oggi è andata così! Lungo il percorso di rientro passiamo a lato di un piccolo laghetto ormai in fase di disgelo, mentre sopra le nostre teste una poiana sorvola la zona alla ricerca di cibo.

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