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Val Vigezzo
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La Cima e Testa del Mater
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Risalire la valle Vigezzo fino a Malesco. Entrare nel centro del paese e proseguire in direzione Finero, Cannobio. Appena fuori dal paese, imboccare la strada per la valle Loana, risalire tutta la valle fino alla Cappella del Sasso Broglio, dove poco dopo, sulla sinistra, si inerpica un sentiero per l'Alpe Cortino.
Lasciata l'auto nei pressi di uno spiazzo proprio sotto l'imbocco del sentiero per l'alpe Cortino (1200m circa), iniziamo a salire tra stupendi boschi di faggi. (attenzione: non vi è nessun cartello indicatore... nel dubbio si può anche seguire la gippabile che si snoda a sinistra, poco dopo la Cappella del Sasso Broglio). Chicca è entusiasta e come al solito mi precede... nel bosco la nostra attenzione viene attirata da due esemplari di faggi secolari aggrovigliati tra loro, e alzandoci di quota, ecco comparire tra i rami degli alberi la Val Basso che sta per essere baciata dal sole. Passiamo a fianco di un'isolata baita da dove scorgiamo in lontananza la Val Loana contornata da mille colori, poi ancora un bel tratto di sentiero fino ad incrociare la gippabile. La percorriamo per un brevissimo tratto in discesa, per poi riprendere di nuovo a salire lungo il vecchio sentiero fino a sbucare nei prati dell'alpe Cortino. Da qui si ha uno splendido colpo d'occhio sul Monte Leone (al quale dedichiamo una foto con lo zoom), sulle cime della Val Vigezzo e sul Pizzo Ragno. Risaliamo gli immensi pratoni dell'alpe fino a raggiungerne la sommità, dove sorgono stupende baite, poi proseguiamo seguendo il sentiero che si snoda sulla destra rituffandoci nuovamente in splendidi boschi di faggi. La salita ora si fa decisamente più ripida e di tanto in tanto siamo costretti a fare qualche breve sosta tecnica per riprender fiato. Dopo i faggi, ecco far comparsa i larici, ed ecco che le pendenze aumentano spropositatamente. Chicca sembra proprio in gran forma e procede a passo spedito verso l'antecima, anche perchè pare aver sentito l'odore di qualche animale. Un ultimo sforzo, ed eccoci finalmente al sole e in vista della nostra prima meta (La Cima) che in breve raggiungiamo (1810m). Il panorama da quassù è davvero superbo... individuiamo il Trittico del Sempione e il Monte Leone, dietro la Costa Nera ecco far capolino l'imponente Monte Rosa, ai nostri piedi la Val Vigezzo e le Centovalli, e poi ancora tante montagne avvolte dalla foschia e le Rocce del Gridone col Limidario. E per concludere, vicinissimo a noi la Testa del Mater, che sembra alquanto invitante. E così scattiamo una foto di vetta e riprendiamo il nostro cammino, scendiamo qualche decina di metri, un breve traverso tra prati e roccette, ed ecco che siamo ai piedi della Testa del Mater che in breve raggiungiamo (1846m) Da qui si ha un bella vista su Marsicce, Cimone di Cortechiuso e Cima della Laurasca imbiancati di neve fresca, sul Pizzo Stagno, la Bocchetta di Cavalla e il Moncucco e sulla Cima appena lasciata. Scattata la foto di vetta, ci mettiamo comodi a crogiolare al sole e rifocillarci, e tra un boccone e l'altro, proviamo a studiare un percorso alternativo per la discesa. Dopo esserci ben riposati, riaffardelliamo lo zaino e ci rimettiamo in cammino. Scendiamo seguendo la linea di cresta opposta a quella di salita, e giunti nei pressi di una bocchetta, andiamo alla ricerca di un sentiero segnato sulla nostra carta che dovrebbe farci scendere per direttissima a Fondo Li Gabbi. Cerca cerca, ma il sentiero non si trova... forse abbiamo sbagliato qualcosa o forse sono anni che nessuno più lo percorre ed è stato inghiottito da erbacce e ontanelli. O forse è più avanti, e così proseguiamo per un altro tratto lungo la linea di cresta. Ma cammina cammina, cerca cerca, e del sentiero nessuna traccia. A questo punto dobbiamo fare una scelta: o seguire tutta la linea di cresta fino alla Forcola dove so per certo che esiste un sentiero che scende in valle, o tornare indietro. Visto che ormai siamo già quasi a metà strada, (o per lo meno questo è ciò che credevo) decido di andare avanti. Poco dopo alcune roccette e grossi blocchi ci sbarrano il passaggio, mettendo in difficoltà Chicca. Ma alla fine riusciamo ad individuare una via alternativa accessibile anche a lei e così possiamo proseguire. A picco sotto di noi già si intravede la Val Loana, ma c'è ancora molta strada da percorrere. Dopo un lungo e aereo traverso in cresta, eccoci finalmente sopra La Forcola. Qui il sentiero piomba giù a picco nel vero senso della parola, alternandosi tra roccette e tratti erbosi. Il mio pensiero è per Chicca... chissà se ce la farà a scendere!? Con molta cautela e facendo bene attenzione a dove mettiamo i piedi (alcuni tratti sono un poco esposti) riusciamo ad arrivare alla Forcola, dove tiriamo un bel sospiro di sollievo e imbocchiamo il sentiero che per direttissima ci condurrà in val Loana. Dapprima si scende attraverso boschi di larici dorati, poi tra faggi ormai spogliati delle proprie foglie. Ed è proprio in questo tratto che i ruoli si invertono: se prima era Chicca ad avere difficoltà nel muoversi sulle roccette, ora sono io che devo fare i conti con un sentiero ripido e completamente ricoperto di foglie, mentre lei, con quattro zampe motrici, scende in scioltezza e sembra quasi divertirsi. Ma alla fine eccoci tutte e due sani e salvi alle Fornaci... ora non ci resta che seguire la strada sterrata che attraversa tutta la valle fino a giungere a Fondo Li Gabbi. Una breve sosta ad ammirare la vallata e le belle baite che le fanno da contorno, poi per strada asfaltata facciamo ritorno all'auto, soddisfatti della splendida giornata vissuta. |
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