Valle Spluga
Piz Spadolazzo
Percorrere l'autostrada Svizzera in direzione San Bernardino, oltrepassare il tunnel ed uscire a Splügen. Da qui, proseguire in direzione dello Splügenpass, superare la dogana entrando così in territorio italiano. Scendere qualche centinaia di metri fino a raggiungere prima Monte Spluga e poi Suretta, sulle rive del lago di Monte Spluga, dove si posteggia l'auto. (1906m)

Oggi, sia io che Flavia avevamo una gran voglia di andare a scoprire posti nuovi, nuove valli e nuove cime. Decidiamo così di recarci in valle Spluga chiamata anche Val San Giacomo o "val di Giüst" dai locali, in quanto in passato non furono mai confinati qui i malfattori, e di provare a salire il Pizzo Spadolazzo o "Mut Spadulàz" (termine dialettale). Giunti sul posto, rimaniamo estasiati dall'ambiente che ci circonda, che non conosciamo per nulla, tant'è che ci risulta alquanto difficile, per ora, dare un nome alle cime che ci sovrastano, ma è solo questione di tempo e di pazienza. Siamo a 1900m di altitudine, e nonostante sia il primo di ottobre, e siano le 9 del mattino, fa caldo... del resto le previsioni meteo per oggi promettevano sole a palla e temperature al di sopra della norma.
Dopo le ormai consuete peripezie durante i preparativi per tenere a bada i soliti due pelosoni esagitati, iniziamo finalmente a salire seguendo le indicazioni per il rifugio Bertacchi. Il primo tratto di salita si svolge lungo una strada sterrata di servizio alle alpi superiori, con splendida vista sul paese Monte Spluga e l'omonimo lago, che con le sue acque limpide e calme, ci regala splendidi riflessi da immortalare con le nostre macchine fotografiche. Dopo una mezz'oretta di cammino, o poco più, arriviamo ad un bivio, dove abbandoniamo la strada ed imbocchiamo il sentiero indicato per il rifugio, che compiendo un ampio circolo e mantenendosi in quota, ci condurrà alla prima nostra meta. Si cammina piacevolmente, anche se questo lungo avvicinamento ci fa da subito intuire che la giornata di oggi non sarà per nulla breve. Sotto di noi appare Madesimo, avvolto un po' dalle foschie mattutine della valle, mentre alle nostre spalle spuntano il Piz di Pian e il Pizzo Ferrè col suo ghiacciaio. In alcuni tratti un po' scoscesi sono state posizionate delle catene, che con una giornata come quella di oggi in cui il terreno è perfettamente asciutto, non servono per nulla. Dopo aver compiuto questo ampio giro, eccoci finalmente in vista del rifugio Bertacchi, e con esso lo splendido lago d'Emet (2144m).
Qui ci soffermiamo qualche minuto ad ammirare lo splendido laghetto, dalle acque scure e calme in cui vi si riflette l'ambiente che lo circonda. Il rifugio è sull'altra sponda, ma preferiamo lasciarlo là e proseguire lungo il nostro itinerario. Continuiamo così a seguire il sentiero marcato mantenendoci sulla sponda sinistra del lago in direzione di alcune cascine... pochi passi, un'occhiata al GPS, e mi accorgo che la traccia scaricata e precaricata nei giorni precedenti, pubblicata su internet, svolta a sinistra lungo un ripido pendio erboso e roccioso. Ci fermiamo un istante per studiare la situazione, e mentre Flavia scruta il pendio alla ricerca di qualche segno di sentiero, io consulto la cartina. Un mio piccolo errore di valutazione, unito all'avvistamento di alcuni ometti e alla traccia GPS, ci induce ad abbandonare il sentiero ufficiale ed iniziare ad inerpicarci lungo i fianchi erbosi e rocciosi della montagna alla ricerca di sporadici ometti che dove conducano poi non l'abbiamo ben capito. Dopo aver quindi pascolato un po', finalmente riusciamo a raggiungere il laghetto a quota 2275m, dove incrociamo un'autostrada. Cartina alla mano, riconosco il mio errore di valutazione, sarebbe bastato seguire il sentiero marcato in direzione del Pass da Niemet e avremmo incrociato di sicuro la deviazione per lo Spadolazzo, e invece...!!! Morale della favola: meglio non affidarsi mai troppo ciecamente alle tracce che si scaricano da internet, ma valutare sempre il percorso in base alle proprie capacità ed esperienza e ragionare con la propria testa. Di contro: chi pubblica le tracce, forse dovrebbe farlo con un po' più di responsabilità ed attenzione, e magari segnalare eventuali errori o deviazioni fuori percorso!
Aperta e chiusa la parentesi, ritorniamo a noi. Giunti al laghetto ci fermiamo per uno spuntino, poi via di nuovo, questa volta seguendo il sentiero segnato fino ad un bivio, dove ci manteniamo a sinistra risalendo i ripidi, ma che dico ripidi, ripidissimi versanti della montagna. Dasy e Gioy, oggi in gran forma, ci precedono e salgono spediti, mentre io e Flavia invece rallentiamo un po' il passo e dobbiamo fermarci spesso per riprendere fiato. La cima ancor non si vede, e dopo una mezz'oretta di cammino, finalmente un po' di piano (si fa per dire) ed ecco che avvistiamo sotto di noi alcuni laghetti senza nome. L'ambiente che ci circonda è splendido, complice la giornata di sole e il cielo terso, ma la stanchezza comincia a farsi sentire. Proseguiamo sempre seguendo il sentiero marcato che punta in direzione di una cresta pietrosa, lunga, ripida, dove i due pelosoni continuano a precederci dimostrandoci di sapersela cavare splendidamente anche su questo terreno sicuramente poco adatto a loro, e finalmente ecco la croce di vetta comparire sopra le nostre teste. Raggiunto il filo di cresta terminale, in alcuni punti un po' a strapiombo sul versante italiano, non ci resta che seguirlo e... finalmente siamo vetta! (2722m).
Qui vi troviamo un solo escursionista che è già pronto a scendere, giusto il tempo di un saluto e poi... la cima è tutta nostra, invogliandoci ad una prolungata sosta, anche perchè fa caldino e si sta davvero bene. Dopo aver svolto tutte le "attività" di vetta, ci rimettiamo in cammino verso valle. o meglio, verso la seconda cima, in quanto credo, e anche come riportato sulle Carte Nazionali, che questa montagna abbia due cime, una a 2722m e l'altra a 2720. Dopo aver percorso il filo di cresta e guadagnato il secondo omone di vetta, da dove si ha un'ampia veduta sul Surettahorn e sul lai Ghiacciato, iniziamo la discesa verso il Pass di Lai Ner, già ben visibile sotto di noi. Ora si scende su terreno ripido, pietroso ed instabile, e dopo circa quindici minuti eccoci al passo (2312m).
Da qui, sempre seguendo il sentiero marcato, scendiamo in direzione del lago Nero, già ben visibile a picco sotto di noi, con il suo colore scuro e bluastro dove il sole vi si rispecchia dentro. Anche in questo tratto il sentiero scende ripido, a volte anche tra grosse pietre, e in più la stanchezza comincia a farsi sentire, senza contare che siamo rimasti senza scorta d'acqua. Giungiamo dopo una mezz'oretta circa sulle rive del lago, dove ci soffermiamo a darci una rinfrescata e riposarci un po', poi, costeggiando la sua riva di destra, andiamo ad imboccare il sentiero che ci riporterà a valle. Una presa d'acqua ci consente finalmente di riempire le borracce e smorzare la nostra sete, poi via verso valle. Il sentiero ora scende con una pendenza decisamente più umana, ma è lungo e le nostre gambe ormai stanche rendono il tutto ancor più faticoso, ma alla fine, cammina cammina, eccoci finalmente sulle rive del lago di Monte Spluga, e dopo aver percorso un centinaio di metri ai bordi della strada statale, siamo alla macchina.
Giornata lunga e faticosa, forse anche per via del caldo che non ci aspettavamo e dell'assenza di acqua per buona parte del percorso, ma... ne è valsa sicuramente la pena.



Tempo di salita
Tempo totale intero giro
Lunghezza percorso
3 ora e 30 minuti
5 ore e 30 minuti circa
11.5 km

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