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Risalire la valle Vigezzo fino a Druogno, dove, passato il distributore di benzina, si svolta a destra seguendo le indicazioni per Gagnone-Orcesco, dove una volta giunti, è possibile lasciare l'auto nei pressi della stazione ferroviaria della Vigezzina. (814m)
Son passati circa 13 anni da quando son salito per la prima volta sul Pizzo Ragno... mannaggia come passano gli anni! Ricordo che è stata una delle mie prime esperienze di salita senza un compagno che conoscesse l'ambiente meglio di me, che mi facesse da guida, e ricordo che è stata una delle mie più grandi soddisfazioni di quei tempi. E così oggi, un po' più esperto di quei tempi remoti e in compagnia dell'amico Antonio, eccomi qui di nuovo ad Orcesco, con zaino in spalla, scarponi ai piedi, pronto per una nuova avventura lungo questi versanti scoscesi della valle Vigezzo.
Parcheggiata l'auto nei pressi della stazione, iniziamo la nostra gita attraversando il bel paesino fino a giungere al parco giochi dove si incontrano chiare indicazioni per il Pizzo Ragno. Il primo tratto di salita si svolge lungo una bella mulattiera completamente immersi nel bosco, si sale dapprima con dolci pendenze, poi a tornanti più stretti e ripidi fino a sbucar fuori sui prati dell'alpe Motta, ormai ridotta ad un cumulo di macerie, e poco dopo eccoci all'alpe Campra, che ancora dorme.
La nostra meta è lì, sopra le nostre teste, che ci osserva e attende il nostro arrivo, ma... c'è ancora molta strada da fare, non siamo neppure a metà della salita. Gironzoliamo un po' per l'alpe alla ricerca di qualche bell'angolino da fotografare, poi trovati dei cartelli segnavie, riprendiamo il nostro cammino sempre seguendo un sentiero in mezzo al bosco, chiamato "Bosco Negro". Ora procediamo spediti, si sale per buona parte con dolci pendenze senza fare troppa fatica, a tratti si aprono squarci sulla sottostante valle Vigezzo, purtroppo un po' avvolta dalla foschia, poi... cammina cammina eccoci finalmente ad una radura dove incontriamo un'altra palina con altri cartelli segnavie. Siamo a quota 1600m circa, ci mancano ancora quasi 700m di dislivello, e se finora siam saliti con pendenze abbordabili che ci hanno addirittura permesso di ridere e scherzare durante il cammino, ora si comincia a fare sul serio.
Il sentiero si impenna fin da subito rompendoci il fiato e non solo, e in più il terreno è molto umido, i sassi sono viscidi e... in poche parole bisogna fare molta attenzione a dove si poggiano i piedi per non rischiare di finire col sedere per terra. Procediamo ancora per un bel pezzo seguendo la linea di cresta immersi nel bosco, a tratti si devono usare le mani per superare qualche piccola cengia rocciosa, ma nulla di particolarmente complicato, altre volte ci si deve fermare un attimo per riprendere fiato e far riposare le gambe, poi finalmente usciamo dal bosco e... eccola, la croce di vetta ora è proprio a picco sopra le nostre teste, ma ci aspettano ancora circa 300m di salita. E proprio in questo punto vengo colto da una crisi di carenza di zuccheri... le forze mi vengono a mancare e le gambe cominciano a tremare... sono costretto a fermarmi qualche minuto per sgranocchiare un cioccolato e riposare un attimino.
Ma il richiamo della cima, ormai apparentemente vicina, è troppo forte, e così... riprese le forze si riparte. Guadagnamo una sorta di colletto erboso dove il sentiero vero e proprio termina... ora si procede seguendo la linea di cresta arrampicandosi un po' qua e un po' là su grossi blocchi o risalendo canalini piuttosto infidi causa roccia umida. Lungo tutto il percorso si incontrano solamente qualche segno di vernice sbiadito, quasi invisibile, e qualche ometto nei punti più strategici, per il resto si sale a intuito. La mancanza di zuccheri mi ha messo un po' a dura prova e sono costretto a stringere i denti e a procedere lentamente, ma ormai manca poco, e questo mi aiuta almeno psicologicamente.
D'un tratto dalla cresta rocciosa si stacca un sentierino un po' aereo che punta verso una bocchetta, lo seguiamo, e una volta giunti veniamo avvolti dalle nuvole. Cavolo... proprio ora che mancano pochissimi metri!!! Ci manteniamo a destra, risaliamo l'ultimo canalino, questa volta erboso, ed eccoci in cima (2289m).
La vista non è delle migliori, almeno per quel che riguarda tutta la parte verso la val Loana e la val Grande, molto meglio invece verso le valli Vigezzo, Devero, Divedro e Sempione. Bene.. la salita è stata lunga e gli ultimi metri per me alquanto faticosi, ma ora finalmente possiamo riposare e consumare il nostro meritato pranzetto. Nonostante la nostra lunga permanenza in vetta, la situazione nuvole non sembra proprio voler migliorare... a volte si apre qualche piccolo varco che lascia intravvedere la cresta che dal Ragno prosegue verso il Togano, altre volte si intravvede qualche cima della val Grande, ma per il resto... conviene continuare a guardare verso nord dove la situazione è nettamente migliore.
Il tempo passa e anche se a malincuore, è il momento di rimetterci in cammino. Scattata la classica foto ricordo e lasciato un piccolo commento sul libro di vetta (a tal proposito... è ridotto un po' male, andrebbe sostituito), ci rimettiamo in marcia seguendo lo stesso itinerario di salita. La discesa lungo la cresta è da fare sempre con le dovute cautele e attenzioni, ma.. le rocce sono abbastanza asciutte e non si presentano particolari difficoltà.
Riguadagnata la cresta boschiva invece... qui le difficoltà paradossalmente aumentano, seppure il percorso si svolge lungo un sentiero ben evidente e pulito. Ma sono la forte pendenza e soprattutto l'umidità del terreno a metterci un po' in crisi... poggiare i piedi sui sassi è impensabile, sono viscidi, è come avere delle saponette sotto gli scarponi, di conseguenza siamo costretti a cercare di raggirarli, quando possibile, e scendere con molta cautela pesando più sui bastoncini che sulle gambe, insomma... diciamo la verità... questa montagna, almeno nelle condizioni di oggi, è sicuramente più facile da salire che da scendere. Ma alla fine riusciamo ad arrivare indenni al termine della cresta, dove riagganciamo il bel sentiero che ci riporta fino all'alpe Campra dove il sole sta già tramontando, poi seguendo la bella mulattiera che scende in valle, ritorniamo ad Orcesco, giusto in tempo per veder passare il trenino delle Centovalli... bella gita, lunga, faticosa, ma decisamente appagante.
La salita al Pizzo Ragno da questo versante è da considerarsi solo per Escursionisti Esperti
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